
22 SET, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Negli ultimi due anni l'intelligenza artificiale è passata da tema di conversazione a voce di bilancio per gli asset owner di tutto il mondo. Il Marsh Global Asset Owner Barometer 2026, che raccoglie le risposte di 430 investitori istituzionali globali con oltre 5.000 miliardi di dollari in gestione, misura quanto questa corsa si sia tradotta in controlli reali.
Il quadro che emerge è a due velocità: da un lato l'entusiasmo verso la tecnologia, dall'altro processi decisionali e di controllo ancora acerbi. Per gli investitori istituzionali, e per chi seleziona fondi e gestori sulla base delle loro capacità tecnologiche, il divario tra spesa e governance indica dove cercare rischi e opportunità nei prossimi mandati.
Il 57,7% degli asset owner indica gli strumenti e i casi d'uso di intelligenza artificiale come priorità di spesa tecnologica nei prossimi 12 mesi, il dato più alto tra le voci di capex rilevate dal Barometro.Seguono la gestione e la qualità dei dati (45,6%) e gli strumenti di analisi o scenario a livello di portafoglio (44,2%).
L'investimento si concentra quindi su dati, analytics e sistemi operativi, più che su applicazioni dirette al processo decisionale.
Solo il 7,2% degli asset owner dichiara di non valutare ancora l'esposizione del portafoglio all'intelligenza artificiale. Il resto adotta approcci diversi e non convergenti: il 38,1% analizza l'esposizione per settore, il 37,7% per rischio di disruption e il 37,2% identifica i beneficiari diretti e indiretti della tecnologia.
L'assenza di un framework condiviso conferma che la valutazione dell'IA resta un esercizio frammentato.
Il Barometro descrive più livelli di maturità nella governance dell'IA tra gli asset owner. Solo il 13,3% ha già controlli enterprise-wide e casi d'uso definiti nel processo di investimento. Un altro 27,2% ha una policy formale con piloti in corso, mentre il 31,6% utilizza l'IA "a macchia di leopardo", senza una governance matura alle spalle.

Per contenere i rischi legati all'uso dell'intelligenza artificiale, gli asset owner puntano soprattutto su controlli di cybersecurity (43,3%) e sulla revisione umana degli output generati dall'IA (42,8%). Seguono le policy interne sull'uso dell'IA (40,7%), la formazione del personale (38,6%) e i controlli sulla privacy (35,6%). Sono le fondamenta su cui costruire una governance più matura.
Come sintetizza Rob Ansari, Global Head of Analytics and Portfolio Solutions di Marsh: "gli asset owner si stanno muovendo verso un processo di valutazione scalabile e ripetibile su tutti i portafogli, con definizioni più chiare dell'esposizione, un trattamento più coerente degli effetti diretti e indiretti e legami più stretti tra analisi di portafoglio, supervisione dei gestori e scenario testing."
Il Barometro segnala che il divario tra spesa e governance lascia molti asset owner indietro rispetto ai gestori più avanzati sul piano tecnologico, con bisogno di supporto nell'identificare i partner con le capacità più solide. Per la due diligence, il livello di maturità della governance IA diventa quindi un criterio di valutazione tanto rilevante quanto la performance storica.