
28 DIC, 2023
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il 2023 sta per finire ed è il momento di esaminare le previsioni delle società di gestione dei fondi per il 2024: cosa succederà a livello globale e macroeconomico e come dovremo adattare le nostre decisioni di investimento? Scoprilo di seguito.
Gli investitori si sono adattati alle disruption causate dalla pandemia, all'aumento dei rischi geopolitici e all'impennata dell'inflazione, ma occorrerà adeguarsi ancora nello scenario attuale, caratterizzato da maggiore volatilità della crescita, costi di capitale più elevati e instabilità geopolitica. Il nuovo anno promette una maggiore dispersione dei rendimenti tra asset class, settori e regioni, con scelte e trade off complessi.
"Crediamo che gli investitori avranno bisogno di soluzioni dinamiche per affrontare con successo il cambiamento nel 2024. Le strategie attive per gli investimenti tradizionali e alternativi che possono contribuire a creare alpha saranno cruciali, insieme alla diversificazione e alla gestione del rischio. I trend disruptive a lungo termine legati a sostenibilità e innovazione tecnologica, compresa l'intelligenza artificiale (AI), dovrebbero portare a nuove realtà interessanti".
<em>Michael Brandmeyer, global co-head e co-chief investment officer per l'External Investing Group di Goldman Sachs AM</em>
Goldman Sachs Asset Management prevede che nel 2024 diversi temi chiave influenzeranno i mercati finanziari globali e le strategie di investimento:
Molti investitori sono consapevoli del fatto che i potenziali rendimenti degli investimenti sostenibili non sono solo interessanti e rilevanti, ma anche sempre più competitivi. I fondi di transizione e i fondi “improver" stanno mettendo a disposizione capitali e incentivi finanziari affinché i leader del settore ad alta densità carbonica intensifichino gli sforzi legati alla decarbonizzazione. Le aziende del settore delle tecnologie clean sono interessanti, soprattutto alla luce del calo delle valutazioni verificatosi quest'anno.
Si prevede che entro il 2030 la domanda di batterie agli ioni di litio raggiungerà 4,7 terawattora (o 300 gigafabbriche) a livello mondiale, per sostenere la crescita delle fonti rinnovabili e dei veicoli elettrici.
"La duplice attenzione alla sicurezza dell'approvvigionamento e alla sostenibilità a livello regionale genererà, nel 2024, opportunità di investimenti privati su larga scala lungo tutta la filiera delle batterie agli ioni di litio. Esiste un potenziale significativo nel campo del riciclaggio delle batterie agli ioni di litio, della raffinazione dei metalli critici e della transizione verso prodotti chimici sostenibili a basso costo che si basano su materiali disponibili in abbondanza, soprattutto ioni di sodio".
Michael Bruun, global co-head di private equity di Goldman Sachs AM
"Gli investitori stanno investendo capitali privati in soluzioni innovative per garantire l'efficienza delle risorse e ridurre gli effetti fisici del cambiamento climatico in molti settori chiave, soprattutto per quanto riguarda l'acqua. Questa intersezione tra software, dati e dispositivi intelligenti contribuirà a creare opportunità anche nel 2024", ha aggiunto Bruun.
Per decarbonizzare il 75% dell'economia globale, si stima un costo di 3,1 trilioni di dollari l'anno. I green bond, che da mercato di nicchia sono diventati mainstream, saranno un importante bacino di capitali: dalla prima emissione del 2007, questo mercato è cresciuto fino a raggiungere i 2.000 miliardi di dollari a livello globale.
"Le opportunità di investimento stanno crescendo in società che presentano valutazioni a sconto e che hanno una forte impronta ambientale e stanno modificando i loro business model per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Circa l'80% delle emissioni Scope 1, 2 e 3 sono generate solo dal 22% del mercato del public equity. Contribuire alla transizione di queste aziende può ridurre in modo tangibile le emissioni globali di gas serra, ottenendo risultati positivi e allo stesso tempo vantaggiosi", ha dichiarato Bram Bos, global head of green, social and impact bonds di Goldman Sachs Asset Management.
La componente della sostenibilità su cui si concentreranno maggiormente gli investitori è l'impatto sociale, dal momento che l'aumento delle disparità socioeconomiche ha reso più impellente la necessità di ridurre le disuguaglianze. Le società che offrono soluzioni di tipo sociale come abitazioni a prezzi accessibili, istruzione e assistenza sanitaria, oltre all'inclusione finanziaria, a stili di vita salutari e all'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienici, dovrebbero risultare interessanti.
