23 GIU, 2026

I mercati delle materie prime agricole si trovano davanti a una convergenza di pressioni raramente osservata. Da un lato, il Super El Niño 2026 si profila come l'episodio più intenso mai registrato, con arrivo previsto tra giugno e agosto e una probabilità del 90% di persistenza fino a novembre, secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale. Dall'altro, lo shock strutturale sulle forniture di fertilizzanti, le tensioni geopolitiche nell'area dello Stretto di Hormuz e la crescente domanda di biocarburanti stanno già esercitando pressioni sui prezzi agricoli globali prima che El Niño dispieghi i suoi effetti.
La tesi è diretta: i prezzi attuali non riflettono i rischi cumulativi per le catene di approvvigionamento alimentare, e gli investitori che trascurano questi segnali rischiano di essere sorpresi da un'ondata inflazionistica con meccanismi di trasmissione già in moto.
Non tutti gli episodi di El Niño producono lo stesso impatto sui prezzi agricoli. Ciò che rende eccezionale lo scenario 2026 è la sovrapposizione con shock preesistenti. David Rees, Head of Global Economics di Schroders, avverte che "la minaccia di un potente El Niño si aggiunge ad altri fattori che già di per sé suggeriscono che i prezzi dei generi alimentari siano destinati ad aumentare nei mesi a venire": verso fine maggio, oltre il 50% degli Stati Uniti era colpito dalla siccità, con circa 250 milioni di acri di colture interessati, mentre in Europa si registrava un'ondata di calore senza precedenti a maggio.
Le ricerche di Rees mostrano che, storicamente, un El Niño molto forte implicherebbe un raddoppio dei prezzi alimentari globali rispetto ai livelli attuali nel corso di un anno. Se l'indice FAO crescesse del 50% entro fine anno, l'inflazione alimentare nel G7 toccherebbe probabilmente la doppia cifra nel 2027, aggiungendo oltre un punto percentuale all'inflazione generale.
L'instabilità geopolitica nel Golfo Persico ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un moltiplicatore del rischio agricolo. Benoît Harger, Portfolio Manager del JSS Commodity Transition Enhanced Fund di J. Safra Sarasin, sottolinea che un terzo del commercio globale di fertilizzanti transita da questa rotta. I prezzi dell'urea sono raddoppiati dall'inizio del conflitto, con impianti di produzione in India e Bangladesh già fermi per carenze di gas naturale e la Cina che ha limitato le quote di esportazione per tutelare la produzione interna.
Questa stretta sui nutrienti è strutturalmente severa: gli Stati Uniti importano il 90% del loro potassio, tanto che l'amministrazione Trump ha inserito il minerale nella lista dei critici nel novembre 2025. La produzione di una singola caloria alimentare negli USA richiede circa 7,3 calorie da combustibili fossili (ScienceDirect, 2003): qualsiasi interruzione nei mercati energetici si trasmette direttamente nei costi agricoli.
L'esposizione non è uniforme. Rees (Schroders) identifica riso, grano, zucchero e cacao come le colture a maggior rischio di convergenza tra effetti climatici e carenza di fertilizzanti. Per il grano, si prevede che la superficie coltivata in Australia subirà un forte calo, con una produzione potenzialmente in diminuzione di circa 9 milioni di tonnellate nel 2026/27. Per lo zucchero, i precedenti episodi di El Niño hanno visto la produzione in India e Thailandia crollare del 20-30%.
L'impatto sullo zucchero appare particolarmente acuto perché, come ricorda Harger (J. Safra Sarasin), una quota crescente di scorte viene dirottata verso la produzione di etanolo, effetto amplificato dallo shock petrolifero in Medio Oriente. Il cacao, già balzato da 2.500 a 12.000 dollari USA per tonnellata nel 2024 dopo due anni consecutivi di El Niño, fornisce un precedente difficile da ignorare.
Gli effetti a cascata vanno oltre i prezzi spot delle materie prime. Nel settore zootecnico, i costi dei mangimi rappresentano spesso oltre il 60% dei costi di produzione: un'impennata del mais o della soia si trasmette rapidamente alla carne e ai derivati. Harger (J. Safra Sarasin) ricorda il precedente del 2007-2008, quando il forte aumento del mais costrinse gli allevatori USA a liquidare mandrie, con i prezzi del tacchino in forte crescita l'anno successivo.
A livello macroeconomico, Rees (Schroders) inquadra il rischio in un contesto stagflativo: "ondate successive di inflazione, piuttosto che uno shock immediato e isolato, aumentano il rischio di esiti negativi", inclusi effetti di secondo impatto sui salari. Elise Beaufils, Deputy Head of Sustainability Research di Lombard Odier Investment Managers, integra questa lettura da una prospettiva strutturale: lo stress termico, la scarsità d'acqua e la volatilità delle reti energetiche "stanno mettendo sempre più in evidenza la fragilità delle catene di approvvigionamento globali", con implicazioni che si estendono ben oltre il ciclo agricolo 2026.
Il punto di convergenza tra le tre analisi è la discrepanza tra rischio reale e pricing di mercato. Harger (J. Safra Sarasin) è diretto: "i mercati finanziari stanno attualmente scontando un rapido ritorno alla normalità nel settore agricolo, trascurando i persistenti vincoli strutturali". Per gli investitori, un'esposizione selettiva alle materie prime agricole può rappresentare un elemento di diversificazione non correlata in un portafoglio multi-asset.
Beaufils (LOIM) aggiunge una prospettiva di lungo periodo: "la resilienza sta rapidamente passando da elemento difensivo a fattore centrale di competitività e creazione di valore". Tre capacità diventano prioritarie: rafforzare la resilienza degli asset fisici, garantire le catene del valore legate all'acqua e all'agricoltura, e sviluppare strumenti predittivi per anticipare i rischi. LOIM prevede che questa dinamica rappresenterà una delle priorità d'investimento più rilevanti del prossimo decennio, con una riallocazione strutturale dei capitali verso soluzioni di adattamento.
Il Super El Niño 2026 non è il rischio principale: è il catalizzatore che trasforma vulnerabilità strutturali già esistenti in eventi di mercato concreti. La carenza di fertilizzanti, la dipendenza energetica dell'agricoltura moderna e la domanda crescente di biocarburanti erano presenti prima che le previsioni meteorologiche confermassero un episodio eccezionale. I mercati stanno scontando un ritorno alla normalità che non trova riscontro nei fondamentali. Per gli investitori, la finestra per posizionarsi su materie prime agricole come elemento di diversificazione non correlata si sta riducendo.
Disclaimer: Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale, né un'offerta di acquisto o vendita di strumenti finanziari. Le opinioni espresse riflettono le valutazioni di Schroders, Lombard Odier Investment Managers (LOIM) e J. Safra Sarasin alla data di pubblicazione e sono soggette a modifiche senza preavviso. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri.