6 FEB, 2026

Di Nicolas Forest di Candriam

Di Konstantin Veit di PIMCO

Di Ulrike Kastens di DWS

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, confermando una strategia di attesa che era stata ampiamente anticipata dai mercati. Il tasso sui depositi resta quindi al 2,0%, mentre Francoforte continua a monitorare con prudenza l’evoluzione di inflazione, crescita e mercato del lavoro. La riunione ha ribadito un messaggio chiaro: la BCE ritiene che l’attuale orientamento di politica monetaria sia adeguato e non ha fretta di intervenire.
Secondo Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, “l’orientamento di politica monetaria è adeguato e, di conseguenza, il Consiglio direttivo ha lasciato invariato il tasso sui depositi al 2,0%”. In questo contesto, Kastens evidenzia anche che, nonostante l’incertezza globale, l’Eurozona non appare esposta a rischi sbilanciati verso una direzione specifica: “i rischi per le prospettive economiche sono valutati come sostanzialmente bilanciati”.
Un altro elemento centrale, secondo Kastens, è la crescente fiducia della BCE sul ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo. La banca centrale sembra più convinta che la traiettoria dei prezzi sia coerente con il target nel medio termine. Tuttavia, la Senior Economist di DWS invita alla cautela nell’interpretazione dei dati mensili, sottolineando che “singoli dati, come l’inflazione di gennaio scesa all’1,7%, non dovrebbero essere sovrainterpretati”.
Un’interpretazione simile arriva da Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, che definisce la scelta della BCE pienamente coerente con lo scenario attuale. Secondo il gestore, la BCE può permettersi questa fase di pausa perché l’economia europea appare relativamente solida: “la banca centrale rimane in una posizione favorevole, con un'inflazione vicina all'obiettivo, una crescita che si mantiene su livelli tendenziali e mercati del lavoro che restano solidi”.
Veit sottolinea inoltre che Francoforte considera i tassi attuali compatibili con un livello neutrale, dunque non eccessivamente restrittivi né troppo accomodanti. Proprio per questo, secondo lui, la BCE non ha oggi incentivi concreti a modificare la rotta: “vedono pochi motivi per modificare l’orientamento in questa fase”.
Sulla stessa linea anche Nicolas Forest, CIO di Candriam, che evidenzia come la BCE abbia scelto di non agire e di ribadire un approccio strettamente legato ai dati macroeconomici. Forest sottolinea che la banca centrale ha insistito sul fatto di trovarsi “in una buona posizione” restando “fermamente dipendente dai dati”. Per Forest, questa prudenza è giustificata dai progressi sull’inflazione, ma anche dalla resilienza dell’attività economica: “l'attività economica si è dimostrata resiliente”.
Sul fronte dell’euro, Kastens ricorda che il tema è stato discusso, ma senza generare particolare allarme, perché gran parte del movimento è già incorporata nelle proiezioni: “gran parte dell’apprezzamento dell’euro si è verificata lo scorso anno ed è quindi già incorporata nelle proiezioni su crescita e inflazione”.
Anche Forest concorda sul fatto che il cambio non rappresenti oggi un problema centrale per Francoforte: “il recente apprezzamento dell'euro è stato riconosciuto oggi, ma non sembra rappresentare una delle principali fonti di preoccupazione”.
Guardando al futuro, l’orientamento prevalente tra i gestori è che la BCE continuerà con una fase di stabilità, salvo sorprese sul fronte dell’inflazione o della crescita.
Secondo Konstantin Veit (PIMCO), la banca centrale può permettersi di restare ferma perché il quadro inflazionistico resta sotto controllo. Veit dice che da PIMCO “condividiamo l'opinione prevalente del Consiglio direttivo secondo cui i rischi per le prospettive di inflazione a medio termine rimangono sostanzialmente bilanciati”. Inoltre, PIMCO ritiene che l’inflazione si stabilizzerà progressivamente verso il target del 2%.
Il percorso, secondo Veit, sarà favorito da una moderazione graduale di salari e servizi. E anche se alcuni indicatori restano elevati: “la BCE dovrebbe ignorare gli scostamenti modesti rispetto all’obiettivo e in gran parte determinati dai prezzi dell’energia”. Per questo motivo, la previsione resta quella di una lunga pausa: “continuiamo a prevedere che i tassi di riferimento rimarranno invariati nel prossimo futuro”.
Una lettura ancora più netta arriva da Ulrike Kastens (DWS), secondo cui la BCE non cambierà rotta a meno di un mutamento significativo dello scenario macroeconomico. Questo implica che, salvo shock, “ci si attende che il tasso sui depositi rimanga al 2,0% anche nel 2026”.
Kastens evidenzia inoltre che la BCE sta iniziando a guardare con attenzione anche alle dinamiche politiche ed economiche strutturali dell’Eurozona, in particolare alla necessità di rafforzare crescita e produttività. L’economista ricorda che uno dei messaggi centrali di Christine Lagarde è stato “l’invito a promuovere con urgenza un rafforzamento dell’area euro e della sua economia”. E tra i temi che potrebbero influenzare i mercati nei prossimi mesi ci sono anche iniziative fiscali comuni.
D'altra parte, Nicolas Forest (Candriam) individua due possibili traiettorie opposte. Da un lato, un’inflazione più bassa delle attese potrebbe portare la BCE verso una posizione più accomodante. In questo caso, la banca centrale potrebbe iniziare a valutare un allentamento monetario, soprattutto se l’inflazione rimanesse stabilmente sotto target.
Dall’altro lato, Forest avverte che un’accelerazione economica più marcata potrebbe cambiare radicalmente la narrativa, "spingerebbe probabilmente la BCE a rivalutare i rischi di inflazione”. In quel caso, aggiunge Forest, crescerebbe la probabilità che la prossima mossa sia restrittiva: “aumentando la probabilità che la prossima mossa sui tassi possa essere un rialzo”.
Forest conclude che, per ora, l’atteggiamento attendista resta la strategia più razionale, perché lo scenario presenta segnali misti: da un lato“l'inflazione ha continuato a raffreddarsi e si attesta ora al di sotto del target (1,7% su base annua a gennaio)”. Dall’altro, però, “la BCE prevede che la crescita si rafforzerà nel 2026, con l'entrata a regime del piano fiscale della Germania”.