Gli investitori del mercato privato continuano a mantenere la rotta. Alcune società devono trasformarsi in modo significativo per affrontare le nuove realtà di mercato e i megatrend secolari. Molte preferiscono i capitali privati a quelli pubblici per poter compiere questa trasformazione a livello privato, senza dover sottostare al ciclo delle trimestrali.
Attualmente, con oltre 10.000 miliardi di dollari investiti in asset di private equity, real estate, infrastrutture e settore del credito, il mercato secondario è sempre più utilizzato sia dagli investitori che dai gestori che necessitano di liquidità o di soluzioni patrimoniali per i loro investimenti.
"Per adattare i portafogli alle nuove realtà, caratterizzate da tassi più elevati per un periodo di tempo prolungato e da un'accelerazione dei trend di crescita secolari, gli investitori possono ridurre le quote in portafoglio, vendendo a potenziali acquirenti un determinato pool di asset. Allo stesso modo, i mercati secondari consentono ai gestori di offrire liquidità ai loro investitori e di estendere i periodi di detenzione degli asset più importanti all'interno dei fondi in via di maturazione. Anche le soluzioni strutturate del mercato secondario, come il preferred equity, sono prese in considerazione sia dagli investitori che dai gestori che necessitano di liquidità ma cercano di mantenere un'esposizione a lungo termine ai loro portafogli o ai loro asset".
Harold Hope, global head of Vintage Strategies di Goldman Sachs Asset Management.
Al contempo, la proliferazione degli investimenti privati non riduce la richiesta di mercati pubblici che offrano opportunità diverse, facilitino un rapido impiego del capitale e offrano agli investitori la liquidità necessaria per muoversi rapidamente quando le condizioni di mercato si modificano. Il compromesso non sta nella contrapposizione tra un'asset class e l'altra, ma piuttosto nel raggiungere il giusto equilibrio tra le due.
"Forse proprio perché ci troviamo ad affrontare un periodo di incertezza, le prospettive per i mercati privati stanno migliorando. Gli investitori devono continuare a prestare attenzione ai fattori macroeconomici e geopolitici, tra cui rischi di recessione, conflitti politici e militari, inflazione e aumento dei tassi", ha dichiarato Brandmeyer.
A questo punto del ciclo di mercato, un approccio integrato alla costruzione del portafoglio può beneficiare delle differenti caratteristiche e della composizione dei mercati dei capitali pubblici e privati.
La crescita globale comincia a divergere. Gli investitori dovrebbero individuare i potenziali fattori scatenanti di un nuovo rischio, come ad esempio i cambiamenti nella politica della Fed, che lasciano presagire il primo taglio dei tassi. Questo potrebbe avvenire quando l'attività economica, i mercati del lavoro o l'inflazione si indeboliranno. Qualsiasi segnale di crescita negativa a livello globale potrebbe indurre il mercato a estrapolare risultati negativi di portata più ampia. Reazioni eccessive sul sentiment e una Fed accomodante verso la metà del 2024 potrebbero essere segnali per riconsiderare un'allocazione al rischio di lungo periodo.
"A fronte dell'incertezza sui tassi d'interesse, sulle questioni geopolitiche e sull'inflazione, gli investitori dovrebbero pensare a opportunità periferiche, combinate con un portafoglio core e con un'allocazione nel capitale privato. Gli investimenti nella transizione energetica globale e nelle tecnologie disruptive possono essere forti driver di alpha. I flussi di cassa garantiti, la sottoscrizione di alta qualità e le solide garanzie nel credito privato possono offrire buoni rendimenti, ideali per contrastare l'aumento dei tassi di base", ha dichiarato Wilson-Elizondo.
L’outlook a un anno di Robeco prevede un cambiamento significativo nel panorama economico globale nel 2024. L’era di Riccioli d’oro volge al termine. Il calo della spesa per consumi e degli investimenti aziendali riflette probabilmente un crescente rallentamento del ciclo economico del G7. Il perdurare di tassi elevati potrebbe far salire la disoccupazione dell’1-2% in vista del 2025. La persistente solidità dei bilanci delle imprese e delle famiglie ha impedito finora una recessione classica. La Cina, invece, è alle prese con il rischio di una vera e propria deflazione. La continua tendenza al ribasso delle vendite e dei prezzi delle abitazioni potrebbe ostacolare una ripresa sostenibile dei consumi interni.
