Il dollaro perde forza, il “vecchio regime” finisce e l’IA rischia la bolla: le prospettive 2026 secondo G. Lombardo (Plenisfer)
Lombardo è l’autore della lettera annuale di Plenisfer, un documento che negli anni è diventato un punto di riferimento per chi segue l’evoluzione dei mercati.
CIO, co-CIO e fondatore di Plenisfer Investment, Giordano Lombardo guida un team che ha costruito la propria identità su una lettura “non convenzionale” dei mercati: globale, macro-consapevole e attenta alle grandi transizioni strutturali che ridisegnano i premi al rischio nel lungo periodo. Lombardo è anche l'autore della lettera annuale di Plenisfer, un documento che negli anni è diventato un punto di riferimento per chi segue l’evoluzione dei mercati: si tratta di un’analisi strategica che unisce ciclo economico, geopolitica, dinamiche valutarie e valutazioni, con l’obiettivo di anticipare i punti di rottura e le opportunità che ne derivano.
In questo confronto con RankiaPro, Lombardo torna su alcune tesi centrali della lettera e le traduce in implicazioni operative per gli investitori istituzionali: dal deprezzamento del dollaro come evento chiave del 2025, alla fine di un modello economico che ha sostenuto gli asset finanziari per oltre un decennio. E, soprattutto, lancia un messaggio che i mercati stanno iniziando a prezzare solo parzialmente: l’Intelligenza Artificiale è una rivoluzione reale, ma la storia insegna che anche le rivoluzioni possono trasformarsi in bolle.
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00:33 - Nella tua lettera scrivi che “lo sviluppo più importante dell’anno è stata la perdita di valore del dollaro statunitense rispetto a tutte le altre valute”. Perché ritieni che la svalutazione del dollaro sia ancora sottovalutata o non pienamente incorporata nei prezzi di mercato, nonostante i suoi effetti diffusi su asset, flussi di capitale e rendimenti?
01:42 - Nel capitolo sul “cambio di regime”, sostieni che è “altamente improbabile” che si torni al vecchio contesto di bassa inflazione, tassi bassi e crescita guidata dagli Stati Uniti… suggerendo che quell’era sia probabilmente finita. Quali sono gli errori più grandi che gli investitori rischiano di commettere se continuano ad allocare capitale come se quel vecchio regime fosse ancora valido?
04:00 - Nella lettera affermi anche che “il principale rischio macroeconomico non prezzato dai mercati è un ritorno dell’inflazione a livelli strutturalmente più elevati”, spinto da de-globalizzazione, dinamiche demografiche e politiche fiscali espansive. Se questo rischio dovesse materializzarsi, quali asset o segmenti di mercato ritieni più vulnerabili?
06:25 - Nel capitolo sull’intelligenza artificiale, riconosci che potremmo essere ancora nelle fasi iniziali di una potenziale bolla, pur mantenendo uno scetticismo moderato e discutendo di leva finanziaria, capex e ritorni sul capitale. Se l’IA non dovesse generare i rendimenti attesi sul capitale investito, dove pensi che si manifesterebbero per prime le tensioni (azioni, mercati del credito o mercati privati) e perché?
08:53 - Nella tua lettera sostieni che “oggi è molto più simile al 1999 che al 2008”, con valutazioni elevate negli Stati Uniti ma opportunità interessanti altrove. Guardando alla bolla dot-com, quali segnali di allarme specifici del 1999 dovrebbero osservare oggi gli investitori per evitare di ripetere gli stessi errori, soprattutto in un contesto dominato da una narrativa tecnologica e legata all’IA?