10 GIU, 2026

La riunione dell'11 giugno porta con sé la certezza di un aumento del tasso sui depositi di 25 punti base, dal 2,0% al 2,25%, una mossa telegrafata dalla presidente Lagarde già a marzo. Ciò che rimane aperto è la traiettoria successiva: quanto in alto, quanto in fretta e a quale costo per la crescita dell'area euro. Il contesto è complicato dal conflitto in Medio Oriente, che ha deteriorato le prospettive economiche proprio mentre l'inflazione richiedeva una risposta. Le proiezioni di giugno potrebbero rivelarsi più determinanti della decisione stessa.
Le nuove stime degli esperti BCE saranno il vero segnale di direzione. Kevin Thozet, membro dell'Investment Committee di Carmignac, osserva che le proiezioni aggiornate su crescita e inflazione potrebbero avere più peso del rialzo in sé, poiché forniranno ai mercati le indicazioni cercate su un tema preciso: se giugno rappresenta un aggiustamento isolato o l'avvio di un ciclo restrittivo più prolungato.
Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, converge sulla stessa lettura: "le proiezioni formulate dagli esperti della BCE di giugno vedranno probabilmente un'inflazione più elevata e una crescita più bassa rispetto all'esercizio di marzo." Uno scenario di stagflazione da shock energetico che costringe il Consiglio direttivo a muoversi su due fronti simultaneamente.
I dati di maggio disegnano un quadro ancora distante dall'obiettivo. Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, porta i numeri concreti: inflazione CPI al 3,2%, servizi al 3,5%, beni allo 0,9%. Thozet (Carmignac) aggiunge che i prezzi alla produzione nel manifatturiero crescono intorno al 6% su base annua, mentre le pressioni sulle supply chain si stanno rinnovando, elementi che, sommati, rafforzano il caso per un rialzo preventivo.
Il punto più sensibile riguarda le aspettative di inflazione. Thozet avverte che "le aspettative di inflazione sembrano ora reagire più rapidamente alle sorprese al rialzo e impiegare più tempo a tornare alla normalità", aumentando il rischio di disancoraggio. Veit (PIMCO) segnala che "i prezzi di vendita e le aspettative di inflazione meritano un'analisi più attenta", pur escludendo per ora allarmi sistemici sulla crescita salariale.
Il nodo centrale non è l'inflazione headline, ma la sua persistenza. Kastens (DWS) porta un elemento rassicurante: "non prevediamo significativi effetti di secondo impatto legati alla crescita salariale, poiché l'attività economica rimane troppo debole, anche a causa di condizioni finanziarie più restrittive." La domanda interna compressa agisce da freno naturale alla spirale prezzi-salari.
Thozet (Carmignac) introduce però una prospettiva più strutturale: la BCE, a differenza della Fed, non opera sotto un doppio mandato. Preservare la credibilità richiede la disponibilità ad assorbire una certa debolezza economica, se questo è il prezzo da pagare per riportare l'inflazione all'obiettivo. Non farlo rischierebbe un problema inflazionistico più persistente e, alla fine, tassi più alti per più tempo.
Il tasso neutrale rimane la bussola quantitativa di riferimento. Veit (PIMCO) indica che due rialzi porterebbero il tasso "al limite superiore dell'intervallo delle stime del tasso neutrale (1,75% - 2,5%) e servirebbero principalmente a gestire le aspettative e a prevenire effetti di secondo impatto." Kastens (DWS) fissa lo stesso tetto: un incremento complessivo di circa 50 punti base fino al 2,50%, con il passo successivo atteso a settembre.
Thozet (Carmignac) è in linea sullo scenario base, due rialzi aggiuntivi entro l'estate, ma non esclude che un profilo inflazionistico più alto nelle proiezioni apra implicitamente la strada a un ulteriore inasprimento nei trimestri successivi. La differenza tra un ciclo da 50 pb e uno più lungo dipenderà dai dati, non da impegni preventivi.
Con i mercati che prezzano già circa tre rialzi nel 2026, una parte significativa del ciclo restrittivo appare già incorporata nei sovereign europei a breve scadenza. Thozet (Carmignac) segnala che questo rende la parte corta della curva europea dei tassi progressivamente interessante per gli investitori.
Rimane però un disallineamento da sfruttare: il calo del prezzo del petrolio sotto i 100 dollari al barile ha generato un ribasso delle aspettative di inflazione implicite di mercato che Thozet considera prematuro. "I mercati hanno in larga misura prezzato la storia dei tassi, ma non la storia dell'inflazione", con il rischio geopolitico e le disruzioni delle supply chain ancora sottovalutati. Questo divario crea opportunità selettive nel debito sovrano europeo.
Il rialzo di giugno è un fatto acquisito; il dibattito vero riguarda il dopo. I tre analisi convergono su un ciclo limitato con tetto intorno al 2,50%, approccio data-dependent e nessun impegno rigido sulla traiettoria. La variabile chiave non sono i tassi, già prezzati, ma la persistenza dell'inflazione. Se le aspettative continuano a disancorarsi, la BCE dovrà scegliere tra credibilità e crescita. La risposta a quella domanda arriverà dalle proiezioni di giugno, non dal rialzo stesso.