
3 FEB, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Alla fine del 2023, il patrimonio totale gestito in Europa ha raggiunto i 30 trilioni di euro secondo i dati di EFAMA: Asset Management in Europe, an overview of the asset management industry (16th edition), segnando un aumento dell'8,3% rispetto al 2022. Questa crescita riflette un rimbalzo significativo dei mercati azionari e obbligazionari, anche se non sufficiente a recuperare completamente il calo registrato nel 2022. In questo articolo analizziamo l'evoluzione dell'AuM in Europa, le dinamiche tra fondi d'investimento e mandati discrezionali, e la distribuzione del mercato tra i principali attori.
Il 2023 ha visto una solida performance dei mercati azionari, con l'indice Euro STOXX in crescita dell'11,2%. Anche il mercato obbligazionario ha mostrato segni di ripresa grazie alla stabilizzazione dei tassi d'interesse, con l'indice MSCI Eurozone Government Bond in aumento del 7,3%.
Nonostante il rimbalzo, il settore non ha ancora recuperato le perdite del 2022, anno segnato dall’instabilità geopolitica legata al conflitto in Ucraina e dal restringimento delle politiche monetarie che ha eroso la fiducia degli investitori. La crisi energetica e l'inflazione elevata hanno ulteriormente aggravato la situazione economica, portando a una maggiore volatilità dei mercati finanziari e a una riduzione degli investimenti in determinati settori.
Dal 2013 al 2021, l'AuM ha registrato una crescita costante, sostenuta da performance robuste dei mercati finanziari e da consistenti afflussi di nuovi capitali gestiti. L'impatto della pandemia di COVID-19 nel 2020 ha causato un crollo temporaneo dei mercati, seguito da un rapido recupero grazie alle politiche fiscali e monetarie espansive adottate a livello globale. Questo slancio si è protratto nel 2021, culminando in una crescita annua del 12,9% e raggiungendo un record di 32,2 trilioni di euro.
Le proiezioni per il 2024 indicano una crescita continua, con un patrimonio gestito stimato a 32,7 trilioni di euro entro il terzo trimestre, sostenuto da un ulteriore rally dei mercati azionari (+11,7%) e da investimenti significativi in fondi obbligazionari. Questa crescita è alimentata da una combinazione di fattori macroeconomici favorevoli, tra cui una politica monetaria più accomodante e un miglioramento delle prospettive economiche globali.
La gestione patrimoniale in Europa è altamente concentrata in sei paesi che rappresentano circa l'85% del totale dell'AuM: Regno Unito, Francia, Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Italia. Il Regno Unito guida il settore grazie alla presenza della City di Londra, uno dei principali centri finanziari globali, seguito da Francia e Germania, forti dei loro mercati interni e dei centri finanziari di Parigi e Francoforte.
Il Regno Unito detiene una quota di mercato significativa grazie al ruolo predominante dei fondi pensione e delle società di gestione patrimoniale internazionali con sede a Londra. La Francia beneficia della forte presenza del settore assicurativo e della delega di gestione da parte di investitori istituzionali, mentre la Germania si distingue per l'importanza degli investimenti in fondi alternativi da parte degli investitori istituzionali.
Al di fuori di questi paesi, Danimarca, Belgio e Austria gestiscono volumi significativi di asset, mentre in Europa centrale e orientale spiccano Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria come hub emergenti della gestione patrimoniale. In Europa meridionale, dopo l'Italia, la Spagna si distingue come hub di rilievo grazie alla crescente importanza dei fondi d'investimento e alla presenza di grandi istituzioni finanziarie nazionali.
La concentrazione del settore è influenzata da diversi fattori, tra cui la presenza di grandi centri finanziari, la dimensione dei mercati interni, la struttura dei sistemi pensionistici e la regolamentazione nazionale. Inoltre, la crescente integrazione dei mercati finanziari europei e l'armonizzazione delle normative stanno contribuendo a una maggiore competizione e a una più ampia distribuzione degli asset tra i diversi paesi.
Alla fine del 2023, i fondi d'investimento rappresentavano il 57% del patrimonio totale (17.095 miliardi di euro), mentre i mandati discrezionali costituivano il restante 43% (12.890 miliardi di euro).
I fondi d'investimento hanno registrato una crescita costante tra il 2013 e il 2023, con un picco significativo nel 2021, quando la quota è aumentata di 2,3 punti percentuali, grazie alla forte performance dei mercati azionari. Questo trend positivo è stato supportato dall'allocazione più elevata in azioni quotate (circa il 41%) rispetto ai mandati discrezionali (22%), mentre questi ultimi hanno una maggiore esposizione verso le obbligazioni (45% contro il 22% dei fondi).
Le differenze nelle strategie di allocazione degli asset riflettono le diverse preferenze degli investitori istituzionali e retail. I fondi d'investimento tendono a essere più flessibili e adatti a una vasta gamma di investitori, mentre i mandati discrezionali offrono soluzioni personalizzate per clienti istituzionali con esigenze specifiche di gestione del rischio e obiettivi di investimento.
Inoltre, la crescita dei fondi d'investimento è stata favorita dall'espansione dei prodotti passivi, come gli ETF, che hanno guadagnato popolarità grazie ai costi di gestione ridotti e alla trasparenza. D'altra parte, i mandati discrezionali continuano a rappresentare una componente cruciale per la gestione patrimoniale, in particolare nei mercati con una forte presenza di investitori istituzionali.
Secondo i dati EFAMA, i gestori patrimoniali europei gestivano circa il 32% di tutti gli asset finanziari europei a fine 2023, con 21 trilioni di euro per clienti istituzionali e 9 trilioni per clienti retail. La quota degli asset gestiti esternamente è passata dal 33% nel 2019 al 31% nel 2022, per poi risalire al 32% nel 2023.
Il trend verso una maggiore esternalizzazione della gestione patrimoniale è alimentato da fattori come l'aumento dei costi tecnologici, la riduzione delle commissioni di gestione e la ricerca di rendimento in un mercato volatile. Le istituzioni finanziarie cercano sempre più spesso di esternalizzare la gestione per beneficiare delle economie di scala, della diversificazione e dell'accesso a competenze specialistiche.
Un altro fattore chiave è l'evoluzione normativa, con requisiti sempre più stringenti in materia di trasparenza, gestione del rischio e sostenibilità. Questo ha spinto molti investitori istituzionali a collaborare con gestori patrimoniali esterni in grado di offrire soluzioni integrate e servizi di consulenza avanzati.
Guardando al futuro, esiste un potenziale significativo per aumentare la quota di mercato nel segmento retail. L'Unione Europea, attraverso la Retail Investment Strategy (RIS), punta a mobilitare i risparmi privati verso i mercati dei capitali, semplificando l'accesso agli investimenti e promuovendo la partecipazione degli investitori al dettaglio. Questo obiettivo richiede un impegno congiunto da parte dei legislatori, dei regolatori e degli operatori del settore per creare un ambiente favorevole agli investimenti e per rafforzare la fiducia degli investitori.