
22 OTT, 2024

AUTORE: Kristin Ceva, responsabile strategie paesi emergenti di Payden & Rygel
Claudia Sheinbaum, neopresidente del Messico nonché prima donna della Storia a ricoprire questa carica, è chiamata a raccogliere l’eredità politica del suo predecessore Andrés Manuel López Obrador (noto con l’acronimo di Amlo), che lo scorso febbraio ha presentato una serie di proposte di riforme costituzionali, da molti considerate come un impegno preso proprio in vista delle elezioni presidenziali per stimolare la base elettorale del partito e portare all’elezione di Sheinbaum. All’indomani della vittoria schiacciante ottenuta dalla neopresidente, con il partito di centrosinistra Movimiento Regeneración Nacional (Morena) che ha ottenuto la maggioranza dei due terzi alla Camera e la maggioranza al Senato, è diventato chiaro che molte di queste proposte di riforma sarebbero state approvate.
Tra di esse vi è anche la controversa riforma del sistema giudiziario approvata in settembre, che modifica l’attuale procedimento di nomina dei giudici federali per introdurre un meccanismo che implicherebbe l’elezione popolare. Una prassi certo non vista di buon occhio a livello internazionale, che solleverebbe timori di influenze politiche sul sistema giudiziario e, secondo i più critici, aprirebbe la prospettiva di un deterioramento istituzionale del Messico. Meno significative per i mercati sono, invece, la riforma sulla tutela dei popoli indigeni e la riforma della Guardia Nazionale, il corpo di polizia che Amlo creò nel 2019 con l’obiettivo di contrastare il narcotraffico, che oggi viene posto sotto il controllo del ministero della Difesa, e quindi dell’esercito. In prospettiva, vi è un’altra riforma che potrebbe risultare sgradita ai mercati: l’annullamento dell’indipendenza degli enti autonomi, inclusi l’agenzia antitrust, il garante dell’energia e quello delle telecomunicazioni (quest’ultima riforma è stata proposta da Amlo, ma non è ancora stata presentata al Congresso come legge).
Sebbene, all’indomani delle riforme, le preoccupazioni istituzionali siano diventate una realtà, dal punto di vista degli investimenti e delle implicazioni per il credito, stiamo adottando un approccio diversificato. Anzitutto, durante l’ultima presidenza Trump, il Messico ha rinegoziato la sua adesione all’USMCA, l’accordo preferenziale di libero scambio tra Canada, Messico e Stati Uniti, e i portavoci di Sheinbaum hanno sottolineato che la sua amministrazione intende rafforzare ulteriormente la partnership con gli Stati Uniti. Un’alleanza decisiva se si considera che gli Usa rappresentano il principale partner commerciale del Messico, destinatario dell’80% dell’export messicano.
La nuova presidenza ha anche riconosciuto esplicitamente l’importanza del “nearshoring”, cioè lo spostamento delle catene di approvvigionamento dalla Cina verso il territorio nazionale. Infine, dal punto di vista del rating del credito, gran parte della debolezza istituzionale è già riconosciuta e incorporata nel rating del Paese. Non si può escludere un cambio di outlook (specialmente da parte di Moody’s), ma tutte le agenzie di rating hanno dichiarato che i trend fiscali rappresentano il principale elemento da monitorare dopo la manovra espansiva di bilancio intrapresa da Amlo nel 2024. Nel 2025 la nuova amministrazione dovrebbe presentare un bilancio incentrato sul consolidamento, questione che seguiremo da vicino.