
Aggiornato:
27 OTT, 2026
Di RankiaPro

Il 2026 è iniziato con slancio per il mercato degli ETF, affermandosi sempre più come una scelta strategica per gli investitori alla ricerca di diversificazione, efficienza fiscale e rendimenti competitivi.
In questo articolo vediamo quali sono gli ETF commercializzati in Italia con le migliori performance durante il 2026.
Abbiamo considerato gli ETF UCITS disponibili in Italia con un track record di almeno tre anni e un patrimonio di almeno 100 milioni di euro, ordinati per rendimento totale in euro da inizio anno (YTD) secondo i dati di Morningstar. Abbiamo escluso gli strumenti a leva e short, i fondi in criptovalute per la loro volatilità e gli ETC: per questo non compaiono gli ETC sul petrolio, che quest’anno guidano le classifiche generali, né quelli sull’oro e sull’argento (puoi scoprire i migliori ETF per investire in oro e sull’argento nei nostri articoli dedicati).
I dati sono aggiornati al 27 ottobre 2026.
Lanciato il 25 gennaio 2021, il WisdomTree Cybersecurity UCITS ETF è una strategia tematica con circa 439 milioni di dollari di asset in gestione che punta a investire in società globali attive nella sicurezza informatica. In portafoglio ci sono soprattutto aziende di software per la protezione di reti, cloud e identità digitali, come CrowdStrike, Palo Alto Networks e Datadog.
L’ETF replica l’indice WisdomTree Team8 Cybersecurity UCITS, costruito insieme a Team8, società specializzata in cybersecurity. La replica è fisica completa. Il portafoglio è concentrato: i primi dieci titoli pesano circa il 58%. Il TER è dello 0,45%.
L’anno era iniziato male per il software, penalizzato dai timori che l’intelligenza artificiale potesse sostituirne una parte. La cybersecurity ha invertito la rotta dal 10 aprile, quando Anthropic ha limitato la diffusione del suo modello Mythos per il rischio di un uso nei cyberattacchi. Da quel minimo il paniere di Goldman Sachs sul settore è più che raddoppiato, e CrowdStrike, Palo Alto Networks e Fortinet hanno guadagnato oltre il 130%, entrando tra i dieci titoli migliori dell’S&P 500 nel periodo (Bloomberg, 25/09/2026).
Il motivo di fondo è che l’IA moltiplica le vulnerabilità da proteggere. Secondo VulnCheck, l’intelligenza artificiale ha circa raddoppiato le vulnerabilità scoperte rispetto a un anno fa. I conti lo confermano: CrowdStrike ha aumentato del 51% i nuovi ricavi ricorrenti annui (net new ARR) nell’ultimo trimestre e guadagna il 120% da inizio anno (24/7 Wall St., 26/10/2026). Anche la domanda tiene: l’ultima indagine di Evercore ISI tra i distributori segnala budget per la sicurezza in crescita, con spesa concentrata su protezione dei dati e dell’IA, identità digitali e cloud (24/7 Wall St., 23/10/2026).
Il rischio è nelle valutazioni. CrowdStrike tratta a oltre 170 volte gli utili attesi, seconda solo a Tesla nell’S&P 500, e alcuni analisti, come Bernstein, hanno già tagliato i giudizi su parte del settore. I prezzi attuali scontano risultati quasi perfetti: un rallentamento della spesa in IA basterebbe a correggerli.
Lanciato il 5 agosto 2021, l’iShares MSCI Global Semiconductors UCITS ETF USD (Acc) ha circa 5,01 miliardi di euro di asset in gestione e offre un’esposizione globale al settore dei semiconduttori. Investe in aziende a grande, media e piccola capitalizzazione dei mercati sviluppati ed emergenti, attive nella progettazione e produzione di chip e delle apparecchiature necessarie a realizzarli.
L’ETF replica l’indice MSCI ACWI IMI Semiconductors & Semiconductor Equipment ESG Screened Select Capped, che applica criteri ESG e limiti di concentrazione: sono escluse le imprese coinvolte in armi, tabacco, carbone termico o in violazioni dei principi del Global Compact delle Nazioni Unite. La replica è fisica completa. Il portafoglio comprende circa 258 titoli e i primi dieci pesano il 60%, tra cui AMD, TSMC, NVIDIA, Micron e Broadcom. Il fondo è ad accumulazione e ha un TER dello 0,35%.
