11 GIU, 2026

L'IPO di SpaceX, attesa con una raccolta stimata intorno a 75 miliardi di dollari e una valutazione implicita di 1.750 miliardi, è uno degli eventi più rilevanti nella storia recente dei mercati azionari (anche se non è un caso isolato: insieme a OpenAI e Anthropic, queste tre quotazioni stanno ridisegnando le regole degli indici e la struttura del mercato).
Ma al di là della narrativa sull'esplorazione spaziale e sull'innovazione tecnologica, per i gestori professionali la domanda più urgente è un'altra: quali meccanismi tecnici si attiveranno al momento della quotazione, e dove si concentreranno le pressioni di vendita?
La risposta richiede di guardare simultaneamente alla dinamica dell'offerta azionaria, alla riscrittura delle regole degli indici e al valore reale di un'azienda che, a queste valutazioni, scommette su uno scenario di crescita ancora tutto da dimostrare.
Il primo effetto da considerare è meccanico. Valeria Mendiola, Equity Product Specialist di TCW, chiarisce che "data la portata dell'offerta, l'IPO introdurrà una quantità significativa di nuova offerta azionaria" e che "ciò potrebbe determinare una certa riallocazione di capitali, poiché gli investitori finanzieranno la partecipazione riducendo quelle esistenti". Questo crea volatilità a breve termine, in particolare nei titoli growth.
Cole Wenner, Marketing Analyst di KraneShares, precisa dove si concentrerà la pressione: non su un singolo titolo "problematico", ma sulle società a mega-capitalizzazione che dominano i tracker dell'S&P 500 e del Nasdaq-100, perché "è lì che i fondi passivi possono reperire la maggiore liquidità". L'ingresso di SpaceX funziona quindi meno come un confronto settoriale e più come la nascita di "un nuovo centro di gravità che attira peso e capitali dal resto dell'indice di riferimento".
Le tempistiche di inclusione negli indici sono uno degli aspetti più rilevanti per i gestori passivi. Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, ricorda che l'S&P 500 richiede almeno dodici mesi di quotazione e quattro trimestri consecutivi di utili: a queste condizioni, l'inclusione di SpaceX nell'indice delle 500 maggiori società statunitensi "è improbabile prima di un anno dalla quotazione". Il Nasdaq-100, invece, ha abbassato significativamente la sua soglia di accesso.
Mendiola (TCW) conferma che "nel breve termine, la società finirà molto probabilmente a formare il Nasdaq, Russell e Morningstar". Le stime attuali indicano che SpaceX potrebbe rappresentare circa l'1,5% del Nasdaq-100: un'esposizione contenuta per chi investe solo tramite strumenti indicizzati, ma sufficiente a innescare ribilanciamenti tecnici di portafoglio non trascurabili.
La valutazione implicita di SpaceX incorpora aspettative molto ambiziose. Flax (Moneyfarm) la quantifica in circa 100 volte i ricavi attesi, un multiplo "particolarmente elevato per una società che continua a registrare perdite". Wenner (KraneShares) aggiunge che la società presenta un deficit accumulato di 41 miliardi di dollari, ma argomenta che "il vero dibattito riguarda il percorso verso la scalabilità, non la storia contabile dell'azienda".
Il mercato scommette sulla capacità di SpaceX di convertire il dominio nei lanci, la crescita di Starlink e le economie di piattaforma in "un free cash flow sostenibile nel tempo". Wenner (KraneShares) è esplicito sulla condizione necessaria: "la valutazione ha senso solo se si ritiene che questa sia ancora una fase iniziale della storia dell'azienda, e non quella di una matura società aerospaziale". Un test di valutazione non dissimile da quello che Facebook superò nel 2012, come ricorda Flax (Moneyfarm): allora la quotazione da 100 miliardi fu giudicata eccessiva, poi smentita dalla crescita dei dieci anni successivi.
Wenner (KraneShares) usa un termine preciso per descrivere l'effetto strutturale: "cannibalizzazione". I titoli più esposti sono i growth a elevata capitalizzazione che occupano le posizioni più alte nella catena degli investimenti passivi: quando una nuova mega-cap entra in un indice, i meccanismi di ribilanciamento forzano vendite proporzionali su chi già pesa di più, indipendentemente dai fondamentali delle singole aziende.
Mendiola (TCW) aggiunge una dimensione settoriale: il momento in cui SpaceX entrerà nei principali indici "stabilirà un nuovo benchmark di valutazione per l'ecosistema spaziale, compresi i servizi di lancio e le infrastrutture satellitari, con potenziali effetti di ricaduta sui settori adiacenti". La quotazione funziona quindi da evento di repricing non solo per SpaceX, ma per l'intero comparto spaziale e per le società di deep tech che vogliono accedere al mercato pubblico.
Al di là delle dinamiche di breve termine, SpaceX ha implicazioni che vanno oltre il portafoglio. Wenner (KraneShares) ricorda che per la NASA e il Pentagono "una SpaceX quotata in borsa rappresenta sia un rischio sia un vantaggio": la quotazione porta trasparenza e capitale, ma espone un asset strategico nazionale alle pressioni degli azionisti e alla volatilità. Una possibile correzione post-IPO, precisa, "non significherebbe automaticamente il 'salvataggio' di SpaceX da parte del governo", perché lo Stato dipende dalle sue capacità operative, non dal prezzo del titolo.
Mendiola (TCW) inquadra il tutto nella prospettiva di lungo termine: l'IPO di SpaceX è di supporto ai temi strutturali di "domanda di energia, infrastrutture e IA", e potrebbe fungere da "importante punto di riferimento per i mercati privati in fase avanzata, accelerando il percorso verso le quotazioni in borsa, in particolare nell'intelligenza artificiale e in altre tecnologie di frontiera".
L'IPO di SpaceX è un evento a più livelli: ribilanciamento tecnico degli indici, stress test sulla liquidità del mercato e scommessa su uno scenario di crescita a lungo termine ancora da costruire. I gestori professionali devono distinguere tra l'impatto meccanico di breve periodo, gestibile con attenzione ai pesi di portafoglio, e la domanda strategica più difficile: a quale punto della sua storia si trova davvero SpaceX? La risposta a questa seconda domanda è quella che giustifica o smentisce la valutazione da 1.750 miliardi.
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