Contrariamente alle aspettative del mercato, nel 2023 l’economia statunitense ha mostrato una sorprendente capacità di tenuta, con un tasso di disoccupazione contenuto e una diminuzione dell’inflazione. Questo fenomeno, definito ‘immacolata disinflazione’, si è esteso anche all’Eurozona. Tuttavia, l’ultimo miglio della lotta all’inflazione si rivelerà il più difficile. Gli sforzi tesi a ridurre ulteriormente l’inflazione avranno un costo più elevato, poiché il trade-off tra disoccupazione e inflazione si fa più pronunciato via via che la crescita dei prezzi rallenta. L’efficacia dell’immunizzazione degli emittenti sovrani, delle famiglie e delle imprese a un regime di tassi d’interesse reali elevati è destinata a diminuire. La narrazione attualmente prevalente suggerisce un atterraggio morbido, in cui l’inflazione viene riportata sotto controllo senza un aumento significativo della disoccupazione. Tuttavia, questa previsione ci sembra eccessivamente ottimistica.”
<em>Peter van der Welle, multi-asset strategist di Robeco</em>
Il panorama geopolitico nel 2024 si prospetta complesso, con importanti elezioni nei paesi del G7. L’ascesa dei partiti di estrema destra, i conflitti in corso e le relazioni tese con la Cina contribuiscono a frammentare l’ordine mondiale, alimentando l’incertezza sulle politiche economiche. L’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) è vista come una possibile soluzione per migliorare la produttività e ridurre i costi unitari del lavoro. Tuttavia, finora il potenziale dell’IA dal lato dell’offerta non si è ancora tradotto in un miglioramento della produttività.
Nel 2024 i mercati finanziari risentiranno dell’inasprirsi delle condizioni finanziarie. Il picco dei rendimenti obbligazionari potrebbe essere di là da venire, con ricadute sull’uso di questi titoli come strumento di copertura. Le curve dei rendimenti potrebbero diventare ancora più ripide a causa dei timori per le politiche di bilancio, anche se le correlazioni tra obbligazioni e azioni diventeranno probabilmente negative quando l’inflazione core scenderà sotto il 3%. I mercati azionari sono frenati da problemi quali la diminuzione della liquidità, le tensioni geopolitiche e gli elevati tassi di interesse. Le attuali proiezioni di crescita a doppia cifra degli utili emerse dal consensus sembrano piuttosto ottimistiche, il che potrebbe innescare una compressione dei multipli. Le previsioni di consensus sugli utili comportano rischi di ribasso, ma l’Europa e il Giappone potrebbero cavarsela meglio. Sul mercato valutario, il dollaro USA potrebbe aver raggiunto un picco in termini di valutazioni, in quanto la Fed si accinge a tagliare i tassi d’interesse. La coppia USD/JPY è interessante per via del potenziale di rialzo della valuta giapponese.
Dato il considerevole rischio di coda che i prezzi del petrolio rimangano elevati a lungo nel 2024 nonostante l’indebolimento della crescita, il prossimo anno potremmo non assistere a una svolta nella performance dei fondi sostenibili. Nel lungo periodo, gli investimenti sostenibili sono probabilmente destinati a prosperare grazie agli interventi normativi, agli strumenti d’investimento verdi e al continuo interesse della società e degli investitori. L’Europa, gli Stati Uniti e altre regioni sono intenti a introdurre oltre 40 provvedimenti legislativi riguardanti varie questioni sociali e ambientali. Queste normative mirano a produrre risultati auspicabili sul lungo termine, ma possono comportare un aumento delle spese per investimento o dei costi operativi per le aziende nel breve periodo.
Vista la crescente importanza della sostenibilità sia per le autorità di regolamentazione che per la società, gli azionisti sono diventati più attivi nel far valere i propri diritti. Al contempo, il dibattito si fa ogni giorno più polarizzato.
