
19 SET, 2024
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Dopo un 2023 deludente, l’equity sembra essersi ripreso quest’anno, suscitando nuovamente l'interesse di molti investitori verso questa asset class. In questo contesto, abbiamo intervistato Diego Franzin, Head of Portfolio Strategies, che ci ha illustrato l’approccio della società agli investimenti in equity, oltre a discutere della possibile rotazione dei multipli dal settore tecnologico verso altri comparti.
Abbiamo scelto di superare i vincoli imposti dai benchmark, per esempio di settore o geografici, per poter selezionare singole opportunità a livello globale, analizzandone sempre l'intera struttura del capitale e tenendo conto del contesto macroeconomico in cui operano le aziende che esaminiamo.
È quindi per noi fondamentale definire le caratteristiche dei business cui guardiamo, valutando il ciclo di vita delle aziende, le opportunità di crescita e i cambiamenti strutturali in corso.
Con questo approccio nell’equity cerchiamo di identificare opportunità che definiamo "compounders", dove l'elemento predominante è la crescita sostenibile del business.
Guardiamo, inoltre, ad aziende che si trovano in una fase matura del ciclo di vita, caratterizzate da un'elevata generazione di cassa e da limitate opportunità di reinvestimento nel business, che ci aspettiamo, quindi, distribuiscano dividendi significativi o investano in buyback.
Infine, analizziamo "special situations", ovvero aziende che riteniamo possano cambiare strutturalmente e in meglio il business, con conseguente rivalutazione significativa da parte del mercato.
Le nostre strategie equity tendono ad essere concentrate e ad alta convinzione quindi la dimensione geografica viene integrata nell'analisi dei business. Per ciascuna azienda, esaminiamo sia la componente specifica della strategia aziendale che i mercati geografici in cui operano. In particolare, per i compounders è essenziale comprendere a fondo le dinamiche macroeconomiche delle aree geografiche in cui queste aziende sono attive.
I tassi di interesse possono influenzare sia le valutazioni del comparto equity nel suo complesso sia l'ambiente in cui operano le aziende. L'impatto dipende molto da quali tassi cambiano, se a breve o a lungo termine. In generale, una riduzione dei tassi a breve scadenza tende a essere positiva nel breve termine per il mercato azionario, poiché favorisce condizioni di maggiore liquidità.
Tuttavia, i tassi di interesse più rilevanti per i business aziendali sono quelli a medio-lungo termine, come i tassi a 5 o 10 anni, oltre ai credit spread. Questo perché le aziende tendono a finanziarsi su queste scadenze e, quindi, una diminuzione dei tassi a lungo termine riduce il costo complessivo del capitale, migliorando potenzialmente la loro profittabilità. Inoltre, i tassi a medio-lungo termine riflettono le aspettative macroeconomiche, indicando l'ambiente in cui le aziende si troveranno a operare. Non bisogna dimenticare l'importanza del motivo per cui i tassi vengono ridotti. Attualmente, i mercati sembrano scontare uno scenario di "soft landing", ovvero il controllo dell'inflazione senza entrare in recessione, almeno per il mercato USA. Le dinamiche inflattive si sono moderate e il mercato del lavoro mostra lievi segni di rallentamento, ma nel complesso regge. In questo contesto, un taglio dei tassi dovrebbe essere interpretato positivamente dai mercati azionari.
Per quanto riguarda l'Europa, ci aspettiamo che segua le dinamiche di breve termine degli Stati Uniti, anche se nel medio periodo le sfide strutturali del vecchio continente sono più rilevanti. Economie come quella tedesca devono ripensare la propria strategia di crescita.
Va sottolineato, tuttavia, che le valutazioni in diversi segmenti di mercato rimangono elevate. Pertanto, non prevediamo grandi movimenti al rialzo e manteniamo un approccio cauto e molto selettivo.
Parlare di bolla speculativa, a nostro avviso, è spesso eccessivo. Le valutazioni sono senza dubbio elevate: i multipli nell’S&P500 nel prossimo biennio sono attesi a 18-20 volte il P/E e un tale livello genera un rischio di ribasso piuttosto sostanziale che potrebbe verificarsi qualora le aspettative di guadagno guidate dall'incessante espansione dei margini si dimostrassero troppo ottimistiche. Se invece si guarda all’Europa, i multipli a due anni sono attesi a livelli più modesti, ovvero a 12-13x P/E per Stoxx600, e addirittura scendono a 7-8x se si guarda alla Cina, paese, dove la cautela e lo stock picking sono ancora più essenziali. Tuttavia, pur trattando a multipli elevati, molte aziende hanno business altamente profittevoli e in forte crescita. Per esempio, Microsoft, che scambia a quasi 30 volte gli utili, ha visto le proprie entrate e profitti raddoppiarsi negli ultimi cinque anni. La vera domanda è se questa crescita sia sostenibile nel lungo periodo.
Siamo invece molto cauti sulle aziende monoprodotto esposte principalmente all'intelligenza artificiale. Preferiamo, in generale, guardare a "enablers" della transizione, che trattano a valutazioni decisamente più accessibili, o aziende industriali che beneficiano già della digitalizzazione.
A nostro avviso, il mercato è pronto per un ampliamento delle performance. Abbiamo assistito a una performance molto concentrata nelle "Magnifiche 7", che sono arrivate a pesare più del 30% in indici come l'S&P 500 e sono ormai considerate i nuovi "staples". Sicuramente molte di queste aziende, come Microsoft o Apple, sono business solidi, ma crediamo che il cambiamento nella politica monetaria possa agire da catalizzatore anche in altri settori del mercato. Guardando oltre il breve termine, pensiamo che la rotazione sia inevitabile perché i beneficiari della digitalizzazione e, in futuro, dell'intelligenza artificiale, non saranno solo le aziende tecnologiche, ma sempre di più quelle dell'economia reale che beneficeranno di progressivi aumenti di produttività derivanti dalla digitalizzazione di molti processi.
La digitalizzazione, l'evoluzione dell'intelligenza artificiale e il fenomeno del cosiddetto reshoring o near-shoring stanno già influenzando la ciclicità di alcuni settori. Crediamo che settori come quello industriale avanzato e quello legato alle infrastrutture, sia digitali che fisiche, vedranno un'estensione del proprio ciclo e beneficeranno di una domanda e di investimenti più prolungati rispetto ai paradigmi tradizionali.