
1 AGO, 2025
Di NS Partners

AUTORE: Giacomo Calef, country head Italy di NS Partners
Dall’inizio del 2025 ad oggi si conferma una tendenza consolidata: l’indice S&P 500, che rappresenta le maggiori aziende americane, ha registrato un rialzo dell’8%. Al netto dell’effetto cambio sull’euro, tuttavia, si osserva un ribasso del -4%. La performance è in linea con la crescita degli utili aziendali, pari al 7%, ma ciò che sorprende davvero è l’elevato rapporto prezzo/utili, ormai su livelli di euforia paragonabili a quelli dei “Nifty Fifty” degli anni Sessanta o alla bolla delle dot-com. Quando i corsi si allontanano troppo dai fondamentali, infatti, può bastare un piccolo imprevisto per innescare vendite diffuse.
Inoltre, un anno fa il consensus Bloomberg prevedeva per l’intero 2025 un progresso degli utili vicino al 14%, mentre oggi questa stima è stata rivista all’11%, lasciando quindi un potenziale margine di rialzo di altri quattro punti percentuali entro dicembre. Tuttavia, l’esperienza di aprile — con la correzione a doppia cifra in pochi giorni a causa delle tensioni sui dazi — dimostra quanto il terreno resti fragile.
Le ultime minute della Federal Reserve hanno inoltre ribadito un orientamento prudente, confermando che i tassi rimarranno elevati finché l’inflazione non tornerà stabilmente vicino al 2% e finché il mercato del lavoro mostrerà segnali di surriscaldamento, il che significa che il supporto monetario non potrà essere schierato rapidamente in caso di turbolenze, aumentando così l’esposizione a shock esterni.
Sul fronte globale gli Stati Uniti continuano comunque a dominare come motore più dinamico, con profitti che crescono più rapidamente rispetto a Europa e Asia e settori quali tecnologia e beni di consumo in prima fila, rendendo l’azionario Usa una componente essenziale di ogni portafoglio di lungo termine capace di offrire opportunità in tutte le fasi del ciclo economico. Allo stesso tempo, tuttavia, un’esposizione troppo concentrata sul mercato statunitense comporta rischi significativi quando le valutazioni sono ai massimi, ragione per cui è utile perseguire una diversificazione autentica attraverso strategie long/short a bassa volatilità, in grado di attenuare ribassi improvvisi, e valutare fondi evergreen che investono in mercati privati, sia equity sia infrastrutture, offrendo una liquidità più rapida rispetto al private equity tradizionale e riducendo la fase iniziale in cui i costi superano i ritorni (la J-Curve).
Proiettando invece l’S&P 500 al 2026, è importante ricordare che storicamente le stime di crescita degli utili vengono riviste al ribasso di circa 2–3 punti percentuali, pertanto se oggi il consensus parla di un incremento dell’11% è probabile che il dato definitivo si collochi al di sotto della doppia cifra, soprattutto in presenza di valutazioni così elevate. In uno scenario di questo tipo disporre di soluzioni alternative ben calibrate non è più un optional, ma una scelta necessaria per bilanciare rendimento e protezione.