“Le delibere degli azionisti sono di solito un valido indicatore di ciò che gli investitori istituzionali hanno in mente. Il cambiamento climatico ha catalizzato gran parte dell’attenzione negli ultimi anni e sarà un tema caldo anche nel 2024. Anche la trasparenza fiscale e l’intelligenza artificiale – temi che da tempo fanno parte del programma di engagement di Robeco – iniziano a richiamare l’interesse degli investitori, insieme alle pari opportunità, alla diversità e alle politiche di prezzo.”
Masja Zandbergen, Head of ESG Integration di Robeco
Il tanto temuto hard landing dell'economia mondiale è stato evitato, almeno finora: la crescita è stata sorprendentemente forte negli Stati Uniti, mentre nell'Eurozona l'attività ha ristagnato, ma non ha vacillato. Su entrambe le sponde dell'Atlantico, l'inflazione è rallentata. Secondo Anton Brender, Chief Economist, e Florence Pisani, Global Head of Economic Research di Candriam, rimangono comunque molte incertezze.
I due esperti hanno evidenziato temi urgenti per il 2024: la crescita globale potrà resistere alle crescenti tensioni geopolitiche? L'inflazione si avvicinerà all'obiettivo del 2% fissato dalle banche centrali entro la fine del 2024? Dovremmo temere l’esplosione di una crisi finanziaria innescata dall'aumento dei tassi d'interesse? Quanto aspetteranno le banche centrali prima di tagliare i tassi di interesse?
La situazione geopolitica resta altamente incerta, senza che si intraveda la fine della guerra in Ucraina e del conflitto tra Israele e Hamas. Secondo Anton Brender, Chief Economist di Candriam, “Un'estensione del conflitto tra Israele e Hamas che portasse a un blocco dello stretto di Hormuz avrebbe gravi conseguenze. I prezzi del petrolio e del gas naturale aumenterebbero notevolmente, poiché attraverso lo stretto passa circa un quinto del consumo totale di petrolio e dei flussi annuali di GNL. L’economia mondiale potrebbe entrare in recessione se si dovesse verificare un rialzo prolungato dei prezzi di petrolio e GNL. Tuttavia, anche se la situazione dovesse evolversi rapidamente, a meno di un'escalation del conflitto, il nostro scenario rimane quello di un prezzo del petrolio vicino ai 90 dollari al barile e di un prezzo del gas naturale in Europa intorno ai 50 euro per MWh, vicino al livello attuale. In questo contesto, la crescita globale dovrebbe rimanere sottotono, ma una recessione globale è improbabile".
Nonostante un rimbalzo nel terzo trimestre del 2023, il PIL della Cina resta significativamente al di sotto del trend pre-Covid. La fiducia debole spinge le famiglie a preferire il risparmio e impedisce la ripresa dei consumi. Il settore immobiliare continua a soffrire per la grave mancanza di acquirenti. In questo contesto, le misure annunciate da Pechino a partire da agosto (riduzione dei tassi ipotecari, riduzione degli acconti e allentamento delle restrizioni sulle transazioni immobiliari) dovrebbero essere appena sufficienti per evitare un peggioramento del crollo del settore immobiliare, ma non abbastanza per rilanciare la crescita.
"L'economia cinese soffre di un eccesso di risparmio privato che ora può essere assorbito solo dal governo. L'aumento dei trasferimenti fiscali di Pechino alle autorità locali dimostra che il governo centrale vuole mitigare le difficoltà di finanziamento degli enti locali e sostenere maggiori investimenti infrastrutturali nei prossimi mesi. A meno che le autorità non intensifichino significativamente il loro sostegno politico, è probabile che la crescita rimanga al di sotto delle aspettative".
Anton Brender, chief economist, e Florence Pisani, global head of Economic Research di Candriam
L'economia statunitense si è dimostrata sorprendentemente robusta: dopo un rallentamento, la domanda interna ha registrato una forte ripresa dall'inizio dell'anno. Allo stesso tempo, le pressioni sui prezzi al consumo hanno continuato ad allentarsi e i salari a decelerare, grazie all'attenuarsi delle tensioni post-pandemia ma anche a un significativo incremento della popolazione in età lavorativa. D'ora in poi, piuttosto che scommettere sul continuo aumento della forza lavoro o su un rilancio della produttività, la Fed vorrà assistere a un rallentamento dell'attività.
