
27 GEN, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La Federal Reserve si avvicina alla riunione di gennaio in un contesto macroeconomico complesso, in cui solidità della crescita e inflazione ancora elevata convivono con segnali di rallentamento del mercato del lavoro. Dopo i tagli cumulati dei tassi nella seconda metà del 2025, l’attenzione degli investitori si concentra ora sulla capacità della Fed di mantenere una linea prudente e indipendente, in un momento in cui anche la futura leadership dell’istituto torna sotto i riflettori.
Secondo François Rimeu, Senior Strategist di Crédit Mutuel Asset Management, la riunione di gennaio non dovrebbe riservare sorprese sul fronte della politica monetaria. L’economia statunitense continua infatti a mostrare una buona tenuta, mentre l’inflazione resta al di sopra dell’obiettivo della banca centrale. Come sottolinea Rimeu, “la crescita economica rimane solida e il tasso di disoccupazione è ancora basso, mentre l’inflazione continua a rimanere al di sopra dell’obiettivo del 2%”. In questo contesto, l’esperto prevede che il tasso sui federal funds resti nella fascia 3,50%-3,75%, “un livello che si colloca nella parte alta della zona neutra, in linea con le ultime proiezioni di dicembre”.
Rimeu aggiunge che il linguaggio della Fed dovrebbe rimanere prudente e dipendente dai dati, pur con un possibile aggiustamento sul fronte occupazionale: “prevediamo tuttavia che venga eliminato il riferimento all’aumento dei rischi al ribasso legati all’occupazione, coerentemente con una maggiore stabilità del mercato del lavoro”. A suo avviso, Jerome Powell adotterà un tono flessibile, poiché “la resilienza dell’economia si contrappone agli indicatori meno netti sul mercato del lavoro”, rafforzando l’ipotesi di una pausa prolungata prima di nuovi interventi.
Una visione simile emerge dall’analisi di Christian Scherrmann, Chief U.S. Economist di DWS, che evidenzia come le aspettative di una pausa nei tagli dei tassi siano ormai consolidate dopo le recenti comunicazioni della Fed. Scherrmann osserva che “il tasso di disoccupazione, pari al 4,4% a dicembre, indica che il mercato del lavoro resta vicino alla piena occupazione — forse con una leggera tendenza al rallentamento”. Anche la dinamica dell’occupazione, pur più debole, non giustifica per ora un allentamento immediato: “la creazione di nuovi posti di lavoro ha registrato una media di circa 50mila unità nel 2025”.
Sul fronte dei prezzi, Scherrmann sottolinea che “l’inflazione è rimasta stabile negli ultimi mesi, attestandosi intorno al 2,8%” e che, al netto dell’effetto temporaneo dei dazi, “questo dato suggerisce che l’inflazione potrebbe in realtà essere più vicina all’obiettivo di quanto si temesse solo pochi mesi fa”. Tuttavia, l’economista invita alla cautela, ricordando che “i dati attuali sono ancora influenzati dallo shutdown del governo”, motivo per cui la Fed dovrebbe attendere prima di modificare la propria strategia.
D'altra parte, secondo la lettura degli economisti di ING James Knightley, Padhraic Garvey e Chris Turner, un taglio dei tassi nella riunione del 28 gennaio è altamente improbabile. Come spiegano, “i dati e la risoluta difesa dell'indipendenza della banca centrale da parte del presidente della Fed Powell indicano che difficilmente vedremo un taglio dei tassi il 28 gennaio”. La combinazione di crescita robusta, mercati azionari forti e inflazione sopra il target giustifica una pausa, soprattutto dopo i “tagli di 75 punti base distribuiti nelle tre riunioni precedenti”.
ING riconosce tuttavia che il mercato del lavoro mostra segnali di fragilità: “al di fuori del pubblico, del settore del tempo libero, dell’ospitalità, dell’istruzione privata e della sanità, l'economia statunitense ha perso posti di lavoro in sette degli ultimi otto mesi”. Questo porta gli economisti a mantenere una previsione di ulteriori tagli nel corso dell’anno, pur con tempistiche incerte: “abbiamo ipotizzato che la Fed taglierà i tassi alle riunioni del FOMC di marzo e giugno, ma c’è il rischio che i tempi delle due sforbiciate si allunghino di tre mesi”.
Secondo ING, la politica monetaria resta ancora leggermente restrittiva e, sebbene la crescita sia solida, “ci aspettiamo che la Fed sia in grado di adottare un orientamento neutrale, visti i rischi che i dati sull'occupazione continuino a perdere slancio”. Nel complesso, la Fed appare quindi orientata a una fase di attesa, in cui decisioni future dipenderanno non solo dai dati macroeconomici, ma anche dall’evoluzione del delicato passaggio di consegne alla guida della banca centrale.