
25 MAR, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Nel 2025 i riacquisti azionari globali hanno raggiunto un nuovo massimo storico, confermando il ruolo sempre più centrale dei buyback nelle strategie di allocazione del capitale delle grandi aziende quotate.
Secondo il report “Buyback Watch” del Capital Group Global Equity Study 2026, il valore complessivo dei riacquisti è cresciuto dell’8,4% su base annua, toccando i 1,46 trilioni di dollari e segnando un ulteriore passo avanti rispetto ai livelli già elevati degli anni precedenti. La crescita, pari al 7,7% a cambi costanti, evidenzia una dinamica strutturalmente solida e superiore a quella dei dividendi, che nello stesso periodo sono aumentati del 6,0%.
In questo contesto, i buyback si confermano non solo come uno strumento sempre più diffuso, ma anche come una leva chiave attraverso cui le imprese globali restituiscono valore agli azionisti, riflettendo differenze profonde nelle culture finanziarie, nelle condizioni macroeconomiche e nelle priorità di investimento tra aree geografiche e settori.
Nel 2025 i buyback globali sono aumentati dell’8,4%, raggiungendo quota 1,46 trilioni di dollari, con un incremento di 113 miliardi rispetto all’anno precedente. Al netto dell’effetto cambio, la crescita si attesta comunque a un robusto 7,7%, superando il ritmo dei dividendi, cresciuti del 6,0% nello stesso periodo.
A livello globale, i riacquisti rappresentano ormai il 75% del valore dei dividendi distribuiti, ma con forti divergenze tra aree geografiche e settori.
Un altro dato chiave è la diffusione crescente di questa pratica: il 52% delle società analizzate ha effettuato buyback nel 2025, contro il 36% del 2015. In termini cumulati, i riacquisti sono cresciuti del 123% nell’ultimo decennio, più dei dividendi (+98%).
Nonostante la diffusione globale, i buyback restano altamente concentrati. Solo 20 società rappresentano circa un terzo (32%) del totale mondiale, con una forte predominanza statunitense.
Tra queste, Apple si conferma il principale attore globale con 92 miliardi di dollari di riacquisti nel 2025, superando da sola il totale di intere aree geografiche.
Questa concentrazione riflette sia la dimensione delle big tech e delle large cap USA sia una cultura aziendale più orientata ai buyback rispetto ad altre regioni.
Gli Stati Uniti continuano a guidare il mercato globale dei buyback, con 1,04 trilioni di dollari nel 2025, pari al 71% del totale mondiale.
Il mercato USA è anche l’unico in cui i buyback superano sistematicamente i dividendi, arrivando a essere 1,5 volte superiori.
In Europa, i riacquisti hanno raggiunto un nuovo record di 159 miliardi di dollari (+9,7%), ma restano molto inferiori rispetto agli USA. Tuttavia, stanno acquisendo peso: nel 2025 rappresentano il 44% dei dividendi regionali, contro circa il 20% nel 2016.
Il Giappone emerge come uno dei mercati più dinamici, con buyback in crescita del 15,3% a 77,5 miliardi di dollari, segnale di una progressiva diffusione della cultura del riacquisto.
Al contrario, nei mercati emergenti i buyback restano marginali: solo una società su sei ha un programma attivo e il totale (13,9 miliardi) è inferiore a un dodicesimo dei dividendi distribuiti.
Dal punto di vista settoriale, il 2025 evidenzia forti divergenze:
Queste dinamiche evidenziano come i buyback siano altamente discrezionali e legati al ciclo economico e alle priorità di investimento.
Il report sottolinea come buyback e dividendi non siano strumenti equivalenti, ma complementari.
I buyback offrono:
I dividendi, invece, garantiscono:
In pratica, le aziende più efficienti tendono a utilizzare entrambi gli strumenti in modo complementare, scegliendo in base alle condizioni di mercato e alle opportunità di investimento.
Guardando avanti, i buyback restano più difficili da prevedere rispetto ai dividendi, data la loro natura discrezionale.
L’aumento degli investimenti in intelligenza artificiale potrebbe continuare a sottrarre risorse ai programmi di riacquisto, mentre il miglioramento degli utili e il calo dei tassi di interesse potrebbero sostenerli.
Le stime indicano che i buyback nel 2026 potrebbero eguagliare i livelli del 2025, ma con il rischio di crescere meno dei dividendi, attesi in aumento del 5,8%