4 DIC, 2025
Di Thomas Bollinger di J. Safra Sarasin

Di Charlotte Peuron di Crédit Mutuel Asset Management

L’oro resiste alla ripresa dei tassi reali meglio del previsto. Tre società di gestione concordano sul fatto che i suoi fattori strutturali di sostegno restano intatti, anche se la volatilità non scomparirà nel breve termine.
Nelle ultime settimane l’oro ha mostrato una tenuta che pochi si aspettavano. Le prospettive dell’oro per il 2026-2027 impongono di guardare oltre la classica relazione con i tassi di interesse: il metallo resta sopra i 4.000 dollari l’oncia nonostante la stretta monetaria negli Stati Uniti e la forte ripresa dei rendimenti del debito sovrano.
Per l’investitore professionale, la questione non è più soltanto quale direzione prenderà la quotazione, ma che cosa sostenga davvero la domanda. La frammentazione geopolitica, il volume del debito pubblico, gli acquisti delle banche centrali e la disciplina del capitale delle società minerarie delineano uno scenario in cui l’oro acquista un peso strategico nei portafogli, sebbene con rischi da monitorare attentamente.
La logica tradizionale suggerisce che l’aumento dei tassi reali penalizzi un’attività priva di rendimento. Charlotte Peuron, gestore azionario tematico di Crédit Mutuel Asset Management, ricorda che i rendimenti del debito a lungo termine negli Stati Uniti aumentano più rapidamente delle aspettative d’inflazione, un contesto «sfavorevole per l’oro, poiché gli investitori preferiscono orientarsi verso investimenti che offrono rendimenti più interessanti».
Tuttavia, la reazione del mercato è stata contenuta. Peter Kinsella, Head of Investment Services UK di Union Bancaire Privée (UBP), osserva che il Treasury statunitense a 10 anni ha raggiunto un massimo del 5,30% e che i TIPS si avvicinano al 3%, mentre l’oro è sceso soltanto fino a circa 4.150 dollari. «La modesta flessione suggerisce che la correlazione tra oro e tassi di interesse ha continuato ad attenuarsi», osserva.
I flussi verso gli ETF hanno reagito appena e Kinsella conclude: «Riteniamo che la maggior parte del movimento dei tassi di interesse sia ormai sostanzialmente completata», il che lascia rischi al ribasso limitati. Peuron, dal canto suo, avverte che i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, l’energia e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti manterranno alta la volatilità nei prossimi mesi.
La domanda ufficiale è uno dei principali fattori di stabilizzazione del prezzo. Kinsella (UBP) sottolinea che la banca centrale cinese è stata uno dei maggiori acquirenti quest’anno e che, secondo l’ultima indagine del World Gold Council, un record del 45% delle banche centrali prevede di aumentare le proprie riserve auree nei prossimi dodici mesi. A suo avviso, questo sostegno limiterebbe qualsiasi correzione significativa.
Allo stesso tempo, Thomas Bollinger, senior investment strategist di J. Safra Sarasin Sustainable AM, amplia la prospettiva: le sanzioni hanno limitato l’accesso al sistema del dollaro e l’elevato debito pubblico alimenta il timore che si possa ricorrere all’inflazione. «Tutto ciò genera una domanda strutturale di oro, sia da parte degli investitori privati e istituzionali sia delle banche centrali», afferma.
Nel 2026 il prezzo medio dell’oro si è attestato a 4.555 dollari l’oncia (al 18 settembre), 1.113 dollari in più rispetto alla media del 2025, secondo Peuron (Crédit Mutuel AM). Sebbene l’energia rappresenti tra il 10% e il 20% dei costi operativi e le royalty indicizzate al prezzo incidano sempre di più, costi totali stabili intorno ai 1.800 dollari l’oncia garantiscono ai produttori margini molto ampi.
Questa liquidità viene restituita agli azionisti con maggiore disciplina rispetto al ciclo precedente. Nelle grandi società, come Newmont o Agnico Eagle Mines, la remunerazione degli azionisti ha rappresentato quasi il 36% dell’allocazione del capitale nel 2025, con i riacquisti di azioni intorno al 18% e le spese in conto capitale al di sotto del 50%. Anche produttori di medie dimensioni come Torex Gold Resources e DPM Metals hanno avviato programmi di riacquisto di azioni.
La società di gestione monitora tuttavia il possibile eccesso di fiducia che potrebbe portare a sovrainvestimenti o ad acquisizioni a prezzi elevati, dannose in caso di brusca inversione dei prezzi. "Un’attività mineraria è un investimento a lungo termine, i cui parametri possono cambiare in modo significativo e rapido", ricorda.
Bollinger (J. Safra Sarasin Sustainable AM) analizza il prezzo reale dell’oro dalla fine del sistema di Bretton Woods nel 1971 e individua tre cicli rialzisti, con picchi nel 1980, nel 2011 e all’inizio del 2026. I due cicli conclusi sono durati circa dieci anni e hanno moltiplicato il prezzo reale del metallo. Quello attuale è al suo settimo anno e, per ora, segue un andamento simile.
Secondo lo stratega, i cicli non terminano quando i problemi vengono risolti, ma quando decisioni politiche di ampia portata dissipano i timori più gravi del mercato, come accadde con l’arrivo di Paul Volcker alla Fed o con la gestione della crisi del debito europeo. Per questo, "gli investitori devono rivedere continuamente le proprie posizioni in oro e ridurle quando necessario per preservare i guadagni accumulati".
Di segno opposto, Kinsella (UBP) individua un catalizzatore rialzista immediato: "Il rischio rialzista più urgente per l’oro nei prossimi mesi sarebbe una possibile rivalutazione delle riserve auree del Tesoro statunitense", stimate in poco più di 8.000 tonnellate. Ciò comporterebbe una svalutazione del dollaro rispetto all’oro e potrebbe riattivare il debasement trade del 2025.
L’oro ha smesso di essere un semplice asset sensibile ai tassi reali per diventare un termometro della fiducia nel sistema monetario. Finché persisteranno la frammentazione geopolitica e i dubbi sul debito pubblico, il ciclo avrà ancora margini di crescita. La chiave per il 2026-2027 non sarà tanto indovinare il prezzo quanto gestire l’entità della posizione, essere selettivi nel settore minerario e realizzare i profitti quando questi timori si dissiperanno.
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Disclaimer: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza per gli investimenti. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri e il prezzo dell'oro e dell'argento può sperimentare una volatilità elevata, compreso il rischio di perdita del capitale investito. Le opinioni espresse sono soggette a modifiche senza preavviso. Qualsiasi decisione di investimento dovrebbe basarsi sul relativo prospetto e avere una consulenza professionale indipendente.
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