4 FEB, 2026

Di Konstantin Veit di PIMCO

Di Ulrike Kastens di DWS

Di Kevin Thozet di Carmignac

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La riunione della BCE del 5 febbraio si avvicina con aspettative di continuità: per gli investitori, il focus non è tanto su una svolta nei tassi, quanto sui segnali legati a inflazione, crescita e soprattutto cambio euro/dollaro. L’assenza di nuove proiezioni macroeconomiche riduce ulteriormente le possibilità di sorprese.
Secondo Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, la BCE dovrebbe confermare il tasso sui depositi al 2%. A rafforzare questa view è il contesto tecnico della riunione: “l’assenza di nuove proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE rafforza ulteriormente le attese di un esito invariato”, con “margini molto limitati per un cambiamento nel tono della comunicazione”.
Sul fronte inflazione, Thozet evidenzia che i dati restano coerenti con lo scenario BCE. Anche l’aumento delle aspettative è visto come temporaneo“principalmente per effetto del rialzo dei prezzi delle materie prime e del petrolio”, ma poi “si sono di fatto riallineate alle proiezioni della stessa BCE”.
Anche Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, prevede continuità: “ci aspettiamo che la BCE mantenga invariato il tasso sui depositi (DFR) per la quinta volta consecutiva, al 2%”. Il motivo è un quadro macro equilibrato: “Con l'inflazione sostanzialmente in linea con l'obiettivo, la crescita in linea con il trend e i mercati del lavoro ancora solidi, la BCE ha poche ragioni per modificare la propria politica in questa fase.” E sui rischi inflazione, Veit pensa che la BCE “guarderà oltre le modeste deviazioni dall'obiettivo determinate dai prezzi dell'energia”, mentre “l'inflazione dei salari e dei servizi continua a normalizzarsi”.
Per Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, non ci sono le condizioni per cambiare rotta e aggiunge che "è improbabile che la comunicazione [...] subisca cambiamenti significativi”, dato un contesto “caratterizzato da incertezza politica” dove “la dipendenza dai dati continua a rappresentare il principale principio guida.”
Tra i temi da monitorare, DWS cita “il rinnovato apprezzamento dell’euro” e “l’atteso calo del tasso di inflazione di gennaio al di sotto della soglia del 2%.”
Proprio l’euro potrebbe diventare il punto più sensibile. Thozet sottolinea che “l’euro ha recentemente superato la soglia di 1,20 contro il dollaro” e che “eventuali commenti della BCE sull’andamento del mercato dei cambi saranno oggetto di particolare attenzione.” Il rischio è che “un rafforzamento rapido e persistente dell’euro potrebbe infatti frenare le prospettive di inflazione e crescita”.
Kastens però invita alla cautela: “l’euro si è apprezzato del 7,6% su base ponderata per gli scambi” e questo movimento “è già stato incorporato nelle proiezioni”, quindi “non si ravvisano motivi per un aggiustamento dell’orientamento di politica monetaria.”