Il motore è la spesa per l’intelligenza artificiale, che nel 2026 ha raggiunto livelli senza precedenti. Dopo i risultati del primo trimestre, Moody’s ha alzato a 785 miliardi di dollari la stima degli investimenti 2026 di Microsoft, Amazon, Meta, Alphabet, Oracle e CoreWeave, che nel 2027 si avvicinerebbero ai 1.000 miliardi (Data Center Dynamics). Gran parte di questa spesa finisce in chip, memoria e apparecchiature per data center.
I conti dei produttori lo confermano. Nel terzo trimestre TSMC ha aumentato l’utile netto del 68,7% e per il quarto prevede ricavi in crescita del 58% su base annua (MF Milano Finanza, 16/10/2026). Sul fronte della memoria, gli analisti si aspettano che la carenza duri fino al 2027, e questo dà ai produttori un potere di prezzo insolito: SK hynix, che controlla il 57% del mercato delle memorie HBM, ha superato i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione (Websim, 27/05/2026).
Il settore resta però molto volatile. Nell’ultimo mese l’iShares MSCI Global Semiconductors ha perso il 12,71% in una fase di vendite generalizzate sui chip, segno che il mercato reagisce in fretta a qualsiasi dubbio sulla tenuta della spesa in IA. A questo si aggiunge la concentrazione geografica della produzione tra Taiwan, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti, che espone il comparto a tensioni commerciali e geopolitiche.
Lanciato il 21 marzo 2022, il Franklin FTSE Taiwan UCITS ETF ha circa 1,16 miliardi di euro di asset in gestione e offre esposizione alle principali società a media e grande capitalizzazione di Taiwan. Il portafoglio è fortemente legato alla filiera globale dei semiconduttori, con TSMC come prima posizione.
L’ETF replica l’indice FTSE Taiwan 30/18 Capped, che applica limiti di concentrazione: il primo titolo non può superare il 30% del peso dell’indice e gli altri il 18%. La replica è fisica completa. Il fondo è ad accumulazione, quindi reinveste i dividendi, e con un TER dello 0,19% è tra gli ETF su Taiwan più economici disponibili in Italia.
Taiwan è il cuore produttivo dell’intelligenza artificiale, e i numeri del 2026 lo riflettono. A settembre le esportazioni hanno toccato il record di 87,22 miliardi di dollari, il 60,9% in più su base annua, trainate dai prodotti informatici e di comunicazione, quasi raddoppiati (+103%) (Trading Economics, 08/10/2026). Ad agosto gli ordini dall’estero hanno superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari (+71,4%), spinti dalla domanda di server per l’IA e semiconduttori, con gli Stati Uniti come primo mercato (+88,9%) (Ministero dell’Economia di Taiwan, via Focus Taiwan).
Il motore di Borsa è TSMC, il principale produttore mondiale di chip per conto terzi. Nel terzo trimestre ha registrato un utile netto in crescita del 68,7% e per il quarto prevede ricavi in aumento del 58% su base annua. Il titolo è salito di quasi il 60% da inizio anno prima del rallentamento di ottobre (MF Milano Finanza, 16/10/2026).
Proprio questo è il punto da tenere presente: investire in Taiwan significa investire soprattutto in TSMC e nella filiera dei semiconduttori.
Lanciato il 4 giugno 2019, il Franklin FTSE Korea UCITS ETF ha circa 3,96 miliardi di euro di asset in gestione e offre esposizione alle principali società a media e grande capitalizzazione della Corea del Sud. Il portafoglio è dominato dai grandi gruppi tecnologici del Paese, con Samsung Electronics e SK hynix come prime due posizioni.
L’ETF replica l’indice FTSE Korea 30/18 Capped, che applica limiti di concentrazione: il primo titolo non può superare il 30% del peso dell’indice e gli altri il 18%. Il limite è rilevante in un mercato così concentrato, dove i primi dieci titoli pesano il 60,90%. La replica è fisica completa. Il fondo è ad accumulazione e, con un TER dello 0,09%, è tra gli ETF più economici sulla Corea disponibili in Italia.
