
3 GIU, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il debito emergente non è un'unica scommessa: è un universo frammentato di sovrani, corporate, valute locali e tassi, dove la dispersione premia chi sa scegliere e penalizza chi si limita a seguire l'indice. Anthony Kettle, portfolio manager del team Emerging Markets Debt (EMD) di RBC BlueBay Asset Management, conosce bene questa complessità: ha gestito portafogli attraverso il Covid, il ciclo di rialzi più aggressivo degli ultimi decenni e ripetute crisi di liquidità nei mercati emergenti.
In questa intervista, Kettle spiega perché il secondo semestre del 2026 richiede selettività più che esposizione, come l'ESG si traduce in analisi del rischio concreto, e dove vede le opportunità più solide in un contesto dominato da tassi USA, dollaro e rischio geopolitico.
Il team EMD di RBC BlueBay opera all'interno di una piattaforma obbligazionaria integrata, anziché in compartimenti separati. Combina portfolio manager e analisti specializzati nei mercati sovrani, quasi-sovrani, corporate, sui tassi locali e sul mercato dei cambi, con competenze più ampie della piattaforma in ambito macro, credito, tassi, ESG e gestione del rischio. Questa integrazione è fondamentale: non lavoriamo per comparti distinti tra sovrani, corporate e valuta locale, bensì attraverso un processo di ricerca globale coordinato che collega le prospettive dei mercati emergenti a quelle dei mercati sviluppati.
Ciò che ci distingue è l'impegno nella due diligence sul campo, abbinato a un rigoroso framework di gestione del portafoglio e del rischio. Organizziamo missioni indipendenti nei mercati emergenti, dove incontriamo governi, banche centrali, team di gestione aziendale e stakeholder locali. Ne ricaviamo prospettive proprietarie che riflettiamo nei nostri portafogli, integrando il nostro framework globale cross-asset. Questa combinazione di expertise specialistica sugli EM e di contesto globale ci conferisce un autentico vantaggio competitivo nell'identificare opportunità nel fixed income dei mercati emergenti.
Il nostro approccio è attivo, fondato sulla ricerca e disciplinato nelle valutazioni. L'universo dei mercati emergenti è estremamente eterogeneo: per questo combiniamo un'analisi bottom-up per paese ed emittente con una valutazione top-down della liquidità globale, del dollaro, dei tassi statunitensi, delle materie prime e della geopolitica.
Il nostro obiettivo è individuare i contesti in cui gli investitori sono adeguatamente remunerati per il rischio assunto, evitando al contempo le aree in cui rendimenti nominali elevati celano un deterioramento dei fondamentali. Gestiamo parallelamente fondi benchmark-relative e alternativi, il che ci consente di costruire portafogli con una logica di capital preservation, mantenendo al tempo stesso flessibilità nella costruzione del portafoglio. Questo ci impedisce di essere costretti a investire in credito di scarsa qualità solo perché incluso nell'indice, permettendoci di preservare il capitale e cogliere le opportunità più solide.
Sul piano qualitativo, ci concentriamo sulla credibilità delle politiche, sulla solidità istituzionale, sulla governance, sullo slancio riformista, sulla vulnerabilità esterna e sul rischio politico. Nei mercati emergenti, la politica e le scelte di policy hanno un peso determinante, quindi valutare come questi fattori evolvono è centrale nel nostro processo. Per i corporate, analizziamo la qualità del management, la struttura proprietaria e l'accesso alla liquidità. Valutiamo inoltre la filosofia di investimento, i processi decisionali, la disciplina di acquisto e vendita e i framework di controllo del rischio.
Sul piano quantitativo, analizziamo la sostenibilità del debito, i saldi fiscali ed esterni, i rendimenti reali, l'adeguatezza delle riserve, gli spread e il rischio di default rispetto alla storia e ai peer. Esaminiamo la performance delle strategie attraverso diversi regimi di mercato e valutiamo la gestione del rischio di ribasso. Utilizziamo sistemi interni per sintetizzare l'analisi qualitativa e quantitativa, ottenendo così risultati risk-adjusted significativamente migliori per i nostri investitori.
Per noi, investimento sostenibile significa integrare i rischi ESG materiali direttamente nel processo di investimento, anziché trattare l'ESG come un livello separato di analisi. Nei mercati emergenti, questo è particolarmente rilevante: governance, stabilità sociale e vulnerabilità climatica hanno implicazioni dirette sul rischio di credito sovrano e corporate, sull'accesso ai finanziamenti e sulla solidità creditizia nel lungo periodo.