"L'inasprimento delle condizioni finanziarie in atto dall'estate aiuterà la Fed. Anche la forza dell'edilizia manifatturiera - innescata dal CHIPS Act (che fornisce nuovi finanziamenti per incentivare la ricerca e la produzione nazionale di semiconduttori) e dall'IRA (Inflation Reduction Act) - dovrebbe progressivamente affievolirsi, mentre il sostegno fornito dalla spesa pubblica probabilmente si indebolirà. Inoltre, un aumento duraturo dei tassi di interesse dovrebbe frenare gli investimenti residenziali. Tassi di interesse elevati sul credito al consumo peseranno sui consumi che però, a condizione che l'inflazione continui a rallentare, continueranno a crescere a un buon ritmo. In questo contesto, un soft landing sembra realizzabile.”
Florence Pisani, Global Head of Economic Research di Candriam
“In termini di tassi d'interesse, ci aspettiamo che la Fed attenda ancora molti mesi prima di iniziare a tagliare i tassi", aggiunge Florence Pisani. Secondo lei, il persistere di tassi elevati a lungo termine, tuttavia, rappresenta un rischio per questo scenario piuttosto ottimistico.
L'attività nell’Eurozona è stagnante dalla metà del 2022, con la maggior parte delle componenti della domanda privata che si muovono lateralmente o che sono in calo. Con l'aumento dei tassi ipotecari, si prevede un'ulteriore contrazione degli investimenti residenziali. L'aumento dei default è meno preoccupante di quanto sembri, ma i tassi di prestito in rialzo comprimeranno i profitti delle imprese, mentre l'indebolimento della domanda ne frenerà gli investimenti. Il calo dell'inflazione dovrebbe tuttavia sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e aiutare i consumi a crescere moderatamente, consentendo una crescita leggermente positiva nel 2024.
“Una crescita prossima allo zero diventerà probabilmente la 'nuova normalità' nell'Eurozona", commenta Florence Pisani. "L'invecchiamento della popolazione e i deludenti aumenti di produttività non sono destinati a invertirsi presto", ha aggiunto. "In questo contesto, la BCE dovrebbe interrompere la politica monetaria restrittiva, ma mantenere i tassi di interesse elevati ancora per molti mesi. Per riportare l'inflazione all'obiettivo del 2% è necessario creare un po' di allentamento nel mercato del lavoro. In prospettiva, l'Eurozona dovrà affrontare molte sfide. I prezzi elevati dell'energia rimarranno probabilmente un vento strutturale contrario. Inoltre, è probabile che il divario degli investimenti con gli Stati Uniti continui ad aumentare nei prossimi anni, rendendo improbabile un rilancio della produttività. Le deboli prospettive di crescita renderanno più complicato il consolidamento delle posizioni fiscali, in un momento in cui gli ambiziosi obiettivi climatici dell'UE richiederebbero 1,5 punti di PIL di investimenti pubblici aggiuntivi nel periodo 2021-30", conclude Florence Pisani.
Dopo un 2023 ricco di sorprese che hanno influenzato i mercati, tra cui un’inflazione persistente, una crescita modesta, un’improvvisa crisi bancaria e l’inasprimento continuo della politica monetaria, State Street Global Advisors prevede che l’incertezza continuerà a persistere anche nel 2024, con attese di crescita a livello mondiale al di sotto della media.
Anche se lo scenario di un “atterraggio morbido” resta lo scenario base, gli investitori dovrebbero comunque continuare ad adottare un atteggiamento cauto a per le incertezze a cui sono esposte le economie globali, a causa dell’inasprimento della politica monetaria che continua a far sentire i suoi effetti nel sistema.
Lori Heinel, Global Chief Investment Officer, ha dichiarato: “Con l’escalation delle tensioni geopolitiche, importanti elezioni e la politica monetaria che sta raggiungendo un punto critico, il prossimo anno si prospetta sfidante per gli investitori. Nel corso del 2024 bisognerà essere agili per rispondere ai segnali del mercato e ai molteplici fattori del contesto macroeconomico. Anche se si possono trovare opportunità nell’azionario, crediamo che il mercato obbligazionario offra maggiori opportunità alla luce degli attuali tassi di interesse e della traiettoria prevista per la crescita e per i tassi di interesse in futuro”.
