23 SET, 2026

Mancano meno di tre settimane alle elezioni midterm USA del 3 novembre 2026 e la domanda dei gestori è sempre la stessa: il voto di metà mandato può cambiare davvero la traiettoria dei mercati? Saranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato, mentre gli elettori si mostrano sempre più insoddisfatti per l'economia e la benzina resta cara: secondo AAA, il 16 ottobre la media nazionale era di 4,33 dollari al gallone, oltre un dollaro in più rispetto a un anno fa, dopo un settembre da record.
Per gli investitori la partita si gioca su tre fronti: la tenuta dei conti pubblici, il livello dei rendimenti a lungo termine e la capacità della Casa Bianca di portare avanti la propria agenda. Le principali case di gestione convergono su uno scenario di governo diviso, cioè un Congresso controllato in tutto o in parte dai Democratici con Donald Trump alla Casa Bianca, ma leggono in modo diverso quanto questo debba pesare nelle scelte di portafoglio.
Oggi i Repubblicani controllano entrambe le camere: 53 seggi su 100 al Senato e 218 alla Camera, contro i 214 dei Democratici (dati al 12 ottobre). Ai Democratici serve quindi un guadagno netto di quattro seggi in ciascuna camera, mentre dal secondo dopoguerra il partito all'opposizione ha conquistato in media 26 seggi alla Camera e 4 al Senato alle midterm. A settembre Libby Cantrill, Head of Public Policy di PIMCO, osservava che ai Democratici basterebbe una performance discreta per prendere la Camera, mentre per il Senato "avrebbero bisogno di una serata elettorale perfetta".
Da allora i segnali si sono rafforzati. Al 15 ottobre la media del Silver Bulletin assegna ai Democratici un vantaggio di 8,6 punti nel Generic Ballot, mentre il gradimento netto di Trump è a -22,4 punti, a ridosso del minimo del mandato. Il modello di Decision Desk HQ stima per i Democratici una probabilità del 77% di conquistare la Camera e del 56% per il Senato; sul mercato di previsione Kalshi le quote salgono al 90% e al 61%. Al Senato restano in bilico Iowa, Ohio, Maine e Texas. Cantrill avverte tuttavia che, con l'avvicinarsi del voto, gli elettori tendono a riallinearsi con il proprio partito.
| Scenario | Camera | Senato | Probabilità |
|---|---|---|---|
| Congresso democratico | Democratici | Democratici | 54% |
| Congresso spaccato | Democratici | Repubblicani | 23% |
| Conferma repubblicana | Repubblicani | Repubblicani | 21% |
| Congresso spaccato (inverso) | Repubblicani | Democratici | 2% |
Rispetto a settembre cambia lo scenario base: oggi l'esito più probabile è un Congresso interamente democratico, non più una Camera democratica con un Senato repubblicano. Resterebbe comunque un governo diviso, con Trump alla Casa Bianca, ma un Senato democratico avrebbe l'ultima parola sulle nomine, comprese quelle alla Fed, e più peso nel negoziato sul tetto al debito atteso nel 2027.
Il nodo, però, è un altro: Trump manterrà il potere di veto e gran parte delle leggi richiede 60 voti al Senato. Per Valentin Bissat, Chief Economist and Senior Strategist di Mirabaud Asset Management, commercio, immigrazione e Cina dipendono sempre più dall'autorità presidenziale, tanto che "il rumore di fondo della politica conterà probabilmente più di qualsiasi reale cambio di rotta nelle politiche".
Sulla stessa linea Gil Fortgang, Washington Associate Analyst di T. Rowe Price: "è improbabile che i risultati delle elezioni di midterm determinino un cambiamento radicale nell'indirizzo delle politiche".
Tutte le analisi convergono su un punto: il deficit non sarà corretto, chiunque vinca. Cantrill (PIMCO) ricorda che circa il 75% della spesa pubblica è di fatto automatica e ritiene "probabile che la spesa pubblica continui ad aumentare in entrambi gli scenari elettorali". Bissat (Mirabaud) stima deficit vicini ai 2.000 miliardi di dollari all'anno nei prossimi due anni.
La conseguenza ricade sulla parte lunga della curva. Per Tim Murray, Capital Markets Strategist di T. Rowe Price, un governo diviso ridurrebbe l'incertezza politica, ma "gli ampi disavanzi federali richiederanno un consistente e continuo ricorso all'emissione di titoli del Tesoro", spingendo al rialzo i rendimenti dei Treasury. A questo si aggiunge il tetto al debito di 41.100 miliardi di dollari, che secondo Fortgang (T. Rowe Price) sarà raggiunto nel 2027.