Applichiamo l'ESG in modo sistematico su tutte le strategie come strumento di valutazione dei rischi materiali. La governance riveste un'importanza particolare: framework istituzionali solidi e credibilità delle politiche sono indicatori precoci di una performance creditizia sostenibile. Utilizziamo l'ESG per migliorare l'analisi degli emittenti, la valutazione del rischio e l'engagement, soprattutto laddove questi fattori possono incidere sulla capacità di rimborso. Manteniamo un approccio realistico rispetto agli esiti: l'obiettivo è comprendere se i rischi vengono gestiti adeguatamente e se gli investitori ne ricevono un'adeguata compensazione.
Siamo inoltre attivamente impegnati nel dialogo con gli emittenti per promuovere risultati migliori. Gli investitori in fixed income possono esercitare un'influenza significativa, in particolare quando deteniamo posizioni rilevanti e in prossimità delle scadenze di rifinanziamento.
I fattori determinanti saranno la direzione dei tassi statunitensi, l'andamento del dollaro, la persistenza dell'inflazione, i prezzi delle materie prime e il rischio geopolitico. Per gli investitori nei mercati emergenti, questo implica selettività: alcuni paesi beneficiano di elevati rendimenti reali, di saldi esterni in miglioramento e di ragioni di scambio favorevoli, mentre altri risultano più vulnerabili ai costi di finanziamento, ai prezzi dell'energia o a un indebolimento del commercio globale. Analogamente, alcune aziende sono meglio posizionate per attraversare l'attuale ciclo di mercato grazie al loro posizionamento settoriale o geografico, il che può offrire vantaggi specifici.
Per i sovrani, la nostra attenzione si concentra sulla selezione dei paesi, sui fabbisogni di finanziamento esterno, sull'adeguatezza delle riserve e sul rischio politico idiosincratico. Monitoriamo la dispersione della crescita globale e l'impatto delle politiche delle banche centrali su spread, valute e condizioni di rifinanziamento. Per i corporate, dinamiche solide di cashflow e leva finanziaria, unite a credenziali di governance robuste, sono fondamentali per individuare investimenti di qualità. Il nostro approccio integrato, che combina intelligence sul campo con analisi qualitativa e quantitativa, ci consente di navigare queste dinamiche mantenendo una disciplina orientata alla preservazione del capitale.
Il debito dei mercati emergenti offre una combinazione di rendimento, diversificazione e dispersione difficilmente replicabile altrove. I rendimenti reali in molti mercati locali EM rimangono interessanti, e gli spread in valuta forte offrono ancora opportunità laddove i fondamentali sono in miglioramento. È importante sottolineare che i mercati emergenti non rappresentano un'unica scommessa: si tratta di un universo di opportunità ampio e variegato, che spazia da sovrani a corporate, dai tassi locali alle valute.
La asset class rimane inefficiente e ad alta dispersione, il che crea opportunità per chi sa selezionare con rigore titoli e paesi. Per i gestori attivi, l'attrattiva non risiede solo nel rendimento, ma nella capacità di aggiungere carry, diversificazione e driver di rendimento differenziati attraverso una ricerca approfondita. Siamo convinti che i chiari benefici di diversificazione offerti dai mercati emergenti, uniti a un miglioramento del quadro fondamentale, continueranno ad attrarre investitori verso questa asset class nella seconda metà del 2026.
La sfida più grande è stata gestire i portafogli attraverso una serie di shock ripetuti: il Covid, l'inflazione, il ciclo di rialzo dei tassi più rapido degli ultimi decenni, i conflitti geopolitici e le periodiche tensioni nei finanziamenti ai mercati emergenti. Navigare questi periodi ha richiesto un rigoroso framework di gestione del rischio e processi disciplinati, sia a livello strategico che di gestione del portafoglio. Nei mercati volatili, la sfida centrale è distinguere le dislocazioni temporanee dai cambiamenti strutturali di regime.
Ciò richiede di mantenere la disciplina di fronte a shock rapidi sul piano delle politiche monetarie, degli eventi politici e della liquidità, mitigando al contempo il rischio di default e di drawdown. Un'analisi fondamentale rigorosa è indispensabile per evitare di essere colti di sorpresa da eventi di default. Altrettanto importante è dimensionare correttamente le posizioni e identificare le asimmetrie laddove esistono. In pratica, si tratta di bilanciare la convinzione con un solido framework di rischio e un approccio disciplinato alla gestione del portafoglio.