“Nell’ultimo anno le economie globali si sono mostrate sorprendentemente resilienti a fronte del ciclo di inasprimento monetario più intenso degli ultimi decenni, con l’economia statunitense che ha mostrato una solidità degna di nota. Anche se molte aree potrebbero beneficiare di un “atterraggio morbido”, questo dipenderà in gran parte dalle politiche delle banche centrali”.
Michael Arone, Chief Investment Strategis si US SPDR Business
Lo scenario base della società prevede che le banche centrali ridurranno i tassi di interesse più rapidamente di quanto atteso dai mercati, in particolare negli Stati Uniti. Tuttavia la società crede che questo atterraggio morbido sia fragile e dipenda dalla strategia delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve. Qualora le banche centrali continuassero a mantenere una posizione restrittiva, questo scenario potrebbe infatti essere messo a repentaglio.
Anche l’escalation dei conflitti geopolitici rappresenta un rischio rilevante. Nel 2024, il mutevole panorama geopolitico, dall’incertezza delle relazioni internazionali e commerciali, ai conflitti, alla possibilità che le prossime elezioni possano ridisegnare la retorica politica, richiede un attento lavoro di monitoraggio e agilità nel posizionamento del portafoglio.
Simona Mocuta, Chief Economist, ha aggiunto: “Uno scenario mondiale caratterizzato da una crescita inferiore alla media e da una disinflazione persistente continuerà a rappresentare una sfida per gli investitori, dal momento in cui la prospettiva di un atterraggio morbido appare probabile, ma non garantita”.
A fronte di un potenziale significativo rallentamento dell’attività economica e di una costante disinflazione, State Street Global Advisors ritiene che il reddito fisso sia una delle classi di attivo meglio posizionate dal punto di vista del rischio/rendimento. In particolare, la società ritiene che le obbligazioni sovrane - nello specifico i Treasury statunitensi – possano rappresentare una proposta interessante nel medio termine.
“A nostro avviso, con gli effetti dei rialzi dei tassi che continuano a influenzare l’economia globale, essere sovrappesati nella duration dell’obbligazionario sovrano, in particolare dei Treasury statunitensi, consentirà agli investitori di incorporare nelle valutazioni un calo dei tassi e un bullish steepening della curva nel prossimo anno”.
Matt Nest, Global Head of Active Fixed Income.
Per quanto riguarda il mercato obbligazionario State Street Global Advisors stima che il rallentamento dell’economia e la progressione del ciclo del credito costituiranno una sfida per i profitti e i bilanci aziendali. Inoltre, la società prevede che per il credito ci saranno dei livelli di ingresso più interessanti nei prossimi trimestri..
State Street Global Advisors prevede un 2024 impegnativo per il mercato azionario. Sebbene quest’anno la classe di attivo abbia registrato una performance superiore alle aspettative, la sua recente forza, insieme all’aumento dei rendimenti obbligazionari, ha portato ad una riduzione del premio di rischio azionario che si traduce in prospettive meno interessanti per il comparto.
“Una maggiore prudenza da parte dei consumatori e una più marcata attenzione ai prezzi avranno implicazioni negative sugli utili aziendali; pertanto, gli investitori devono prestare particolare attenzione ai rischi derivanti dall’aumento dei tassi di interesse reali e dal rallentamento sia della disponibilità monetaria che della crescita economica nel 2024”.
Altaf Kassam, EMEA Head of Investment Strategy & Research
Pertanto State Street Global Advisors adotterà un approccio selettivo al mercato azionario, concentrandosi su titoli di qualità e a grande capitalizzazione che presentano bilanci solidi, forti posizioni di mercato e che sono posizionati in modo da poter trarre beneficio dalle politiche che favoriscono la crescita.
Attualmente il mercato statunitense è il preferito, in virtù della sua composizione settoriale e del vantaggio competitivo delle sue società, mentre il Giappone potrebbe essere interessante grazie al miglioramento della corporate governance e dell’efficienza del capitale, dimostrato dall’aumento dell’attività di riacquisto di azioni proprie a sua volta sostenuta dagli elevati livelli di liquidità presenti nei bilanci societari. State Street Global Advisors ritiene invece che l’Europa dovrà affrontare venti contrari a causa delle difficili condizioni economiche, in quanto la stretta monetaria ha impattato più rapidamente sull’economia rispetto agli Stati Uniti a causa di un contesto fiscale meno favorevole.