Il calendario fiscale aggiunge una scadenza a ridosso del voto: la legge di finanziamento provvisoria approvata dal Congresso copre la spesa federale solo fino all'11 dicembre, per cui nella sessione post-elettorale (lame duck) servirà un nuovo accordo per evitare uno shutdown parziale.
Nemmeno la Fed può risolvere il problema. Per Bissat (Mirabaud) il presidente Kevin Warsh può ancorare le aspettative d'inflazione, ma "la politica monetaria non può compensare uno squilibrio fiscale strutturale senza mettere a rischio l'indipendenza o la credibilità della Fed". Per stabilizzare il debito servirebbe un aumento del 25% delle entrate o un taglio del 20% della spesa ogni anno.
Nel frattempo il contesto monetario si è irrigidito. Il 16 settembre la Fed ha alzato i tassi di 25 punti base, al 3,75-4,00%, primo rialzo dal 2023, e a settembre l'inflazione è salita al 3,7% annuo (2,6% la componente core), spinta dalla benzina. La prossima riunione del FOMC si chiude il 28 ottobre, sei giorni prima del voto, mentre il rendimento del Treasury decennale resta sopra il 5% (5,19% il 14 ottobre, secondo la Federal Reserve).
Il voto, inoltre, tocca la governance della banca centrale: per Cantrill (PIMCO) la conferma di "membri della Federal Reserve potrebbe diventare più difficile, se non impossibile, qualora le nomine fossero controverse".
Sul fronte valutario lo scenario base è costruttivo per il biglietto verde, meno per l'oro. Murray (T. Rowe Price) sostiene che un governo diviso "potrebbe favorire il dollaro statunitense, ma pesare sui metalli preziosi, considerato il livello di rischio politico attualmente incorporato nei prezzi". Al contrario, "una netta vittoria dei Repubblicani potrebbe pesare sul dollaro statunitense" e sul reddito fisso, alimentando le aspettative d'inflazione.
Per l'azionario prevale la continuità. Matthew J. Bartolini, Global Head of Research di State Street Investment Management, ricorda che storicamente le azioni USA hanno registrato più spesso rendimenti positivi dopo le midterm: "il solo appuntamento elettorale potrebbe non giustificare un ampio spostamento verso la liquidità". Allo stesso tempo, avverte, le obbligazioni "potrebbero non rappresentare più lo stesso affidabile strumento di diversificazione che erano nel precedente regime disinflazionistico".
Sul settore finanziario Bartolini (State Street) è esplicito: "la principale conseguenza di un governo diviso potrebbe essere la continuità", perché gran parte della regolamentazione compete a Fed, FDIC e SEC. Nel secondo trimestre il 99% delle società finanziarie ha raggiunto o superato le attese, con utili per azione in crescita del 21%.
L'energia offre un quadro più sfumato. Tra il 30 giugno e l'inizio di ottobre è stato il settore migliore dell'S&P 500, con un +23,5% contro il +3,5% dell'indice, e il consenso raccolto da FactSet al 9 ottobre stima per il terzo trimestre utili in crescita del 121,1%. La spinta però è destinata a invertirsi: per il secondo e il terzo trimestre del 2027 le stime indicano cali del 21,3% e del 19,5%. Secondo Bartolini (State Street), un Congresso diviso ostacolerebbe un'ulteriore deregolamentazione dei combustibili fossili, favorendo rinnovabili, reti e utility.
L'intelligenza artificiale resta una priorità strategica per entrambi i partiti. Fortgang (T. Rowe Price) segnala che le restrizioni statali sui data center potrebbero colpire alcune utility e società di ingegneria, ma che "è probabile che i progetti di data center si spostino verso gli Stati caratterizzati da un contesto normativo più favorevole".
Le elezioni midterm USA 2026 rischiano di essere sopravvalutate come evento e sottovalutate come segnale. Un governo diviso, anche nella versione di un Congresso interamente democratico che oggi le previsioni indicano come la più probabile, non riscrive il regime macro: dazi, geopolitica e deficit restano al loro posto, e la Fed è tornata ad alzare i tassi. Il rischio vero passa dalla curva dei Treasury, perché, come sintetizza Bissat (Mirabaud), "la sfida che il mercato obbligazionario ha davanti a sé è fondamentalmente di natura fiscale, non monetaria". Più che scommettere sull'esito, conviene curare duration e diversificazione.
Disclaimer: Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale, né un'offerta di acquisto o vendita di strumenti finanziari. Le opinioni riflettono le valutazioni di PIMCO, T. Rowe Price, State Street Investment Management e Mirabaud Asset Management alla data dei rispettivi commenti (settembre 2026) e sono soggette a modifiche senza preavviso. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. L'investimento in titoli di Stato, azioni, valute e metalli preziosi comporta rischi di tasso, di mercato, di cambio e di volatilità, inclusa la possibile perdita del capitale investito.
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