
Aggiornato:
17 MAR, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Introdurre varietà e resilienza nei portafogli di investimento è cruciale per gestire il rischio e massimizzare le opportunità di crescita. Gli Exchange Traded Fund offrono agli investitori uno strumento versatile per diversificare i propri portafogli in modo efficiente. In questo articolo, esploreremo come utilizzare gli ETF per ampliare la diversificazione e migliorare le performance degli investimenti. Per farlo, abbiamo consultato tre esperti del settore finanziario, i quali condivideranno i loro preziosi consigli e strategie per ottimizzare i portafogli di investimento attraverso l'uso mirato degli ETF.

Gli ETF e gli ETC sono strumenti finanziari che facilitano una diversificazione efficiente in vari settori e asset class. Per potenziare la diversificazione a partire dagli obiettivi di investimento e dal profilo di rischio di ciascun portafoglio si dovrebbe considerare l'inclusione non solo di equity e fixed income tradizionali, ma anche di ETF tematici, oro, materie prime e criptovalute.
I tematici sono fatti su misura per rappresentare settori in crescita o trend a lungo termine non catturati dagli indici tradizionali come innovazione, salute, energia rinnovabile o progressi tecnologici di ultima generazione. L'inclusione di tali ETF offre una diversificazione più mirata degli ETF core o degli indici settoriali tradizionali permettendo di includere più compagnie ad alto potenziale di crescita. Gli ETF tematici possono, inoltre, servire a personalizzare il portafoglio e includere compagnie difficili da “reperire” come avviene con il sottosettore della difesa investibile attraverso Future of Defence UCITS ETF (Ticker: NATO) o il sottosettore viaggi e turismo investibile attraverso The Travel UCITS ETF (Ticker: TRYP).
Per proteggere il portafoglio da inflazione e rischio geopolitico, conviene guardare all’oro, da sempre considerato il bene rifugio per eccellenza durante i periodi di incertezza economica. Includendolo in portafoglio si migliorano i ritorni aggiustati per il rischio. Il modo più semplice per introdurre un investimento diretto in oro, senza usare derivati, è usare un ETC con replica fisica su questo metallo prezioso, ad esempio, The Royal Mint Responsibly Sourced Physical Gold ETC (Ticker: RMAU).
L'inclusione di materie prime fornisce ulteriore diversificazione, poiché queste hanno bassa correlazione con azioni e obbligazioni. Inoltre, è bene tenere a mente che gli indici tradizionali che tracciano un paniere diversificato di commodities non includono le materie prime più innovative come l’uranio, un metallo cruciale per l’energia nucleare che invece può essere selezionato attraverso ETF tematici come ad esempio Sprott Global Uranium Miners UCITS ETF (Ticker: U3O8) o Sprott Junior Uranium Miners UCITS ETF (Ticker:URNJ).
L'allocazione di ETC su criptovalute aggiunge un altro elemento non correlato agli asset tradizionali; infatti, aggiungendo dosi anche minime come l’1% o il 3% di criptovalute a un portafoglio tradizionale si vanno a migliorare i principali indicatori quali lo Sharpe Ratio, il Sortino Ratio e il Calmar Ratio. Si possono utilizzare singole criptovalute come Bitwise Physical Bitcoin ETP (Ticker: BTCE) oppure un paniere di criptovalute già diversificato come Bitwise MSCI Digital Assets Select 20 ETP (Ticker: DA20).
In conclusione, gli ETF offrono totale trasparenza, costi inferiori, semplificazione operativa ed eliminano il rischio specifico associato a singole azioni o obbligazioni; dunque, semplificano il processo di diversificazione e permettono di evitare sovrapposizioni causate dalla mancanza di trasparenza dei fondi comuni.