Considerato il contesto globale, State Street Global Advisors ritiene che i mercati emergenti rimarranno vulnerabili, ma con aree di opportunità, in particolare nel debito in valuta forte e in alcuni titoli azionari.
L’evoluzione del contesto di maggiore volatilità e incertezza fa sì che il debito sovrano in valuta forte appaia relativamente più interessante di quello in valuta locale, in quanto gli spread dei mercati emergenti offrono ancora valore e, in assenza di una recessione negli Stati Uniti, hanno il potenziale di restringersi ulteriormente.
Se il 2022 era stato un anno connotato da pessimismo, giustificato dall'inflazione elevata e dal rischio di recessione, nel 2023 i mercati sono stati guidati da due fattori ottimistici: l'inizio di un ciclo di disinflazione e le economie che hanno mostrato un certo grado di resilienza, o addirittura di solidità nel caso degli Stati Uniti. Questo ha favorito un rimbalzo degli asset rischiosi, anche se relativo, e ha rinnovato la speranza degli investitori per il 2024.
Siamo cautamente ottimisti per il 2024, per una serie di ragioni.
Restiamo convinti che l'inflazione sia in parte alimentata dai cambiamenti strutturali legati alla demografia (la popolazione mondiale in età lavorativa sta invecchiando), ai cambiamenti nel mix energetico (la transizione energetica è inflazionistica, così come il mancato riavvio degli investimenti nel gas e nel petrolio di scisto e la riduzione dell'accesso al gas russo a basso costo) e alla de-globalizzazione (la globalizzazione è stata un fattore di deflazione, e la ridotta ottimizzazione della produzione di beni e servizi è ora inflazionistica).
Allo stesso tempo, la forte tendenza disinflazionistica osservata sembra essersi esaurita a partire da giugno 2023, con un rallentamento dei fattori disinflazionistici dell'energia, oggetto di incertezza soprattutto in Europa a seguito delle tensioni geopolitiche, e dei beni. Affinché questo ciclo disinflazionistico continui, i servizi (che attualmente rappresentano quasi l'80% dell'inflazione negli Stati Uniti1) dovranno raccogliere il testimone. Tuttavia, l'inflazione dei servizi, altamente sensibile ai livelli salariali, richiede tradizionalmente tempi di normalizzazione più lunghi.
L'inflazione sembra quindi ben radicata nelle economie e rimane a livelli ancora lontani dagli obiettivi delle banche centrali. I mercati finanziari, invece, sono più ottimisti: gli investitori si aspettano che l'inflazione torni al 2% tra circa un anno e che le banche centrali effettuino i primi tagli dei tassi in primavera, sia in Europa (con un taglio di circa 80 punti base previsto per l'anno prossimo1) sia negli Stati Uniti (con la previsione di tagli per circa 100 punti base previsto1).
Un anno fa, il consensus prevedeva una recessione nel 2023, che però alla fine non si è verificata. Anzi, le economie hanno dimostrato un certo grado di resilienza e le aziende hanno mantenuto la propria redditività a livelli piuttosto notevoli.
In questo contesto, la Banca Centrale Europea (BCE) e la Federal Reserve (Fed) statunitense prevedono tassi di crescita positivi per il prossimo anno, sia in Europa che negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, il mercato prevede per il prossimo anno una crescita degli utili dell'11% negli Stati Uniti e di circa il 7%4 in Europa.
Ci sono tutte le ragioni per credere che il tema della recessione sia stato soppiantato da quello della riaccelerazione. Come si possono conciliare queste proiezioni con la realtà? I dati macroeconomici iniziano a scendere in Europa e rallentano negli Stati Uniti5. Inoltre, la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre è stata più contrastante, e per una buona ragione: nell'attuale contesto, il management è stato decisamente più cauto, in un momento in cui il cambiamento del regime dei tassi di interesse potrebbe avere conseguenze importanti per le nostre economie.
Sebbene il loro impatto finale rimanga incerto, le politiche monetarie restrittive degli ultimi 18 mesi stanno iniziando a destare tensioni nell'economia reale, come nel mercato immobiliare, e potrebbero esacerbare qualsiasi potenziale movimento al ribasso.
Di fronte a questi mercati dislocati, emergono opportunità di investimento, a patto di saperle individuare: in questo caso, la selettività è essenziale. Ecco le nostre principali convinzioni per il 2024.
