
26 OTT, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Le imprese fondate da donne pesano sempre di più nel mercato delle exit, ma il valore che generano al momento della vendita resta indietro: a fine 2025 rappresentavano quasi il 25% delle exit nel venture capital statunitense, ma solo il 18,4% del valore complessivo.
Lo evidenzia lo studio di Lombard Odier Come le imprenditrici possono raggiungere l'exit readiness, diffuso oggi e firmato da Nannette Hechler-Fayd'herbe, Head of Investment Strategy, Sustainability and Research e CIO EMEA, e da Lea Baracchini, Wealth Planner di LO Patrimonia. La ricetta: iniziare a preparare la vendita da 12 a 24 mesi prima.
I dati europei sul tema sono ancora limitati, per questo lo studio si basa su quelli statunitensi del report US All In 2025 di PitchBook. Dieci anni fa le società fondate da donne valevano circa il 15% di tutte le exit nel venture capital; alla fine del 2025 la quota era salita a quasi il 25%.
| Indicatore (Stati Uniti) | Società fondate da donne | Riferimento |
|---|---|---|
| Quota delle exit nel venture capital | Circa 15% (2015), quasi 25% (fine 2025) | - |
| Quota del valore complessivo delle exit | 16% (2015), 18,4% (2025) | - |
| Valutazione media pre-money | 33,3 milioni di dollari (almeno una founder donna); 19 milioni di dollari (solo founder donne) | 39 milioni di dollari (tutte le società finanziate dal venture capital) |
| Tempo per l'exit del 50% delle imprese | 7,9 anni | 8,5 anni (platea complessiva) |
Le imprese fondate da donne, quindi, arrivano all'exit prima, ma permane un divario significativo nel valore generato al momento della vendita. Secondo Lombard Odier, massimizzare la valutazione dipende da molti fattori e le founder non sempre scelgono quando vendere: a volte sono gli acquirenti ad avviare il processo, in altri casi pesano circostanze personali o esigenze di successione.
Da qui il concetto di exit readiness: la capacità di presentare un'azienda non soltanto di successo, ma anche strutturalmente e strategicamente preparata a un'operazione, che per lo studio è un prerequisito fondamentale per una vendita di successo.
La revisione completa dell'azienda dovrebbe partire da uno a due anni prima di una potenziale vendita, con tre obiettivi: rafforzare le fondamenta commerciali e operative, limitare la dipendenza dalla founder e ottimizzare la posizione fiscale e patrimoniale degli azionisti.
Sul fronte del business, lo studio indica di verificare che i contratti chiave non contengano clausole sfavorevoli in caso di cambio di controllo, di garantire la resilienza operativa (sedi, persone chiave, sistemi IT, backup dei dati) e di documentare la proprietà intellettuale. Molte founder scelgono una vendor due diligence per risolvere in anticipo le criticità.
Gli acquirenti investono anche nelle persone: un'azienda troppo legata alla propria founder può apparire fragile. Servono quindi un team manageriale autonomo e una governance in grado di garantire continuità, oltre a un allineamento anticipato tra azionisti e famiglia su struttura proprietaria, tempistiche, valutazione e successione.
Sul piano fiscale gli esempi riguardano Svizzera e Regno Unito. In Svizzera la vendita di azioni detenute nel patrimonio privato beneficia generalmente di un'esenzione dalle imposte sulle plusvalenze, ma a condizioni rigorose.
Nel Regno Unito la Business Asset Disposal Relief prevede oggi un'aliquota del 18% sul primo milione di sterline di plusvalenza, mentre sul resto si applica la CGT ordinaria del 24%.
Sempre nel Regno Unito, se la vendita è strutturata come cessione di un gruppo operativo da parte della holding, la plusvalenza può beneficiare della Substantial Shareholding Exemption. La ristrutturazione necessaria, avverte lo studio, andrebbe fatta più di un anno prima della vendita.
In fase di transazione la sfida è doppia: portare avanti il processo di vendita senza perdere performance. Lo studio raccomanda un team coordinato di advisor M&A, consulenti legali, esperti fiscali e wealth planner, e una due diligence preparata con dati finanziari, legali e operativi coerenti, mantenendo ricavi, relazioni con i clienti e stabilità del team.
Il successo di un'exit non dipende solo dal prezzo headline: tempistiche e composizione dei pagamenti, meccanismi di earn-out e allocazione dei rischi tramite representations and warranties possono cambiare in modo significativo il risultato finale, così come il modo in cui i proventi verranno ricevuti, tassati e reinvestiti.
Dopo la vendita, la priorità è stabilizzare la liquidità, valutare le esigenze di cash flow, verificare gli obblighi fiscali e aggiornare la pianificazione successoria. Nel lungo periodo l'obiettivo diventa trasformare un asset concentrato e illiquido in un patrimonio diversificato su più asset class, coerente con valori personali e propensione al rischio.
Per le founder, conclude Lombard Odier, colmare il divario di valore richiede un approccio proattivo e strutturato, che integri fin dalle prime fasi il supporto di advisor M&A e di professionisti della pianificazione fiscale e patrimoniale.