
14 OTT, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro
Ugo Lancioni, Senior Portfolio Manager, è entrato a far parte di Neuberger nel 2007. Ugo ricopre il ruolo di Senior Fixed Income Portfolio Manager per le strategie Global Investment Grade e Multi-Sector Fixed Income. Fa inoltre parte del Comitato di Asset Allocation, occupandosi in particolare di macroeconomia, valute e dinamiche del reddito fisso.
Nel suo attuale ruolo, coniuga la competenza nella gestione del portafoglio con il coinvolgimento dei clienti e contribuisce alla pianificazione strategica per il reddito fisso in Europa a fianco dei vertici aziendali. Durante la sua permanenza in Neuberger, Ugo ha sviluppato e guidato per 18 anni l’attività di gestione valutaria della società.
Prima di entrare a far parte dell’azienda, ha lavorato per 11 anni presso JP Morgan, dove ha ricoperto il ruolo di stratega valutario e gestore di portafoglio, occupandosi della gestione del rischio di cambio nei portafogli obbligazionari. In precedenza, ha lavorato come market maker nel settore dei derivati e trader sui tassi d’interesse nel gruppo STIRT di JP Morgan a Londra. Ugo ha conseguito un master in Economia presso l’Università La Sapienza di Roma.
Ho iniziato nel 1996, subito dopo il servizio militare, che allora era ancora obbligatorio. Ero appena laureato quando ebbi l'opportunità, e anche la fortuna, di essere selezionato da J.P. Morgan per supportare il trading su tassi e valute.
All'inizio il lavoro era molto operativo, con ritmi intensi, ma il contesto era straordinario: l'euro era ancora in incubazione e curve e valute europee si muovevano con decisione, incerte nella traiettoria finale ma già proiettate verso la convergenza. Ebbi soprattutto la possibilità di imparare da persone brillanti e motivate, in una società all'avanguardia per strumenti e sistemi. È lì che è nata la mia passione per i mercati.
Poi mi venne proposta Londra. Partii pensando di restare qualche mese e invece rimasi venticinque anni. Iniziai a lavorare come trader in un ambiente estremamente stimolante, ma anche molto esigente: ricordo ancora i primi giorni, quando arrivavo a sera tardi con il mal di testa. Con il tempo mi abituai a ritmi e orari che oggi probabilmente farei fatica a sostenere. Quell'entusiasmo iniziale ha segnato tutta la mia carriera successiva nell'asset management, e alcune delle amicizie nate in quegli anni fanno ancora parte della mia vita.
A tutti piacerebbe avere pieno controllo del proprio tempo, ma sappiamo che spesso non è così. Le priorità cambiano e molte giornate vengono inevitabilmente dettate da ciò che è urgente e non rimandabile.
Cerco però di partire sempre ben informato. Non significa affogare nella quantità enorme di informazioni da cui siamo bombardati, ma capire cosa sia davvero rilevante per i portafogli, per le strategie, per i clienti e per le decisioni che dobbiamo prendere.
Cerco poi di ritagliarmi del tempo per le attività che considero più stimolanti e gratificanti: sviluppare un'idea, lavorare a una strategia, migliorare un processo. Sono spesso le prime cose che rischiamo di sacrificare quando la giornata si complica, ma sono anche quelle che ci permettono di fare un passo avanti quando le completi.
Per me la cosa importante è cercare di costruire ogni giorno un piccolo pezzo della propria attività, senza perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo.
È una domanda difficile, perché si potrebbero citare molti principi assolutamente validi ma che, presi singolarmente, rischiano di sembrare quasi banali. Personalmente credo molto nei fondamentali, ma altrettanto nell'umiltà e nella capacità di adattarsi. Le nostre convinzioni non nascono solo dai numeri, ma anche dalle esperienze vissute e dalle logiche del passato. I momenti di forte volatilità sono però quelli che insegnano di più: quando paura e avidità arrivano agli estremi, improvvisamente il mercato scopre quelle carte che prima non riuscivi a vedere.
Per me il punto di partenza è sempre capire cosa il mercato stia già prezzando e confrontarlo con ciò che suggerisce la propria analisi. Devi sempre chiederti se stai guardando i driver che contano. Da lì servono disciplina e regole, ma anche onestà intellettuale per mettere in discussione le proprie convinzioni e migliorare costantemente l'analisi.
Una cosa che ho imparato negli anni è che nulla funziona per sempre. Anche un processo valido può smettere di esserlo se il contesto cambia. Non adattarsi in tempo può essere pericoloso, anche per le menti più brillanti. Per questo considero la capacità di mettere continuamente alla prova le proprie convinzioni e adattarsi quando necessario non un segno di debolezza, ma una componente essenziale.
