
16 SET, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Gianluca Ferretti è Responsabile della Divisione Corporate e Fondi Bilanciati di ANIMA Sgr, nel cui ambito ricadono varie gamme di prodotti, tra cui i fondi della famiglia ESaLoGo (specializzata in tematiche ESG) e i fondi Anima Sforzesco e Anima Visconteo, con oltre 40 anni di storia. Dal 1999 al dicembre 2011 è stato Responsabile degli investimenti obbligazionari di Bipiemme Gestioni (poi ANIMA Sgr). Dal 1992 al 1999 ha fatto parte del gruppo Epta, dove ha iniziato il suo percorso professionale e dove ha ricoperto vari ruoli con responsabilità crescente, fino a diventare Responsabile del settore obbligazionario euro di Eptafund. È laureato con lode in Economia e Commercio all’Università Luiss di Roma.
Ho iniziato il mio percorso professionale nei primi anni Novanta, entrando nel gruppo Epta. È stato in quel contesto che mi sono avvicinato al mondo degli investimenti e, in particolare, al comparto obbligazionario. Mi sono appassionato da subito alla gestione finanziaria e non l’ho più abbandonata.
Nel tempo ho assunto responsabilità crescenti, fino a diventare responsabile del settore obbligazionario euro di Eptafund. Nel 1999 sono passato a Bipiemme Gestioni, oggi Anima Sgr, assumendo la responsabilità degli investimenti obbligazionari e, oggi, della Divisione corporate e bilanciati.
È difficile parlare di una giornata “tipo”, perché il mercato impone spesso di cambiare priorità. Una parte importante del mio lavoro è dedicata all’analisi dei dati, dallo studio dei bilanci alla lettura delle cronache finanziarie (ma non solo). Attività che supportano e affiancano il monitoraggio costante dei mercati, condotto insieme al team per verificare se le nostre ipotesi di investimento rimangono valide.
Il confronto è fondamentale: nella gestione di portafoglio non si lavora mai in isolamento. Dedico quindi molto tempo all'analisi, alle riunioni con i miei colleghi gestori e gli analisti e alla discussione delle diverse idee di investimento.
Se dovessi riassumere il nostro approccio in una frase, utilizzerei una massima che mi accompagna da molti anni: “Compriamo quello che conosciamo e conosciamo quello che compriamo”.
Per me, è questo il cuore della gestione attiva. Il benchmark rappresenta un importante punto di riferimento, ma non deve diventare un vincolo assoluto. Un titolo non deve necessariamente essere presente in portafoglio perché ha un peso significativo nell’indice, così come possiamo investire in società che non fanno parte del benchmark.
Alla base delle nostre scelte c’è un lavoro approfondito di analisi e selezione. In Anima abbiamo un team dedicato, che studia i singoli emittenti e ci consente di individuare le opportunità più interessanti. La gestione attiva significa proprio questo: avere la disciplina e le competenze necessarie per assumere una posizione diversa dal mercato quando l’analisi ci porta a farlo.
In una fase di mercato complessa, la prima cosa da fare è evitare di inseguire gli eventi. Il nostro processo rimane quello di sempre: partire da una lettura “top-down” del contesto macro e della fase del ciclo, per definire l'asset allocation di massima, e, successivamente, scendere nel dettaglio attraverso la selezione dei singoli titoli.
Oggi questo significa valutare con particolare attenzione l’evoluzione del ciclo economico, delle politiche monetarie e delle condizioni finanziarie, per capire dove si trovino le opportunità più interessanti in termini di rendimento e rischio.
Da qui passiamo all’analisi dei singoli emittenti, verificandone solidità, prospettive e capacità di sostenere il proprio debito. È questo passaggio che ci permette di tradurre la nostra view sul mercato in scelte di portafoglio concrete. Nel mondo obbligazionario, l’analisi approfondita delle singole emissioni permette ancora di fare la differenza.
Più che una particolare tipologia di società, cerchiamo emittenti di cui sia possibile comprendere con chiarezza il profilo di rischio e le prospettive. È fondamentale analizzare come generano cassa, quali sono i loro fondamentali, come è strutturato il debito e quali scenari possono delinearsi nel medio periodo.
Non esiste, invece, un settore che escluderei a priori. Ci sono però situazioni in cui il rendimento offerto non è sufficiente a compensare il rischio che, secondo la nostra analisi, stiamo assumendo. In quei casi preferiamo non investire.
È un aspetto importante della gestione: non investire è a tutti gli effetti una decisione di investimento. La selettività significa anche avere la pazienza di attendere.
La sfida più grande è probabilmente sempre la stessa: prendere decisioni in condizioni di incertezza.
Nel corso della mia carriera, ho attraversato fasi di mercato molto diverse: le Grande crisi finanziaria del 2008-2009, la crisi del debito sovrano europeo, la lunga fase dei tassi a zero, la pandemia di Covid-19 e le tensioni geopolitiche degli ultimi anni. E ancor prima, eventi che forse alcuni dei lettori più giovani faticheranno a ricordare ma che hanno fatto la storia dei mercati obbligazionari: la crisi finanziaria russa del 1998 che provocò il collasso di LTCM, la fase di convergenza dei BTP alla fine del Millennio, i lunghi periodi di tassi alti…
Ogni episodio ha avuto caratteristiche specifiche e ha richiesto risposte differenti. In tutti i casi, tuttavia, è stato fondamentale mantenere un processo di investimento coerente, senza lasciarsi guidare dall’emotività. I mercati non forniscono mai tutte le informazioni che vorremmo e nelle fasi di stress sfidano le nostre convinzioni. In questi momenti, esperienza, metodo e capacità di valutare scenari alternativi diventano particolarmente importanti.
Il primo consiglio è essere curiosi e non smettere mai di studiare. In questo settore la preparazione tecnica è fondamentale, ma altrettanto importante è sviluppare la capacità di mettere in discussione le proprie convinzioni.
Suggerirei anche un approccio aperto al confronto. L'asset management richiede un approccio molto scientifico e specialistico, ma è anche un lavoro di squadra: ascoltare punti di vista diversi aiuta a migliorare le proprie decisioni.
Infine, credo sia importante avere pazienza. Non esistono scorciatoie per costruire esperienza nei mercati finanziari: bisogna osservare, sbagliare, imparare e continuare a studiare.
Dedico molto tempo ed energie al mio lavoro e allo stesso tempo amo tenere nettamente separata la mia vita privata da quella professionale.