
6 FEB, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

L'economia globale è entrata in una fase di turbolenza dopo che il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone dazi del 25% su Canada e Messico e del 10% sulla Cina. Questa mossa unilaterale, che ricorda le tensioni commerciali del suo primo mandato, sta generando immediate ripercussioni sui mercati finanziari internazionali, innescando timori di una potenziale guerra commerciale e sollevando interrogativi tra gli investitori circa le conseguenze economiche a breve e medio termine. Ecco l'opinione degli esperti al riguardo.
George Brown, Senior US Economist di Schroders, sottolinea che "i dazi su Messico e Canada dovrebbero avere un impatto più sostanziale, se attuati in modo rigoroso come suggerito inizialmente". Brown spiega che questi paesi rappresentano il 28,3% delle importazioni totali degli Stati Uniti, contro il 13,6% della Cina, amplificando potenzialmente l'effetto economico. Inoltre, Brown avverte che le previsioni per la crescita e l'inflazione si muoverebbero nella direzione stagflazionistica, con un indebolimento delle prospettive di crescita degli Stati Uniti accompagnato da un aumento dell'inflazione.
Peter van der Welle, Strategist di Robeco, evidenzia che "la rapida esecuzione della minaccia sui dazi ha colto di sorpresa i mercati, stimolando la volatilità dei mercati azionari, mentre i consueti beni rifugio, l'oro e il dollaro, sono saliti". Van der Welle prevede che la volatilità del mercato rimarrà elevata nel breve termine, soprattutto considerando il rischio di ulteriori annunci commerciali verso Cina, Europa e/o Giappone. Aggiunge che l'incertezza sulla politica commerciale degli Stati Uniti ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 40 anni, ad eccezione dell'estate 2019.
Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel, afferma che "i dazi appena introdotti sono tra le tasse potenzialmente più significative per le famiglie e le imprese statunitensi nel dopoguerra". Secondo le sue stime, questi potrebbero costare alle famiglie americane tra $1.500 e $7.600 all'anno. Cleveland aggiunge che "la crescita economica degli Stati Uniti subirà un rallentamento" e stima che i dazi potrebbero ridurre dello 0,5% la crescita annuale del PIL USA. Sottolinea inoltre che i dazi danneggiano anche le imprese aumentando i costi dei fattori produttivi e creando un clima di incertezza per le aziende.
Inoltre, il team di gestione di Pharus riporta che, secondo le prime analisi, i nuovi dazi potrebbero ridurre le stime sugli utili dell'S&P 500 di circa il 2-3%. Inoltre, segnalano che la stagione degli utili è in pieno svolgimento, con circa il 40% delle società dell'S&P 500 che hanno riportato risultati, battendo nell'77% dei casi le stime.
Il team di Pharus osserva che "le valutazioni azionarie restano mediamente elevate", ma avverte che la parte lunga dei tassi rimane una delle principali variabili che possono impattare l'andamento degli equity. Sottolineano inoltre che il livello del 5% sul decennale americano è una soglia di allarme che tutto il mercato tiene d'occhio. Il team aggiunge che le previsioni di crescita degli utili per il mercato americano indicano un +14.5% per il 2025 e un +14% per il 2026, cifre al di sopra delle medie storiche.
Jeffrey Cleveland (Payden & Rygel) suggerisce che "i tassi di interesse potrebbero scendere. Potrebbe essere necessario del tempo, ma è probabile che i tassi di interesse a breve e a lungo termine scenderanno non appena gli investitori si renderanno conto del fatto che i dazi penalizzano la crescita". Cleveland ritiene che la Fed potrebbe concentrarsi più sui rischi per la crescita che sull'inflazione, purché le aspettative di inflazione rimangano sotto controllo. Ricorda che durante la prima guerra commerciale del 2018-2019, la Fed effettuò tre tagli dei tassi nonostante un'inflazione core al di sotto del 2%.
Peter van der Welle (Robeco) avverte che i paesi con un elevato surplus commerciale con gli Stati Uniti, come la Germania, potrebbero adottare un approccio pragmatico per evitare una guerra commerciale, acquistando più GNL statunitense e aumentando la spesa per la difesa. Tuttavia, sottolinea che l'UE si muove consensualmente e paesi più autarchici come la Francia potrebbero ostacolare la formazione di un fronte unito nei negoziati commerciali.
Il team di Pharus suggerisce che questa combinazione di fattori potrebbe portare a un possibile ribasso a breve termine di circa il 5% per l'S&P500. Tuttavia, se gli investitori riterranno che le tariffe siano solo una leva negoziale temporanea in vista di un accordo, l'impatto potrebbe essere più contenuto. Infine, il team sottolinea l'importanza del tema DeepSeek e della crescente competizione nel settore dell'intelligenza artificiale come driver di mercato a lungo termine.