In questo contesto di rialzo dei tassi d'interesse, il valore relativo degli asset rischiosi si è spostato a favore del mercato obbligazionario: per la prima volta dal 2001, i rendimenti a 6 mesi degli Stati Uniti hanno superato il rendimento degli utili dell'S&P 500. Allo stesso tempo, mentre il premio per il rischio azionario al livello più basso degli ultimi 10 anni, il mercato obbligazionario sta registrando rendimenti positivi: la strategia carry sta tornando a essere interessante.
In generale, siamo più costruttivi sull'Europa che sugli Stati Uniti, in un contesto in cui, fenomeno raro, i premi al rischio in Europa sono ora più alti di quelli degli Stati Uniti.
Inoltre, sebbene la questione della duration rimanga irrisolta e sarà probabilmente al centro del dibattito nei prossimi mesi, il segmento del credito a breve resta interessante: la scarsa profondità delle curve del credito riduce l'attrattiva delle scadenze più lunghe8.
Manteniamo inoltre una preferenza per i segmenti di qualità, in particolare per l'Investment Grade (IG). L'aumento dei tassi di interesse ha spinto i rendimenti degli emittenti Investment Grade (IG) in territorio positivo dopo anni di rendimenti bassi o negativi. Allo stesso tempo, l'ampliamento dei premi per il rischio, in particolare nel 2022, ha portato gli spread IG a livelli prossimi a 150 bps8 , un livello storicamente compatibile con uno scenario di recessione.
Crediamo che vi siano opportunità interessanti anche nell'ambito delle obbligazioni finanziarie. Da un lato, riteniamo che le banche abbiano fondamentali solidi, come dimostrano i risultati del terzo trimestre pubblicati in ottobre/novembre e le conclusioni rassicuranti dello "Stress Test" pubblicato dalla Banca Centrale Europea (BCE) nel luglio 2023. D'altro canto, riteniamo che le valutazioni delle obbligazioni finanziarie, sia senior che subordinate, siano attualmente interessanti: notiamo che le obbligazioni finanziarie presentano un premio di rendimento rispetto alle obbligazioni corporate, ossia circa 50 bps per le obbligazioni finanziarie senior rispetto alle obbligazioni IG non finanziarie e circa 210 bps per gli AT1 rispetto alle obbligazioni societarie high-yield.
Siamo più cauti nei confronti delle azioni, viste le valutazioni relativamente elevate, le performance altamente concentrate e, a nostro avviso, le prospettive di crescita degli utili troppo ottimistiche.
Manteniamo un atteggiamento difensivo, concentrandoci su società che consideriamo di alta qualità: società con fonti di crescita ben identificate e considerate sostenibili, elevate barriere all'ingresso, un livello di leva finanziaria considerato contenuto e un management ritenuto di alta qualità. Queste società hanno una forte redditività e flussi di cassa che, se reinvestiti nell'azienda, possono generare rendimenti significativi per gli investitori pazienti.
In particolare, ci stiamo concentrando su alcuni megatrend che riteniamo traineranno la crescita in un mondo in rallentamento, ovvero la sovranità europea, i beni di lusso, la sanità, i mercati emergenti e la tecnologia, in particolare l'intelligenza artificiale, il digital advertising e il cloud.
Infine, come per le obbligazioni, stiamo ribilanciando le nostre allocazioni verso l'Europa: il riaggiustamento delle valutazioni è stato proporzionalmente più marcato per gli asset europei rispetto a quelli statunitensi. Sui mercati azionari, ad esempio, i multipli di valutazione statunitensi sono ben al di sopra della loro media degli ultimi 20 anni, mentre in Europa i rapporti prezzo/utili (P/E) sono molto più bassi. Tuttavia, ancora una volta, l'analisi fondamentale resterà cruciale, poiché esistono opportunità su entrambe le sponde dell'Atlantico.
In conclusione, questo cambio di regime continuerà a creare forti dislocazioni di mercato: dovremo privilegiare l'analisi fondamentale e lo stock-picking, sia sul mercato obbligazionario che su quello azionario. In quest'ottica, rimaniamo cauti e riteniamo che, in un contesto di mercato incerto e volatile, emergeranno punti di ingresso, anche se alcuni segmenti offrono già opportunità di investimento ritenute interessanti.