Il mercato azionario coreano ha vissuto una performance eccezionale nel 2025 e ha mantenuto uno slancio solido ad inizio 2026, con la domanda degli investitori internazionali rimasta robusta grazie a tre motori principali: il ruolo centrale della Corea nella catena di approvvigionamento della memoria per l'intelligenza artificiale, un ciclo di esportazioni nel settore della difesa diventato economicamente significativo e una narrativa di governance aziendale che finalmente si è spostata dalla discussione ai primi passi concreti.
Dal lato dei numeri, il KOSPI ha toccato il record di 8.457 punti il 27 maggio, con un rialzo di circa il 93% da inizio anno (Websim, 27/05/2026). Da allora il mercato ha corretto: nell’ultimo mese il Franklin FTSE Korea ha perso il 18,74%, pur restando a +68,17% nel 2026. A trainare il rally sono stati soprattutto Samsung Electronics e SK hynix, segno di quanto la Borsa coreana sia concentrata su semiconduttori e memoria.
Sul piano della governance, il governo coreano ha promosso il "Corporate Value-up Program", un piano volto a migliorare la valutazione delle azioni nazionali incentivando le aziende a migliorare la governance e ad aumentare i rendimenti per gli azionisti, rendendo il mercato più attraente per gli investitori internazionali
Un elemento da tenere presente: chi combina un ETF MSCI World con un FTSE Emerging Markets esclude completamente la Corea del Sud, pur ritenendo di avere un'esposizione realmente globale. Per gli investitori che puntano su questi indici standard, gli ETF dedicati alla Corea rappresentano quindi anche uno strumento di diversificazione geografica concreta, non una semplice scommessa tattica.
Lanciato il 7 luglio 2015, lo SPDR S&P U.S. Energy Select Sector UCITS ETF ha circa 858 milioni di euro di asset in gestione e offre esposizione alle società del settore energetico incluse nell’S&P 500. In portafoglio ci sono compagnie attive nell’esplorazione, produzione, raffinazione e distribuzione di petrolio e gas, oltre ai fornitori di attrezzature e servizi per l’industria energetica.
L’ETF replica l’indice S&P Energy Select Sector Daily Capped 35/20, la versione dell’indice settoriale adattata alle regole UCITS: un titolo può pesare fino al 35% e gli altri non oltre il 20%. La replica è fisica. È uno dei portafogli più concentrati della classifica: 25 titoli in tutto, con i primi dieci che pesano l’81,71%. Il fondo è ad accumulazione e ha un TER dello 0,15%.
Il settore era partito forte ancora prima della crisi di Hormuz. Prima del conflitto con l’Iran l’energia dell’S&P 500 guadagnava già quasi il 25% da inizio anno, sostenuta dagli sviluppi in Venezuela e dalla rotazione degli investitori dalla tecnologia verso settori meno cari (J.P. Morgan Asset Management, 13/03/2026).
Poi è arrivata la crisi dello Stretto di Hormuz. Ad aprile il Brent ha toccato i 110 dollari al barile (We Wealth, 28/04/2026). A settembre nello stretto transitavano circa 7 milioni di barili al giorno, contro i circa 20 prima della guerra (Macquarie, via Websim, 08/09/2026), e a ottobre il greggio resta intorno ai 110 dollari (Trading Economics).
Rispetto al passato, le compagnie arrivano a questa fase con bilanci meno indebitati che nel 2022: i maggiori profitti possono finanziare riacquisti di azioni, riduzione del debito o acquisizioni, più che nuovi investimenti (J.P. Morgan AM). È uno dei motivi per cui il mercato premia il settore. Il precedente più vicino è proprio il 2022, quando, con la guerra in Ucraina, l’energia dell’S&P 500 chiuse l’anno a +59%.
Resta però una distanza netta: gli ETF azionari sull’energia guadagnano intorno al 60-66%, contro il 155,54% dell’ETC sul Brent. Il mercato azionario non sconta che il petrolio resti a questi livelli, e una riapertura di Hormuz può invertire rapidamente il trend: a fine giugno, in una fase di distensione, il Brent era tornato a circa 2 dollari dal livello pre-conflitto (Websim, 25/06/2026).
I contenuti di questo articolo hanno esclusivamente carattere informativo e non devono essere intesi come consulenza in materia finanziaria.