23 SET, 2026

Mancano poche settimane alle elezioni midterm USA e la domanda dei gestori è sempre la stessa: il voto di metà mandato può cambiare davvero la traiettoria dei mercati? A novembre saranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato, mentre gli elettori si mostrano sempre più insoddisfatti per l'economia e la benzina resta vicina ai massimi dell'anno, a 4,48 dollari al gallone.
Per gli investitori la partita si gioca su tre fronti: la tenuta dei conti pubblici, il livello dei rendimenti a lungo termine e la capacità della Casa Bianca di portare avanti la propria agenda. Le principali case di gestione convergono su uno scenario di governo diviso, ma leggono in modo diverso quanto questo debba pesare nelle scelte di portafoglio.
Oggi i Repubblicani dispongono di una maggioranza di 3 seggi alla Camera e di 4 al Senato, mentre dal secondo dopoguerra il partito all'opposizione ha conquistato in media 26 seggi alla Camera e 4 al Senato alle midterm. Secondo Libby Cantrill, Head of Public Policy di PIMCO, ai Democratici basterebbe una performance discreta per prendere la Camera, mentre per il Senato "avrebbero bisogno di una serata elettorale perfetta".
I segnali vanno in quella direzione: i Democratici sono avanti in 8 delle 9 sfide competitive per il Senato, il Generic Ballot li premia con un vantaggio dell'8,1% e il gradimento di Trump si ferma al 39-40%. Cantrill avverte tuttavia che, con l'avvicinarsi del voto, gli elettori tendono a riallinearsi con il proprio partito.
Il nodo, però, è un altro: Trump manterrà il potere di veto e gran parte delle leggi richiede 60 voti al Senato. Per Valentin Bissat, Chief Economist and Senior Strategist di Mirabaud Asset Management, commercio, immigrazione e Cina dipendono sempre più dall'autorità presidenziale, tanto che "il rumore di fondo della politica conterà probabilmente più di qualsiasi reale cambio di rotta nelle politiche".
Sulla stessa linea Gil Fortgang, Washington Associate Analyst di T. Rowe Price: "è improbabile che i risultati delle elezioni di midterm determinino un cambiamento radicale nell'indirizzo delle politiche".
Tutte le analisi convergono su un punto: il deficit non sarà corretto, chiunque vinca. Cantrill (PIMCO) ricorda che circa il 75% della spesa pubblica è di fatto automatica e ritiene "probabile che la spesa pubblica continui ad aumentare in entrambi gli scenari elettorali". Bissat (Mirabaud) stima deficit vicini ai 2.000 miliardi di dollari all'anno nei prossimi due anni.
La conseguenza ricade sulla parte lunga della curva. Per Tim Murray, Capital Markets Strategist di T. Rowe Price, un governo diviso ridurrebbe l'incertezza politica, ma "gli ampi disavanzi federali richiederanno un consistente e continuo ricorso all'emissione di titoli del Tesoro", spingendo al rialzo i rendimenti. A questo si aggiunge il tetto al debito di 41.100 miliardi di dollari, che secondo Fortgang (T. Rowe Price) sarà raggiunto nel 2027.
Nemmeno la Fed può risolvere il problema. Per Bissat (Mirabaud) il presidente Kevin Warsh può ancorare le aspettative d'inflazione, ma "la politica monetaria non può compensare uno squilibrio fiscale strutturale senza mettere a rischio l'indipendenza o la credibilità della Fed". Per stabilizzare il debito servirebbe un aumento del 25% delle entrate o un taglio del 20% della spesa ogni anno.
Il voto, inoltre, tocca la governance della banca centrale: per Cantrill (PIMCO) la conferma di "membri della Federal Reserve potrebbe diventare più difficile, se non impossibile, qualora le nomine fossero controverse".
Sul fronte valutario lo scenario base è costruttivo per il biglietto verde, meno per l'oro. Murray (T. Rowe Price) sostiene che un governo diviso "potrebbe favorire il dollaro statunitense, ma pesare sui metalli preziosi, considerato il livello di rischio politico attualmente incorporato nei prezzi". Al contrario, "una netta vittoria dei Repubblicani potrebbe pesare sul dollaro statunitense" e sul reddito fisso, alimentando le aspettative d'inflazione.
Per l'azionario prevale la continuità. Matthew J. Bartolini, Global Head of Research di State Street Investment Management, ricorda che storicamente le azioni USA hanno registrato più spesso rendimenti positivi dopo le midterm: "il solo appuntamento elettorale potrebbe non giustificare un ampio spostamento verso la liquidità". Allo stesso tempo, avverte, le obbligazioni "potrebbero non rappresentare più lo stesso affidabile strumento di diversificazione che erano nel precedente regime disinflazionistico".
Sul settore finanziario Bartolini (State Street) è esplicito: "la principale conseguenza di un governo diviso potrebbe essere la continuità", perché gran parte della regolamentazione compete a Fed, FDIC e SEC. Nel secondo trimestre il 99% delle società finanziarie ha raggiunto o superato le attese, con utili per azione in crescita del 21%.
L'energia offre un quadro più sfumato: +41% nell'ultimo anno contro il +21% dell'S&P 500, ma il consenso prevede utili in calo dell'11% nel 2027 dopo il +77% del 2026. Secondo Bartolini (State Street), un Congresso diviso ostacolerebbe un'ulteriore deregolamentazione dei combustibili fossili, favorendo rinnovabili, reti e utility.
L'intelligenza artificiale resta una priorità strategica per entrambi i partiti. Fortgang (T. Rowe Price) segnala che le restrizioni statali sui data center potrebbero colpire alcune utility e società di ingegneria, ma che "è probabile che i progetti di data center si spostino verso gli Stati caratterizzati da un contesto normativo più favorevole".
Le elezioni midterm USA 2026 rischiano di essere sopravvalutate come evento e sottovalutate come segnale. Un governo diviso non riscrive il regime macro: dazi, geopolitica e deficit restano al loro posto. Il rischio vero passa dalla curva dei Treasury, perché, come sintetizza Bissat (Mirabaud), "la sfida che il mercato obbligazionario ha davanti a sé è fondamentalmente di natura fiscale, non monetaria". Più che scommettere sull'esito, conviene curare duration e diversificazione.
Disclaimer: Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale, né un'offerta di acquisto o vendita di strumenti finanziari. Le opinioni riflettono le valutazioni di PIMCO, T. Rowe Price, State Street Investment Management e Mirabaud Asset Management alla data di pubblicazione e sono soggette a modifiche senza preavviso. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. L'investimento in titoli di Stato, azioni, valute e metalli preziosi comporta rischi di tasso, di mercato, di cambio e di volatilità, inclusa la possibile perdita del capitale investito.