11 SET, 2026

La Banca Centrale Europea ha portado il costo del denaro al livello più alto dal ciclo di rialzi in corso. Questo rialzo dei tassi arriva in un momento delicato per l'economia dell'area euro, stretta tra una ripresa della crescita e un rischio energetico che non si è ancora dissolto.
La banca centrale ha aumentato di 25 punti base il tasso sui depositi, portandolo al 2,50%, un passo ampiamente atteso dagli operatori di mercato dopo il rialzo di giugno. Ciò che distingue questa riunione non è la decisione in sé, ma la cornice con cui la presidente Christine Lagarde l'ha comunicata: nessun impegno esplicito su ulteriori mosse, ma nemmeno una porta chiusa. Le previsioni di inflazione riviste al rialzo per il biennio 2027-2028, unite a un contesto geopolitico che tiene il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile, alimentano il dibattito su quanto ancora possa salire il costo del denaro nell'area euro nei prossimi mesi.
Come ampiamente previsto, l'Eurotower ha aumentato di 25 punti base il tasso sui depositi. Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, ricorda che i rialzi di giugno e settembre sono stati condivisi da tutti i membri del Consiglio direttivo, ma avverte che "andare oltre probabilmente dividerebbe il gruppo e incontrerebbe maggiori resistenze". Per Veit, un ulteriore inasprimento richiederebbe prezzi energetici più alti e persistenti, o segnali di effetti di secondo impatto sui salari.
La spinta inflazionistica ha un'origine precisa. Nicolas Forest, CIO di Candriam, spiega che "il protrarsi del conflitto che coinvolge l'Iran ha spinto il prezzo del Brent oltre i 100 dollari al barile, riaccendendo i timori di inflazione". Ad agosto l'inflazione headline è già salita al 3,3% su base annua e, secondo Forest, "la domanda chiave ora è se lo shock energetico si stia diffondendo" al resto dell'economia.
Le proiezioni pubblicate insieme alla decisione sono il vero elemento di novità. Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, osserva che "le prospettive economiche per il 2026 e il 2027 continuano a migliorare", ma anche che "le proiezioni sull'inflazione, sia headline sia core, tra il 2027 e il 2028 sono state riviste al rialzo". Per Kastens, è questo secondo dato, più del rialzo in sé, ad aver spinto i mercati verso una lettura falco.
Durante la conferenza stampa, tuttavia, Lagarde ha adottato un tono più equilibrato, ribadendo la natura data-dependent della politica monetaria. Kastens (DWS) sottolinea una crescita salariale più debole delle attese e aspettative di inflazione di lungo periodo ben ancorate. Forest (Candriam) converge: "finora vi sono poche prove che i maggiori costi energetici si stiano riflettendo in modo significativo sui salari o su pressioni più ampie sui prezzi", pur restando i rischi orientati al rialzo per l'inverno.
Sul tasso terminale le view divergono nei numeri ma convergono nello scetticismo verso il pricing di mercato. Veit (PIMCO) osserva che "il mercato attualmente si attende un tasso terminale della BCE intorno al 3,25%", ma ritiene che i rischi siano orientati verso un numero inferiore di rialzi. Solo un deterioramento dei dati e un consenso più ampio nel Consiglio direttivo potrebbero riaprire la porta a rialzi consecutivi, già a partire da dicembre.
Forest (Candriam) arriva a una conclusione simile per una strada diversa: "i mercati potrebbero già essersi spinti troppo oltre". Gli investitori obbligazionari scontano circa 50 punti base di ulteriore inasprimento, fino al 3,0% entro marzo, ma, come sottolinea Forest, "riteniamo che tale previsione appaia eccessiva", salvo un nuovo shock energetico o un peggioramento marcato delle prospettive di inflazione.
Se il tasso terminale scontato dal mercato si rivelasse eccessivo, per Forest (Candriam) "ciò rende le valutazioni dei mercati obbligazionari sempre più attraenti". Il ragionamento è semplice: meno rialzi del previsto significano meno pressione sui rendimenti a lungo termine rispetto a quanto già incorporato nei prezzi.
L'attenzione, però, non può limitarsi al reddito fisso. Forest (Candriam) avverte che "i tassi più elevati e le condizioni finanziarie più restrittive non riguardano più solo il mercato obbligazionario": nel tempo peseranno sul comportamento dei consumatori e sulla crescita economica, i mercati azionari devono rimanere vigili. Kastens (DWS), dal canto suo, ricorda che "se sarà effettivamente necessario un ulteriore inasprimento dipenderà dai dati in arrivo".
Le tre letture, pur con enfasi diverse, tracciano una tesi comune: la BCE ha alzato i tassi al 2,50% mantenendo aperta, ma non promessa, la porta a nuovi rialzi. Il rischio principale resta l'energia, non i salari né la domanda interna, e questo distingue il ciclo attuale da un classico surriscaldamento economico.
Nei prossimi mesi, i dati su Brent, salari e aspettative di inflazione di lungo periodo saranno più decisivi della prossima riunione in sé. Solo un loro deterioramento marcato giustificherebbe, secondo i tre gestori, un ritorno a rialzi già a dicembre: altrimenti, il 2,50% rischia di restare il punto di arrivo del ciclo.