
25 FEB, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

I mercati privati stanno diventando il nuovo epicentro dell’integrazione ESG. Con il private market globale atteso a 26,6 trilioni di dollari entro il 2030, aumenta la pressione sugli investitori e sui General Partner per passare da impegni di principio a processi strutturati, misurabili e trasparenti lungo l’intero ciclo di investimento.
Queste sono alcune delle principali evidenze emerse dalla quinta edizione dell’ESG and Sustainability Barometer di MainStreet Partners, che analizza le tendenze della sostenibilità nel panorama dei fondi europei e britannici.
La spinta degli investitori istituzionali ha trasformato l’approccio ESG nei private asset: la semplice due diligence documentale non basta più. L’attenzione si estende oggi dallo screening iniziale alla due diligence approfondita, dall’engagement con le partecipate al monitoraggio continuo, fino alla pianificazione dell’exit. Agli asset manager viene richiesto di dimostrare evidenze concrete di integrazione ESG, supportate da una governance solida e risorse specializzate.
La crescente “democratizzazione” dei mercati privati, sempre più presenti nei portafogli previdenziali e di risparmio di lungo periodo, ha elevato anche lo scrutinio regolamentare.
Se in passato taluni prodotti erano esclusi da valutazioni di adeguatezza o non pienamente inquadrati sotto la SFDR, oggi tale approccio non è più difendibile. Le etichette regolamentari da sole non riflettono la qualità reale dell’integrazione ESG, rendendo necessario un giudizio indipendente e approfondito su processi, governance e messa a terra operativa.
Resta critica, inoltre, la questione dei dati: nei mercati privati le informazioni ESG sono eterogenee e poco standardizzate. Per questo una valutazione efficace non può limitarsi all’analisi delle partecipazioni in portafoglio; è essenziale comprendere come gli impegni si traducano in azioni, con quale intensità i gestori esercitino la loro influenza e come si misurino i progressi nel tempo.
Per rispondere a queste esigenze, MainStreet ha aggiornato nel 2025 il proprio modello di valutazione ESG dedicato ai private assets, adottando un approccio olistico basato su tre pilastri: gestore, strategia e portafoglio.
Il pilastro “gestore” analizza l’impegno del General Partner, la robustezza della governance e le competenze ESG dedicate; “strategia” valuta la credibilità degli obiettivi e l’effettiva integrazione dei fattori ESG nel processo decisionale; “portafoglio” esamina l’allineamento agli obiettivi di sostenibilità e il grado di addizionalità generato dagli investimenti.
L’aggiornamento ha puntato anche alla coerenza metodologica con il modello per i fondi liquidi, così da facilitare il confronto tra asset class ed evitare distorsioni che possano penalizzare gestori specialistici di minori dimensioni.
Il messaggio è chiaro: nei mercati privati l’ESG deve essere parte integrante dei processi, con metriche verificabili e coerenza lungo tutto il ciclo di vita dell’investimento. In un contesto di maggiore attenzione regolamentare e partecipazione istituzionale, verranno premiati i gestori capaci di offrire trasparenza, governance solida e un’integrazione ESG autentica, trasformando la sostenibilità in un motore di creazione di valore nel lungo periodo.