Questo momento è storicamente raro perché, a differenza delle crisi del passato con un unico driver dominante, oggi convergono forze che di solito si manifestano separatamente: rialzi dei tassi da livelli già restrittivi, un'inflazione che riaccelera per ragioni geopolitiche, uno shock energetico da offerta, un boom dell'AI che spinge semiconduttori e infrastrutture mentre il resto dell'economia fatica, e una domanda di beni rifugio che accompagna un azionario ai massimi storici, segno che il mercato scommette e si copre insieme.
Questa sovrapposizione rende più complesso applicare le mappe storiche consuete. Per questo abbiamo allocato una parte significativa del rischio alla gestione attiva del relative value settoriale e alla selezione del credito, sfruttando tatticamente le dislocazioni.
In un contesto così articolato, la forza del team diventa decisiva: nei portafogli globali multisector serve competenza profonda nei diversi settori e strumenti, capace di confrontare continuamente analisi e convinzioni, un punto di forza del team Neuberger. Le incertezze su energia e sostenibilità del debito rendono i tassi attuali i più remunerativi da anni, e la dispersione crea opportunità per un team ben attrezzato.
La mia esperienza è sempre stata macro e top-down, con l'istinto di guardare al ciclo, ai tassi, alle valute e alla direzione degli spread. A Neuberger si lavora in team e per la selezione delle emittenti corporate in portafoglio, ci affidiamo alle competenze profonde degli specialisti del team di credito, che bilanciano e diversificano le view macro seguendo alcuni principi chiave che condividiamo. Le società che troviamo più interessanti sono quelle con generazione di cassa prevedibile, non solo margini elevati, una traiettoria in miglioramento più che un livello statico, e un management che tratta il bondholder come stakeholder e non come fonte di finanziamento a fondo perduto.
Il valore migliore si trova spesso dove il mercato estrapola una debolezza temporanea come fosse permanente, e il premio di complessità è spesso dove i nostri analisti estraggono valore. Evitiamo società e operazioni in cui modellare il downside è estremamente difficile, governance che non rispetta i creditori e, per principio, la concentrazione eccessiva: le sorprese non si escludono mai.
In trent'anni di attività ho affrontato molte sfide e momenti difficili, come chiunque abbia navigato crisi e volatilità dei mercati. Si impara più proprio nei momenti di massima incertezza, quando si affrontano eventi estremi, di sei o sette deviazioni standard.
Prima di pensare alle opportunità che queste situazioni offrono, la sfida principale è costruire, prima che la crisi arrivi, un processo chiaro su quali perdite si è disposti a tollerare, sapendo anche che la tolleranza al rischio non è solo quella del gestore, ma prima di tutto quella dell'investitore finale: conoscere i clienti è essenziale. Gestire le emozioni è la parte più delicata, quando le analisi quantitative segnalano situazioni multi-sigma e che qualcosa di estremo sta accadendo.
Ogni gestore ha uno stile diverso: chi segue il trend, chi cerca prezzi scontati, chi chiude tutte le posizioni. La vera sfida è prepararsi in anticipo, cercando le informazioni per stimare fino a dove può arrivare il mercato, e dimensionare correttamente le posizioni.
Se guardo indietro, ho sempre cercato di "rubare" qualcosa alle persone che consideravo più acute: osservare come ragionavano e cogliere da ciascuna quel tassello, quell'intuizione o quella disciplina che ritenevo particolarmente valida. Per questo credo sia fondamentale scegliere un ambiente con persone che ti stimolino e lavorare sodo per qualcuno che ritieni davvero capace: ciò che impari ripaga ampiamente lo sforzo. Oggi, prendendo in prestito un termine dai social, è molto facile limitarsi a "ripostare" informazioni e idee altrui. Nell'asset management credo invece sia fondamentale imparare a pensare con la propria testa.
Con il tempo, i tanti tasselli raccolti contribuiscono a costruire un approccio personale. L'obiettivo è sviluppare un pensiero realmente indipendente e trovare un modo di interpretare le informazioni, investire e prendere decisioni che sia coerente con la propria natura.
Quando non lavoro cerco attività che mi permettano di staccare e ritrovare un equilibrio tra mente e corpo. La mia grande passione è il windsurf: uno sport tecnico e impegnativo, che ti mette a diretto contatto con la forza della natura e regala una straordinaria sensazione di libertà, permettendomi anche di liberare l'energia che inevitabilmente rimane compressa nei ritmi della vita professionale.
Amo lo sport in generale: scio e pratico diversi sport con la racchetta. Non essendo più un ragazzino, ho imparato anche ad ascoltare il fisico e a gestire gli inevitabili infortuni. Credo molto nel principio mens sana in corpore sano.
Oltre alla famiglia, nei weekend spesso mi piace dedicarmi personalmente a lavori manuali e tecnici di ogni genere: lavorare il legno e i metalli, occuparmi di piccoli lavori elettrici o idraulici, costruire, riparare e trovare soluzioni pratiche. Passando gran parte della giornata davanti a uno schermo, trovo molto gratificante recuperare questa dimensione concreta: usare le mani, capire come funzionano le cose e riuscire a realizzare o sistemare qualcosa da solo.