Sono passati quasi 40 anni dal lancio del primo ETF negli Stati Uniti e da quel momento in poi la famiglia di strumenti investibili, con il quale investitori e gestori possono costruire strategie sempre più diversificate ed efficienti, si è ampliata a dismisura.
Sebbene la ricerca di alpha* rimanga un obiettivo primario per la creazione di valore, sempre più spesso il dubbio su come e quanto i gestori attivi riescano effettivamente a generare valore in strategie ben diversificate si insedia nella mente degli operatori finanziari.
Per fortuna, la creazione di valore è un elemento tangibile e misurabile, così come lo è l’efficienza di uno strumento – misurata come rapporto tra rendimento annualizzato (CAGR) e volatilità annualizzata. Quest’ultima può rappresentare a tutti gli effetti un valido elemento di scelta, purchè gli strumenti siano affini e abbiano obiettivi d’investimento comparabili.
Nel nostro esercizio abbiamo selezionato 8 strumenti passivi speculari tra loro che potessero essere inseriti in una strategia-target 60% azionaria, 40% obbligazionaria con una diversificazione tangibile in termini di esposizione geografica, e tipologia di asset class. Una volta selezionati gli strumenti abbiamo quindi misurato l’efficienza di questi su un orizzonte temporale di 5 anni, abbiamo ricostruito le perfomance di una strategia con strumenti equivalenti passivi che risultassero più efficienti.
È importante sottolineare che l’aumento di efficienza che si può ottenere con l’inclusione di strumenti passivi dipende da due elementi principali: il fatto che i fondi attivi abbiano mediamente costi superiori agli ETF e il fatto che, anche per i gestori attivi migliori, il compito di battere sistematicamente il mercato di riferimento è arduo.
Chi investe in un fondo attivo di solito lo fa perché ritiene che valga la pena dare spazio ai gestori di esprimere le loro capacità, sapendo che la volatilità potrebbe giocare a loro sfavore: nessun essere umano è in grado di sfruttare sempre e solo la parte positiva del rischio senza commettere mai un errore. Non sorprendentemente, se si eliminano dall’investimento attivo gli strumenti che hanno evidenziato una minore efficienza nel periodo considerato, si ottiene una strategia che non solo è in grado di conseguire rendimenti superiori su base storica, con una performance del +80% circa rispetto al +61% dei soli fondi attivi fra gennaio 2016 e marzo 2021, ma che risulta anche avere una maggiore efficienza totale di portafoglio. La caratteristica che contraddistingue e semplifica l’operazione di efficientamento della strategia tramite ETF è la specificità su un mercato, asset class, fattore o settore che lo strumento può offrire.
Questa segmentazione molto mirata può consentire una riduzione del potenziale effetto distorsivo che si potrebbe ottenere da un cambio di manager o da una diversa strategia attiva. In breve la composizione del nostro portafoglio virtuale è: Equity US 22,5% (Invesco S&P 500 o Invesco MSCI USA), Equity Develop Market 20 % (Invesco MSCI World), Equity EM 14 % (Invesco MSCI Emerging Markets), Comdty 6 % (Invesco Physical Gold ETC), Gov EM 5,5 % (Invesco Emerging Markets USD Bond), Corp IG 14 % (Invesco USD IG Corporate Bond), Corp HY 5 % (Invesco US High Yield Fallen Angels), Cash 2 %, Gov US 11 % (Invesco US Treasury). Il portafoglio non è declinato secondo nessun profilo di rischio specifico e non rappresenta un consiglio d’investimento.
* definita come la capacità di una strategia attiva di generare sovra-rendimento rispetto ad un indice di riferimento.

L'ampio ricorso agli ETF per la diversificazione del portafoglio è diventato un approccio consolidato tra gli investitori desiderosi di bilanciare rischi, massimizzare opportunità e migliorare il profilo di costo e liquidità. Gli ETF forniscono una soluzione efficiente ed economica per ottenere una diversificazione immediata su ampie classi di attività. Da notare il ruolo significativo degli ETF nell'integrazione di criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei portafogli, nonché la loro innovativa capacità di offrire accesso a strategie di gestione attiva sia nel settore azionario che obbligazionario.
La considerazione dei cambiamenti climatici e le politiche di transizione verso economie a basse emissioni di carbonio sono tra gli obiettivi degli investitori al fine di cogliere opportunità e mitigare i rischi associati. Una soluzione solida è l’approccio "Paris Aligned", derivante da un regolamento europeo, che stabilisce criteri e misure per costruire portafogli in linea con gli obiettivi di Parigi sul clima e del Net Zero 2050.
Inoltre, l'approccio Paris Aligned consente ai gestori patrimoniali di allinearsi alle previsioni della legge 220/2021 che vieta l'investimento diretto e indiretto in aziende coinvolte in attività legate alle mine anti-uomo e alle bombe a grappolo. Questo divieto, che è diventato operativo dall'8 febbraio 2025, può avere un impatto potenziale sugli indici che non contemplano esclusioni di tali titoli, favorendo così gli indici Paris Aligned che per legge le prevedono.
Il modello "Paris Aligned" si configura come complementare e sinergico alla costruzione di portafogli diversificati che contribuiscono positivamente agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, in particolare quelli legati al cambiamento climatico e alla biodiversità. La complessità di tali obiettivi richiede ETF in grado di catturare specificità di asset class e aree geografiche, sfruttando le potenzialità di approcci passivi o attivi. Parlare infatti di ETF attivi sembra quasi un ossimoro in quanto nascono originariamente proprio per rendere investibili gli indici ma ora possono anche dare accesso, fermo restando la loro economicità, trasparenza e liquidità, alle capacità di un team di gestione nel prendere scelte discrezionali per sovraperformarli.
In risposta a questa sfida, AXA IM ha lanciato ETF coprendo classi d'investimento "core" con un approccio Paris Aligned e gestione attiva su corporate bonds investment grade in euro (AXA IM Euro Credit PAB UCITS ETF, ticker: AIPE, TER 0,20%) e USD (AXA IM Euro Credit PAB UCITS ETF, ticker: AIPU); Paris Aligned ma a gestione passiva su azionario USA (AXA IM MSCI USA Equity PAB UCITS ETF, ticker: AIUU). Inoltre, AXA IM affronta le sfide globali della biodiversità e del cambiamento climatico con due ETF attivi azionari: a) AXA IM ACT Biodiversity Equity UCITS ETF (ticker: ABIU), contribuendo agli SDG 6, 12, 14 e 15; b) AXA IM ACT Climate Equity UCITS ETF (ticker: ACLU), supportando gli SDG 13 e 7.