
Aggiornato:
28 GEN, 2026
Di RankiaPro

Il 2026 è iniziato in modo molto positivo per l’oro, che ha segnato un nuovo record di prezzo (5.500 dollari l’oncia), sostenuto da una crescente domanda monetaria e da un riposizionamento strategico dei portafogli globali.
La domanda ora è inevitabile: la corsa dell’oro proseguirà nel 2026?
Le opinioni di quattro esperti internazionali, Swiss External Asset Manager, BNP Paribas AM, Schroders e J. Safra Sarasin, offrono una chiave di lettura comune: il rialzo dell’oro non è un fenomeno passeggero, ma parte di una trasformazione profonda del sistema finanziario globale.

In arancione, il prezzo nominale dell'oro (USD/oz). In gioallo, il prezzo reale dell'oro (USD/oz, 2025 adj.). FONTE: World Gold Council, IMF, Bloomberg (as of Nov 2025)
Per Maylix Brianto, CAIA, MBA, CESGA, MCSI, Wealth Manager presso Swiss External Asset Manager and Multifamily Office, il 2025 segna un passaggio storico nella percezione dell’oro. L’esperta ricorda come il metallo prezioso abbia “finalmente superato il suo picco del 1980 corretto per l'inflazione di $3.674/oz”, spingendosi poi “oltre $4.100/oz a novembre”.
Un movimento non dettato dall’emotività dei mercati, ma da tre pilastri strutturali: l’accumulo massiccio delle banche centrali (“più di 634 tonnellate aggiunte fino al terzo trimestre del 2025”), la debolezza del dollaro (–10,7%) e la crescita degli afflussi negli ETF, con “oltre 250 tonnellate di afflussi YTD”.
Per Brianto, ciò rivela una transizione epocale: “L’oro non è più il punto di riferimento. È la bussola”.
Fabien Benchetit, Responsabile dell'allocazione target Francia presso BNP Paribas Asset Management, interpreta gli ultimi due anni di rally come l’effetto di nuove forze sistemiche. Ricorda che dal minimo del 2023 “l’oro ha raddoppiato il suo valore”, e sottolinea decisioni chiave come quella dell’Arabia Saudita, che “ha investito per la prima volta nell’argento”, o dei fondi pensione indiani, che “hanno sostenuto la possibilità di investire in ETF sostenuti dall’oro”.
Anche la politica industriale statunitense ha amplificato il momentum, con l’ipotesi di includere l’argento tra i minerali critici.
Pur riconoscendo segnali di eccesso (“nove settimane consecutive di guadagni”, “volatilità implicita al picco”) Benchetit è netto: “Non si tratta di una bolla speculativa ma di un cambio di paradigma”, tanto che “per la prima volta dal 1996, le riserve auree delle banche centrali superano quelle detenute in titoli statunitensi”.
Matthew Michael, Analista di materie prime e debito dei mercati emergenti presso Schroders, evidenzia tre tendenze decisive che hanno alimentato il rally. Primo: gli acquisti delle banche centrali, soprattutto emergenti. Michael riporta un dato impressionante: “il 67% degli acquisti d’oro delle banche centrali non viene segnalato”. Secondo: la scarsa presenza dell’oro nei portafogli privati, poiché “gli uffici familiari mantengono meno dell'1% dei loro portafogli in oro/commodities”. Terzo: la dimensione estremamente ridotta del mercato fisico, al punto che “tutto l’oro mai estratto potrebbe entrare in soli 3,5 piscine olimpiche”.
In un mondo in cui l’oro diventa sempre più un asset monetario, questi fattori creano, secondo l’analista, un meccanismo naturale di spinta dei prezzi.
D'altra parte, Claudio Wewel, Stratega FX presso J. Safra Sarasin, sottolinea che il 2025 ha visto “la sua migliore performance dal 1979, aumentando di oltre il 50% da inizio anno”.
Il rialzo è stato sostenuto da ingenti afflussi negli ETF, mentre gli acquisti delle banche centrali hanno rallentato, segno che la domanda degli investitori ha preso centralità.
Per Wewel, il contesto resta favorevole perché “l'incertezza geopolitica rimane alta” e “l’oro rimane sottovalutato”. A ciò si aggiunge un driver emergente: “la crescente domanda da parte degli emittenti di stablecoin”.
Maylix Brianto (Swiss External Asset Manager and Multifamily Office) vede un 2026 dominato dalla solidità dell’oro come asset strategico. Secondo lei, in un sistema finanziario ridisegnato, l’oro offre “non solo diversificazione, ma convessità”.
Richiama inoltre le stime di JP Morgan, che proiettano il prezzo verso “$5.200-$5.300/oz entro la fine del 2026”.
La sua conclusione è chiara: l’oro è destinato a mantenere un ruolo centrale nei portafogli globali.
Per Fabien Benchetit (BNP Paribas Asset Management),“una consolidazione a breve termine era inevitabile dopo due anni di rapida apprezzamento”. Ma ovviamente questa pausa non ha cambiato la tendenza: “la correzione dell'oro è stata solo una pausa di ‘respiro’ "in una tendenza al rialzo a lungo termine”.
Inoltre, Matthew Michael (Schroders) aggiunge che, in presenza di domanda simultanea da parte di banche centrali e investitori, “i prezzi potrebbero salire drammaticamente”.
Per ultimo, Claudio Wewel (J.Safra Sarasin) conferma la sua posizione: “rimaniamo convinti che lo scenario favorevole per l’oro sia intatto”.
Tuttavia, identifica anche i principali rischi a ribasso, tra cui “un significativo inasprimento della politica monetaria della Fed” e cambiamenti potenzialmente radicali nella politica USA.