
29 MAG, 2024
Di Robeco

AUTORE: Wim-Hein Pals, Head of Emerging Markets Equities di Robeco
All’indomani della crisi finanziaria globale (GFC) del 2008-2009 quasi tutti pensavano che, dopo due crolli del 50% registrati dal mercato azionario nell’arco di un decennio, il dominio degli Stati Uniti fosse finito. Il futuro sarebbe stato nelle mani dei paesi emergenti. Nel decennio successivo questa previsione pressoché unanime non avrebbe potuto dimostrarsi più sbagliata.
Dal 2011 a oggi l’MSCI World Index ha nettamente sovraperformato l’MSCI EM Index. Le banche centrali dei mercati sviluppati hanno fatto ricorso al quantitative easing (QE) e a tassi d’interesse artificialmente bassi per contrastare gli effetti della GFC. Il basso costo del denaro ha incentivato l’assunzione di prestiti, l’aumento della leva finanziaria e i riacquisti di azioni da parte delle aziende statunitensi, con la conseguente espansione dei multipli di valutazione (P/E) e la sovraperformance dei mercati sviluppati. Dal 2014 in poi, inoltre, il biglietto verde si è rafforzato, intaccando la competitività relativa delle esportazioni dei mercati emergenti. I prezzi delle materie prime sono diminuiti e le apprensioni geopolitiche si sono intensificate, mentre la pandemia di Covid ha creato nuove difficoltà. La Cina ha rallentato. In questo contesto, i mercati emergenti hanno sottoperformato.
Siamo dell’avviso che i prossimi dieci anni saranno più gratificanti per gli investitori nei mercati emergenti. Tre tendenze essenziali potrebbero definire la nuova era dei mercati emergenti.
I paesi emergenti si stanno affermando come hub di crescente importanza per l’innovazione tecnologica e l’attività di impresa. Rispetto alle economie sviluppate, i paesi emergenti godono di tre distinti vantaggi legati all’adozione delle nuove tecnologie:
La rivoluzione digitale sta trasformando i mercati emergenti. L’accresciuta penetrazione di Internet, la connettività mobile e l’adozione dell’e-commerce stanno cambiando profondamente i modelli di business tradizionali. Le società fintech, ad esempio, stanno rivoluzionando i servizi finanziari fornendo soluzioni innovative per i pagamenti, i prestiti e le rimesse. Con il miglioramento di tutte queste infrastrutture, i mercati emergenti stanno entrando velocemente nell’era digitale, creando nuove opportunità di crescita.
Secondo le stime, entro il 2030 due terzi della popolazione mondiale risiederanno nelle città, nella maggior parte dei casi in megalopoli che ospitano più di 10 milioni di persone. Tuttavia, questo processo di urbanizzazione comporta sia sfide che opportunità. I governi devono investire in infrastrutture solide, come trasporti, energia, acqua e servizi igienico-sanitari. Città intelligenti, trasporti sostenibili e reti logistiche efficienti saranno fondamentali per la competitività economica. Le carenze infrastrutturali sono tuttora un ostacolo significativo alla crescita di molti mercati emergenti.
In molti mercati emergenti si registrano crescenti preoccupazioni per l’impatto ambientale provocato dalla rapidità della crescita economica, dell’urbanizzazione e dello sviluppo.
Molti paesi emergenti hanno adottato programmi di riforme verdi. Tra gli esempi figurano:
Per realizzare questi obiettivi ambiziosi servono investimenti ingenti nell’energia eolica e solare, nei veicoli elettrici, nelle reti elettriche intelligenti e in altre tecnologie verdi. In aggiunta alle significative quote di mercato nell’eolico e nel solare, Cina e Corea hanno grandi produttori di automobili e batterie con una presenza considerevole nella catena di fornitura globale dei veicoli elettrici.
Paradossalmente, il rafforzamento della resilienza climatica può essere un processo ad alta intensità di materie prime. Alcuni aspetti delle iniziative di resilienza climatica richiedono un impiego considerevole di materie prime come acciaio, legname, leghe metalliche, metalli delle terre rare, litio, silicio e plastica. I paesi emergenti produttori di materie prime come Cina, Brasile, Cile, Indonesia, Sudafrica e Corea saranno probabilmente i beneficiari economici della transizione energetica.
Le prospettive dei mercati emergenti sono strettamente legate alle mutevoli dinamiche del commercio globale. L’aumento del protezionismo, le tensioni commerciali e i cambiamenti nelle catene di fornitura comportano sia rischi che opportunità per le economie emergenti. Anche il panorama geopolitico è interessato da una rapida evoluzione. Le tensioni commerciali, le alleanze regionali e la competizione tecnologica si ripercuoteranno sui mercati emergenti al pari dei cambiamenti interni. Ad esempio, si prevede che l’India diventerà il più grande mercato emergente nel prossimo decennio, probabilmente intorno al 2030, superando la Cina. Questo sorpasso sarà favorito dalla crescita demografica, dalla vigorosa espansione economica, dal dividendo demografico, dal continuo perseguimento delle riforme di mercato, dalla tecnologia e dall’innovazione, e dallo sviluppo delle infrastrutture.
In particolare, un numero sempre maggiore di imprese sta adottando la strategia “Cina più uno”, per diversificare l’attività produttiva o gli approvvigionamenti al di là della Cina con l’aggiunta di almeno un altro paese alla propria catena di fornitura. Questo approccio punta a mitigare i rischi associati all’eccessiva dipendenza dalla Cina, come l’aumento del costo del lavoro, le tensioni geopolitiche o le interruzioni delle supply chain.
In sintesi, il prossimo decennio sarà un periodo positivo di trasformazione per i mercati emergenti. Dal punto di vista sia economico che geopolitico si assiste a uno spostamento del potere verso i mercati emergenti come il Brasile, il Messico, la Grande Cina, la Corea del Sud, l’India e alcune zone del Sud-Est asiatico. Per gli investitori questo è un momento quanto mai opportuno per aumentare l’esposizione ai mercati emergenti e cogliere la seconda ondata di crescita del loro percorso evolutivo.