
19 DIC, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, confermando una fase di attesa dopo il ciclo di allentamento monetario avviato nei mesi precedenti. Il tasso sui depositi resta al 2%, una scelta che riflette una maggiore fiducia nella stabilizzazione dell’inflazione e una crescita dell’Eurozona più resiliente del previsto.
Secondo diversi gestori e analisti macroeconomici, la BCE si trova oggi in una posizione di equilibrio, senza la necessità immediata di intervenire sulla politica monetaria.
Secondo Nicolas Forest, Chief Investment Officer di Candriam, la decisione della BCE rappresenta una conferma dell’attuale orientamento di politica monetaria. Dopo una serie di tagli dei tassi pari a 100 punti base nella prima parte dell’anno, l’istituto di Francoforte ha scelto di fermarsi poiché il contesto macroeconomico si è rivelato più robusto del previsto. Come sottolinea Forest, “dopo aver attuato tagli dei tassi per un totale di 100 punti base all'inizio dell'anno, la BCE ha fatto una pausa poiché la crescita dell'eurozona si è dimostrata più solida del previsto e l'inflazione rimane vicina all'obiettivo”.
A suo avviso, il ciclo di allentamento monetario può considerarsi sostanzialmente concluso, anche grazie al miglioramento del canale del credito e alla coerenza del quadro strategico della banca centrale: “l'attività creditizia è in ripresa grazie a una trasmissione fluida della politica monetaria” e “il ciclo di allentamento sembra essere quindi completato”. Guardando avanti, Forest ritiene che i tassi resteranno stabili nel corso del prossimo anno, giudicando prematura l’ipotesi di un rialzo già prezzata dai mercati: “uno scenario che appare prematuro a meno che non si verifichi una sorpresa al rialzo significativa della crescita”.
Una valutazione in linea arriva anche da Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR, che evidenzia come la decisione di mantenere i tassi invariati sia stata unanime all’interno del Consiglio direttivo. Secondo Daga, Lagarde ha chiarito che la BCE non vede al momento la necessità di intervenire: “nell’attuale situazione non reputano necessario alcun aggiustamento ai tassi di riferimento”.
La banca centrale appare fiduciosa sulla traiettoria dell’inflazione, che dovrebbe stabilizzarsi attorno al target nel medio termine: “in questo momento la Bce è sicura del fatto che l’inflazione si stabilizzi intorno al target del 2%”. Anche le nuove proiezioni macroeconomiche rafforzano questa lettura, con una revisione marginale al rialzo della crescita: “per il prossimo anno si aspettano una crescita del Pil all’1,2%, sostanzialmente in linea con il consenso di mercato”. Tuttavia, Daga sottolinea come l’outlook resti incerto, tra tensioni geopolitiche e rischi commerciali, motivo per cui Francoforte preferisce restare ferma: “per il momento, e se la situazione macroeconomica dovesse evolvere in linea con le proiezioni, la Bce non è incline a modificare la propria posizione”.
Dal punto di vista dei mercati obbligazionari, James Bilson, Fixed Income Strategist del team Global Unconstrained Fixed Income di Schroders, osserva che le aspettative degli investitori appaiono eccessive rispetto alle probabili mosse della BCE. Negli ultimi mesi, spiega Bilson, i mercati hanno iniziato a prezzare rialzi dei tassi in diverse economie, inclusa l’Eurozona, dopo aver scontato tagli: “le economie asiatiche, europee e del blocco del dollaro hanno tutte iniziato a prezzare rialzi dei tassi per i prossimi 12 mesi”.
Una dinamica che, secondo Bilson, appare anticipata: “in diversi casi, riteniamo che si tratti di ‘troppo, troppo presto’”. In particolare, Bilson non si aspetta né nuovi tagli né rialzi da parte della BCE, nonostante le aspettative di mercato: “non riteniamo che la Banca centrale europea procederà a un nuovo taglio”, ma allo stesso tempo “non pensiamo nemmeno che aumenterà i tassi (come scontato dai mercati)”. Proprio il recente rialzo dei rendimenti obbligazionari europei, conclude, sta creando interessanti opportunità di investimento: “il recente aumento dei rendimenti obbligazionari offre ora interessanti punti di ingresso per posizioni obbligazionarie lunghe nell’Eurozona”.