
16 FEB, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

In un contesto globale attraversato da profondi cambiamenti – dalla svolta delle politiche monetarie alle tensioni geopolitiche, fino alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale – individuare temi di investimento solidi e duraturi è diventato più che mai cruciale per gli investitori di lungo periodo. Le decisioni della Federal Reserve, l’evoluzione dell’inflazione, il ruolo crescente delle banche centrali e i nuovi equilibri tra Stati Uniti ed Europa stanno ridefinendo le prospettive dei mercati finanziari.
In questa intervista, Jean-Louis Delhay, Chief Investment Officer di Crédit Mutuel Asset Management, analizza lo scenario macroeconomico attuale e individua cinque grandi temi d’investimento destinati a plasmare i portafogli nei prossimi anni.
Come ampiamente previsto dagli economisti, mercoledì 10 dicembre la Federal Reserve ha ridotto il range dei tassi di riferimento di 25 punti base, portandolo al 3,50%-3,75%. I membri del FOMC prevedono un ulteriore taglio di pari entità nel corso del 2026, un numero inferiore rispetto alle aspettative dei mercati finanziari, che scontano invece due riduzioni. Sul fronte positivo, la banca centrale è tornata a una posizione di quantitative easing, con acquisti mensili di Treasury statunitensi per 40 miliardi di dollari, con scadenze fino a tre anni. A nostro avviso, questo mix di politiche rimane di supporto all’economia americana.
Le ultime proiezioni economiche della Fed appaiono inoltre relativamente solide, indicando una crescita più sostenuta accompagnata da un’inflazione sotto controllo. Infine, il mandato di Jerome Powell come Presidente della Federal Reserve terminerà a maggio e il suo potenziale successore è considerato molto vicino alle posizioni del Presidente Donald Trump.
Sicuramente l’oro, definito in passato “la vecchia reliquia barbarica”, che ha prospettive molto favorevoli davanti a sé. Il suo ruolo di bene rifugio si rafforza in un contesto di progressiva diminuzione dell’influenza del dollaro, mentre le banche centrali, in particolare quelle dei Paesi emergenti, cercano di ridurre la propria dipendenza dalla valuta statunitense.
L’irripidimento della curva dei rendimenti è una notizia molto positiva per le banche europee e americane, dal momento che una delle loro attività principali consiste nel raccogliere fondi a breve termine per impiegarli a lungo termine. Quando si amplia il differenziale tra i tassi pagati sui depositi, legati alle scadenze brevi, e quelli applicati ai prestiti, legati alle scadenze lunghe, la redditività degli istituti di credito migliora in modo automatico. Questo contesto risulta ancora più favorevole se si considera il rafforzamento dei bilanci bancari, che consente rendimenti interessanti per gli azionisti, l’avanzamento dei processi di deregulation e una solida pipeline di operazioni di M&A, a beneficio in particolare delle banche d’investimento.
Dal febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina, il tema della difesa ha ritrovato un forte slancio ed è ormai diventato imprescindibile. In concreto, alla fine di giugno i Paesi membri della NATO si sono impegnati in un aumento storico delle spese militari, puntando al 3,5% del PIL, e fino al 5% includendo una definizione più ampia di spese per la sicurezza, rispetto all’attuale riferimento del 2%. Questi impegni si traducono automaticamente in un forte incremento dei portafogli ordini dell’industria della difesa e rafforzano le prospettive di una crescita sostenuta del settore nel medio termine.
Un altro tema centrale è quello dell’intelligenza artificiale per il quale l’entusiasmo resta elevato sin dal lancio di ChatGPT alla fine del 2022. La spiegazione è relativamente semplice: la fase di investimento nelle infrastrutture per l’AI, necessarie allo sviluppo della potenza di calcolo e delle capacità di archiviazione dei dati, si sta rivelando più lunga del previsto e caratterizzata da volumi di spesa più elevati. Ne beneficiano sia le società direttamente coinvolte nell’AI sia quelle attive lungo l’intera catena del valore, dalla produzione di energia alle reti elettriche, dalle turbine a gas ai fornitori di cavi, rack, sistemi di raffreddamento, semiconduttori avanzati e memorie. In questa fase è tuttavia necessario essere selettivi e privilegiare operatori solidi.
Infine, con l’accelerazione del piano di stimolo tedesco a partire dal 2026, le società industriali locali (in Germania, Austria e nell’Europa centrale) dovrebbero trarne beneficio.
Manteniamo una visione positiva sui mercati azionari, in particolare negli Stati Uniti, sostenuti da una politica monetaria accomodante della Federal Reserve, da un dollaro più debole e dal perdurare dello slancio negli investimenti tecnologici e infrastrutturali. Siamo positivi anche sulle azioni europee, supportate dal piano di stimolo tedesco e dai tagli dei tassi della BCE.
Chiudiamo parlando del mercato obbligazionario. Cosa si aspetta per quest’anno? Sul fronte del reddito fisso, riteniamo che il contesto continui a favorire un ulteriore irripidimento delle curve dei rendimenti, soprattutto nelle aree caratterizzate da un forte sostegno fiscale. Nell’Eurozona, le attese di mercato indicano attualmente una BCE orientata a mantenere lo status quo per tutto il 2026, un elemento che rende le posizioni lunghe sui titoli obbligazionari europei asimmetricamente favorevoli in termini di rischio. Appare infatti poco probabile un rialzo del tasso sui depositi nel corso dell’anno, mentre esiste uno scenario in cui l’inflazione sorprende al ribasso, inducendo un orientamento ancora più accomodante da parte dell’istituzione europea.