22 LUG, 2026

Di Konstantin Veit di PIMCO

Di Ulrike Kastens di DWS

Il tema BCE tassi luglio domina il dibattito tra i principali strategist obbligazionari alla vigilia della riunione di politica monetaria di giovedì. Dopo il rialzo di 25 punti base deciso a giugno, il consenso tra le case di gestione converge su un'unica lettura: nessuna urgenza di agire nel breve termine.
Il calo dei prezzi del petrolio e dell'inflazione headline offre al Consiglio direttivo lo spazio per attendere i dati aggiornati. Tuttavia, la cautela resta la parola d'ordine, perché i rischi legati all'energia e alla componente core dell'inflazione non sono scomparsi. Le tre letture qui raccolte, pur con sfumature diverse, indicano che la vera decisione si giocherà a settembre.
Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, è tra le più esplicite nel motivare la pausa: "A nostro avviso, non c'è urgenza di agire". L'inflazione è scesa sotto il 3% a giugno e le aspettative restano ben ancorate, un quadro che dovrebbe proseguire anche nel mese in corso. Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, arriva alla stessa conclusione partendo da un altro angolo: senza nuove proiezioni degli esperti dell'Eurosistema fino a settembre, il Consiglio direttivo riterrà probabilmente opportuno attendere, soprattutto alla luce dei significativi cambiamenti nei mercati energetici da giugno.
Karsten Junius, Chief Economist di J. Safra Sarasin, aggiunge un elemento quantitativo decisivo: il Brent quota intorno agli 85 dollari al barile, un livello vicino allo scenario più favorevole ipotizzato dalla BCE (88 dollari). Un elemento rassicurante, secondo Junius, ma non sufficiente a cambiare completamente il quadro: riduce semplicemente a quasi zero la probabilità di un rialzo in questa riunione.
Il mercato non dovrebbe attendersi indicazioni prospettiche esplicite. Veit prevede una decisione unanime di mantenere i tassi invariati, accompagnata da una comunicazione basata sui dati, senza impegni preventivi sul percorso futuro e con la conferma di una piena disponibilità ad agire.
Junius conferma questa lettura e cita direttamente le divergenze interne al board: la presidente Lagarde ("Onestamente, non lo so") mantiene aperte tutte le opzioni, mentre Isabel Schnabel assume una posizione più restrittiva, segnalando che sarà necessario un ulteriore aumento dei tassi per riportare l'inflazione al 2% nel medio termine.
Junius sottolinea come il calo del greggio dall'ultima riunione sia significativo, ma avverte che la situazione politica in Medio Oriente resta instabile e che gli effetti indiretti di un eventuale nuovo rialzo dei prezzi energetici potrebbero riflettersi sull'inflazione core nei prossimi mesi.
Kastens condivide questa cautela: l'attuale volatilità dei prezzi energetici sottolinea la necessità di mantenere prudenza riguardo ai rischi inflazionistici, pur ribadendo che un orientamento realmente restrittivo non sia necessario, in assenza di pressioni salariali significative o di un rilevante potere di determinazione dei prezzi da parte delle imprese.
Su questo punto le tre case convergono: un secondo rialzo nel 2026 resta lo scenario centrale. Kastens si aspetta che la BCE porti il tasso sui depositi al 2,50% con la pubblicazione delle nuove proiezioni di settembre. Junius conferma la stessa view, ricordando che la BCE ha già chiarito come il rialzo di giugno sarebbe stato giustificato in tutti gli scenari e non rappresentasse soltanto una mossa precauzionale.
Gli indicatori congiunturali più recenti, come i PMI e la fiducia dei consumatori, tornano verso livelli più normali, e sorprendentemente anche i dati sul credito mostrano tenuta nonostante un'indagine bancaria più debole: per Junius, l'economia europea continua a crescere con sufficiente solidità da non scoraggiare un ulteriore rialzo se l'inflazione lo richiedesse.
Veit introduce però una nota di cautela sul numero complessivo di rialzi: prezzi dell'energia più bassi, inflazione di giugno inferiore alle attese, crescita salariale coerente con l'obiettivo di inflazione e crescita economica debole suggeriscono che i rischi siano orientati verso meno rialzi rispetto a quanto scontato dai mercati, sebbene l'incertezza resti elevata. Se la BCE dovesse chiudere il ciclo con un tasso sui depositi pari o inferiore al 2,5%, Veit ritiene che l'istituto cercherà di preservare margine di manovra e difficilmente invertirà la rotta nel 2027.
Le proiezioni di giugno della BCE indicavano una crescita dello 0,8% nel 2026, dell'1,2% nel 2027 e dell'1,5% nel 2028. Veit segnala che la presidente Lagarde ha suggerito che tali stime potrebbero rivelarsi ottimistiche, aprendo margine per revisioni al ribasso a settembre. Questo scenario di crescita più debole si combina, secondo Kastens, con un'inflazione che dovrebbe proseguire il proprio calo, riducendo la pressione per un ciclo di rialzi prolungato oltre settembre.
Il quadro che emerge da DWS, PIMCO e J. Safra Sarasin è coerente: luglio sarà un mese di attesa, non di azione. La vera partita si gioca a settembre, quando le nuove proiezioni macroeconomiche diranno se il ciclo di rialzi si chiuderà al 2,50% o se serviranno ulteriori passi. Il petrolio e la geopolitica restano le variabili che possono cambiare rapidamente questo scenario, ma nessuna delle tre case prevede un ritorno a una politica monetaria realmente restrittiva nel breve termine.