23 SET, 2026

Di Brendan Ahern di KraneShares

Di Sebastian Paris Horvitz di La Financière de l’Echiquier – LBPAM

Di Chris Kushlis di T.Rowe Price

Il vertice Usa-Cina, con la visita di Xi Jinping negli Stati Uniti in programma dal 23 al 25 settembre, arriva in una fase delicata per i mercati globali. Il petrolio resta vicino ai 100 dollari al barile, le banche centrali hanno ribadito che il ciclo dei rialzi dei tassi non è concluso e i rendimenti obbligazionari a lungo termine restano sotto pressione.
In questo quadro, l'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping non è atteso come il momento dei grandi accordi, ma come una verifica della tenuta della tregua commerciale tra le due maggiori economie del mondo.
La posta in gioco è meno visibile, ma non meno rilevante: ridurre una fonte di incertezza in un contesto già carico di rischi. Dazi, servizi, valute, energia e intelligenza artificiale sono i dossier sul tavolo.
Il punto di convergenza tra gli analisti è chiaro: dal vertice ci si aspetta stabilità, non svolte. Per Chris Kushlis, EM Macro Strategist di T. Rowe Price, l'incontro "sarà importante per confermare l'impegno di entrambe le parti a mantenere relazioni stabili". Nella stessa direzione va Sebastian Paris Horvitz, direttore di ricerca di LBP AM, azionista di LFDE, secondo cui la riunione si orienta verso "la ricerca di una distensione, più che un nuovo scontro".
Per i mercati, secondo Kushlis (T. Rowe Price), le implicazioni saranno "presumibilmente contenute": il segnale di maggior rilievo sarebbe l'impegno a mantenere la tregua commerciale e il dialogo ai vertici, un fattore che "dovrebbe fornire un generale sostegno agli asset di rischio". Paris Horvitz (LBP AM) arriva alla stessa conclusione con una formula netta: per i mercati, "l'assenza di tensioni sarebbe di per sé una buona notizia".
Più ottimista la lettura di Brendan Ahern, Chief Investment Officer, e Cole Wenner, Investment Strategist di KraneShares, che vedono nel summit un "catalyst sottovalutato". Pesa la tempistica: il vertice precede la riunione del Politburo di fine settembre, che potrebbe chiarire le misure per consumi, immobiliare e crescita. Ritengono infatti che "gli investitori possano sottovalutare il potenziale di risvolti positivi per il Paese a livello politico, economico e diplomatico".
Sul fronte tariffario, Paris Horvitz (LBP AM) osserva che i responsabili statunitensi sembrano disposti a rinviare l'applicazione dei nuovi dazi, che Washington giustifica con l'eccesso di capacità produttiva cinese. Un segnale coerente con la priorità di preservare la tregua.
Ahern e Wenner (KraneShares) spostano invece l'attenzione su una voce spesso trascurata: i servizi. Gli Stati Uniti sono il maggiore esportatore di servizi al mondo e la Cina è il loro quarto cliente. Nel 2025 la Cina rappresentava il 4,6% delle esportazioni statunitensi di servizi, pari a 57,2 miliardi di dollari, in crescita del 5% sul 2024.
Da qui la tesi più netta dei due strategist: "Se si considerano insieme beni e servizi, riteniamo che lo 'squilibrio commerciale' si azzeri". I servizi potrebbero diventare una "merce di scambio" secondaria per Pechino, mentre entrambi i Paesi hanno interesse a preservare l'accesso commerciale e le catene di approvvigionamento.
Sul fronte valutario, Kushlis (T. Rowe Price) non si attende intese di rilievo. Il renminbi dovrebbe proseguire nel suo percorso di graduale apprezzamento, mentre le prospettive per il dollaro restano contrastanti: in qualità di esportatori netti di petrolio e gas, gli Stati Uniti beneficiano del rialzo dei prezzi dell'energia e le attese di una Fed più restrittiva offrono un ulteriore supporto al biglietto verde.
Il petrolio resta la variabile chiave anche per i tassi. Secondo Kushlis, eventuali sviluppi in grado di stabilizzare i flussi petroliferi "attenuerebbero i timori che i rincari energetici si riflettano sull'inflazione", uno dei fattori che hanno messo sotto pressione i mercati obbligazionari globali.
Paris Horvitz (LBP AM) riconosce che "il progressivo calo dei prezzi dell'energia ha infuso un certo ottimismo nel mercato". Tuttavia, con il greggio ancora intorno ai 100 dollari al barile, mantiene l'ipotesi di status quo, con "prezzi che resteranno elevati per petrolio e gas nel breve termine". Ne derivano tassi a lungo termine su livelli alti, sostenuti anche dagli squilibri di bilancio.
Sull'AI, Kushlis (T. Rowe Price) vede spazio per un dialogo sulla sicurezza, ma ritiene che "un accordo più ampio sull'IA rimane verosimilmente ancora lontano". D'altra parte, secondo Paris Horvitz (LBP AM), la forte domanda per i nuovi agenti di AI ha contribuito a "rassicurare il mercato sulla continuità della domanda" per i fornitori di infrastrutture.
Per l'azionario cinese, Ahern e Wenner (KraneShares) individuano due temi legati alle priorità di Pechino: la ripresa dei consumi interni e lo sviluppo industriale guidato dall'innovazione. Le misure allo studio, pensate per una domanda indebolita dalla crisi immobiliare, spaziano dal credito al consumo ai prestiti alle piccole imprese, fino alle permute di auto.
Ne derivano due possibili esposizioni: