16 GIU, 2026

Il ciclo di attesa della Federal Reserve si allunga, ma la sua geometria cambia. A giugno 2026, Kevin Warsh siede per la prima volta al vertice del FOMC in un contesto macro che non consente compiacenza: inflazione headline risalita, inflazione core PCE al 3,2%, mercato del lavoro solido. La pausa è scontata.
Quello che non lo è più è la direzione dei prossimi mesi: i rischi si distribuiscono su entrambi i lati, con una probabilità crescente che la prossima mossa sia un rialzo piuttosto che un taglio. La riunione di giugno non deciderà il ciclo, ma ne definirà il tono.
Gli esperto non prevedono movimento dei tassi a giugno. Christian Scherrmann, Chief U.S. Economist di DWS, osserva che "i dati recenti hanno chiarito che non è giustificato un orientamento verso un allentamento della politica monetaria". Raphael Olszyna-Marzys, International Economist di J. Safra Sarasin, conferma: il tasso resterà invariato e la formulazione accomodante del comunicato di aprile verrà rimossa, con cinque membri del FOMC già schierati contro il mantenimento del bias dovish.
Blerina Uruci, Chief U.S. Economist di T. Rowe Price, formalizza questa lettura in termini probabilistici: attribuisce il 45% di probabilità a tassi invariati nei prossimi 12 mesi, il 35% a rialzi entro fine anno o inizio 2027 e il 20% a tagli. La distribuzione è binaria e asimmetrica verso l'alto, una configurazione insolita che riflette l'incertezza strutturale del momento.
Il Summary of Economic Projections sarà il vero termometro della riunione. Olszyna-Marzys (J. Safra Sarasin) prevede che "la distribuzione dei punti si sposterà verso l'alto", con il dot plot che potrebbe implicare tassi invariati fino al 2028 e alcuni membri che segnalano un rialzo nel 2026. La revisione dell'inflazione PCE headline è quasi obbligata: a marzo il consensus interno indicava il 2,7% a fine anno, ma ad aprile l'indice aveva già raggiunto il 3,8%.
Scherrmann (DWS) preferisce una lettura più cauta: ritiene che "una ricalibrazione della funzione di reazione verso un'impostazione simmetrica sia sufficiente" e che un rialzo prematuro comporti il rischio di un errore di politica monetaria. La sua previsione base mantiene la Fed in pausa per il resto dell'anno, ma riconosce che "numerosi fattori potrebbero influenzare questa visione nei prossimi mesi".
Le pressioni da dazi sembrano aver raggiunto il picco. Per Scherrmann (DWS), questo libera spazio disinflazionistico, a condizione che i prezzi dell'energia si stabilizzino e che le imprese continuino ad assorbire i costi senza trasferirli sui prezzi finali: il Beige Book segnala proprio questa dinamica di auto-contenimento.
Olszyna-Marzys (J. Safra Sarasin) identifica altri driver che ne prendono il posto: gli effetti del conflitto sullo Stretto di Hormuz, le pressioni sulle supply chain misurate dal Global Supply Chain Pressure Index della Fed di New York e il boom degli investimenti in infrastrutture AI. L'inflazione core PCE "potrebbe quindi chiudere l'anno vicino al tasso attuale" del 3,2%. Uruci (T. Rowe Price) aggiunge un elemento spesso trascurato: "si sono rafforzati i segnali di inflazione 'pipeline' provenienti dalla Cina", che aumentano il rischio di trasmissione dei costi energetici e delle importazioni verso l'inflazione al consumo più ampia.
Uruci (T. Rowe Price) è la più esplicita sul punto di divergenza rispetto al consenso: "ritengo i mercati possano ancora sottostimare la possibilità di un ulteriore irrigidimento monetario". La Fed può guardare oltre uno shock energetico temporaneo, ma pressioni persistenti sui prezzi del petrolio, dinamiche salariali in un contesto di domanda resiliente e capex AI sostenuto rendono meno scontato il sentiero disinflazionistico.
Olszyna-Marzys (J. Safra Sarasin) condivide l'impostazione: "è probabile che il Summary of Economic Projections indichi che la prossima mossa sui tassi sia più probabilmente un rialzo che un taglio". Il mercato del lavoro rafforza questa lettura: il ratio tra offerte di lavoro e disoccupati è salito a 1,03 a maggio, il livello più alto da gennaio 2025, e la previsione ufficiale di disoccupazione al 4,4% appare già superata dai dati.
Il nodo non è solo macro. Scherrmann (DWS) descrive Kevin Warsh, il nuovo presidente della FED, come "un ulteriore livello di incertezza": come gestirà la forward guidance? Quali misure di inflazione privilegierà? Come costruirà il consenso interno? Olszyna-Marzys (J. Safra Sarasin) aggiunge che Warsh ritiene l'AI strutturalmente disinflazionistica nel lungo periodo, il che implica tassi neutrali più bassi, ma nel breve termine gli stessi investimenti in AI alimentano pressioni sui prezzi.
La contraddizione è reale: un presidente che pensa in orizzonti diversi da quelli del ciclo corrente introduce un rischio comunicativo che i mercati devono ancora prezzare. Uruci (T. Rowe Price) sintetizza la postura complessiva: per il momento rimane "più preoccupata per i rischi inflazionistici al rialzo che per i rischi di rallentamento della crescita", un giudizio che riflette il cambio di baricentro dell'intero FOMC.
Giugno 2026 non produrrà movimenti dei tassi, ma cambierà il frame interpretativo. La rimozione del bias accomodante, un dot plot rivisto al rialzo e un'inflazione core persistentemente sopra target ridisegnano il campo di probabilità. DWS indica pausa prolungata, J. Safra Sarasin e T. Rowe Price non escludono rialzi. La vera novità è strutturale: per la prima volta da mesi, il rischio di rialzo pesa quanto o più del rischio di taglio. Per i portafogli obbligazionari, la direttiva è chiara: meno duration, più attenzione ai break-even di inflazione e alla volatilità implicita sui tassi a breve.
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