
19 OTT, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Gli italiani dedicano molta più attenzione a risparmiare che a investire: l'84% pensa regolarmente a come spendere meno, ma solo il 63% a come investire meglio i propri risparmi. È quanto emerge dal sondaggio diffuso oggi, 19 ottobre 2026, da Moneyfarm e commentato da Andrea Rocchetti, Head of Wealth della piattaforma.
L'indagine, condotta a luglio 2026 su 609 italiani bancarizzati tra i 18 e i 70 anni, analizza le emozioni che guidano le decisioni finanziarie in un Paese dove, secondo il Rapporto Fabi, le famiglie detengono oltre 1.600 miliardi di euro in conti correnti e depositi.
I risparmi vengono controllati in media 7,2 volte al mese: quasi la metà del campione lo fa almeno una volta alla settimana e il 19% ogni giorno. Quando si tratta di impiegare la liquidità, però, prevale il bisogno di sicurezza.
Il 37% si sente tranquillo nel tenere i risparmi sul conto corrente, mentre il 35% prova disagio al pensiero di poter gestire meglio il proprio patrimonio (23%) o di dover subire gli effetti dell'inflazione (12%). Un fenomeno che si inserisce nel più ampio gap tra risparmiatori e investitori in Italia.
Numeri che trovano conferma a livello nazionale: secondo l'ultimo Rapporto Fabi, le famiglie italiane detengono oltre 1.600 miliardi di euro in conti correnti e depositi, a fronte di un patrimonio finanziario complessivo che ha superato i 6.480 miliardi. Una liquidità enorme, spesso lasciata ferma per un bisogno di sicurezza più emotivo che razionale: se investiti con criterio, questi fondi potrebbero generare valore nel tempo senza sacrificare la protezione dai risch.
Andrea Rocchetti, Head of Wealth, Moneyfarm
Il 38% dichiara di non avere particolari timori verso gli investimenti. Tra gli altri prevale la paura di perdere tutto (26%), seguita dal timore di un crollo dei mercati (19%) e di ricevere consigli non adeguati (17%). Tra donne e giovani il 31% teme di perdere tutto, contro il 21% degli uomini e il 17% degli over 55.
Anche le aspettative di rendimento riflettono un approccio prudente. Tra gli over 55 prevale la propensione alla conservazione del capitale (42%), mentre il 36% dei più giovani punta a rendimenti tra il 3% e il 5%.
| Rendimento che soddisfa l'intervistato | Quota del campione |
|---|---|
| Evitare perdite | 16% |
| Recuperare l'inflazione | 18% |
| Rendimento annuo tra il 3% e il 5% | 31% |
| Rendimento annuo superiore al 5% | 13% |
La stessa cautela emerge nella previdenza complementare: secondo la Relazione COVIP 2025, oltre il 45% degli iscritti investe in comparti garantiti o obbligazionari, contro appena il 14% nei comparti azionari.
Questa cautela ha evidentemente un impatto anche sui rendimenti attesi e realizzati. Un disallineamento che vale la pena correggere, soprattutto su orizzonti di medio-lungo termine e specialmente se si ricercano rendimenti superiori all'inflazione.
Andrea Rocchetti, Head of Wealth, Moneyfarm
La prudenza riguarda anche un eventuale aumento di stipendio: solo il 4% spenderebbe subito l'intera somma aggiuntiva, mentre il 96% ne destinerebbe almeno una parte al risparmio e il 18% metterebbe da parte l'intero importo.
Secondo la Relazione COVIP 2025, gli iscritti ai fondi pensione sono 10,4 milioni, meno del 40% della forza lavoro. Per Rocchetti, il dato non si spiega solo con il timore verso gli investimenti.
Significa che più di sei lavoratori su dieci non stanno costruendo una pensione integrativa, non solo per ansia o timore verso gli investimenti, ma anche per scarsa consapevolezza dei vantaggi fiscali e contributivi, per una questione di procrastinazione nelle scelte di lungo periodo, di limitata conoscenza finanziaria o di sfiducia verso gli strumenti di investimento in generale.
Andrea Rocchetti, Head of Wealth, Moneyfarm
Nel complesso prevale un atteggiamento positivo: il 73% descrive il proprio rapporto con il denaro come sereno. Tuttavia, il 19% lo associa a un sentimento di ansia, quota che sale al 25% tra le donne e tra i 18-34enni e scende al 12% tra gli over 55.
I giovani sono anche quelli che più spesso provano senso di colpa nel lasciare il denaro fermo sul conto (33%), mentre i 35-54enni risultano i più sereni (44%) e gli over 55 i più indifferenti al tema (17%).
L'indagine conferma quanto il rapporto con il denaro e gli investimenti sia profondamente emotivo. Da un lato rappresentano sicurezza, libertà e la possibilità di costruire il proprio futuro, dall'altro continuano a generare preoccupazioni che condizionano il modo in cui risparmiamo e investiamo. Colpisce, in particolare, il divario tra l'attenzione quasi quotidiana che dedichiamo al controllo delle nostre finanze e la fatica ad affrontare il tema degli investimenti con serenità, tanto che quasi un italiano su cinque associa il denaro a un sentimento di ansia. Comprendere queste dinamiche è essenziale per aiutare le persone a sviluppare una maggiore cultura finanziaria e a trasformare l'incertezza in scelte informate, più consapevoli, a beneficio del proprio benessere futuro.
Andrea Rocchetti, Head of Wealth, Moneyfarm
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