
3 DIC, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Classe 1984 e attivo dal 2009 nella consulenza finanziaria e assicurativa, Carlo Busi è iscritto all’Albo dei Consulenti Finanziari OCF. Possiede l’idoneità RUI, l’abilitazione IVASS ed è Formatore Finanziario registrato presso AIEF. Nel corso della sua carriera ha affiancato oltre 500 famiglie, offrendo supporto nella pianificazione finanziaria e nella gestione consapevole dei rischi.
Dal 2018 pubblica su www.carlobusi.me contenuti di divulgazione finanziaria e cultura assicurativa; dal 2025 condivide analisi e approfondimenti anche su Instagram, LinkedIn e Facebook, con l’obiettivo di promuovere un approccio informato, etico e umile al mondo della finanza.
Ho iniziato a lavorare nel 2007. Dopo due anni da responsabile dei sistemi informativi in una telco, sono entrato in banca e mi sono trovato davanti a un bivio tra le mie due grandi passioni: proseguire nell’IT o abbracciare la finanza. Ho scelto la seconda senza abbandonare la prima: le competenze digitali sono diventate un vantaggio competitivo molto apprezzato dai clienti. Oggi muoversi con disinvoltura nel digitale è necessario per non accumulare un divario informativo e culturale. È impensabile che un professionista si affidi ai soli studi formali senza sfruttare le informazioni e gli approfondimenti accessibili online, provenienti da fonti aggiornate e qualificate a livello internazionale.
La giornata parte con una rassegna di fonti selezionate. Nel tragitto verso l’ufficio ascolto spesso approfondimenti o audiocorsi. Poi, appuntamenti con i clienti, in presenza e da remoto, e la pausa pranzo dedicata alle richieste dai social e alla divulgazione. Evito TV e notiziari generalisti: l’infodemia è un problema reale e, in finanza, spesso i “paraocchi” aiutano a restare focalizzati. E questo vale anche nella vita di tutti i giorni: non si può vivere in perenne ansia da breaking news. Incontro persone letteralmente succubi del flusso informativo: hanno ormai perso il focus su ciò che conta davvero e la lucidità analitica. Una dieta mediatica andrebbe prescritta più spesso.
Non è saper recitare quotazioni o inseguire previsioni. Il cuore è la finanza comportamentale: proteggere i clienti dai bias e dalle false credenze e dare metodo quando l’emotività spinge nella direzione opposta. La finanza non è solo numeri e grafici. In molte giornate essere buoni “psicologi della scelta” conta più dell’esotismo finanziario.
Domandano protezione, prudenza e flussi cedolari regolari. Nel lungo periodo, però, l’eccesso di prudenza fa perdere opportunità e può aumentare il peso delle commissioni. Le cedole spesso riducono l’effetto dell’interesse composto e possono comportare un’inefficienza fiscale. Il mio consiglio, obiettivi e orizzonti permettendo: meno “manutenzione nervosa” del portafoglio, niente market timing fai-da-te, più capitalizzazione composta e soprattutto tanto metodo. Nella finanza bisogna essere umili: non esistono i “secondo me”, “sento che”, “succederà che”… non è il fantacalcio o il gioco dei pacchi. Ogni anno moltissimi analisti e i loro sofisticati algoritmi falliscono le previsioni: perché dovrebbe riuscirci chi si occupa d’altro nella vita?
Non amo le scommesse, ma due aree da monitorare sono energia nucleare e cybersecurity. In particolare, la seconda la tocco con mano: alcune aziende clienti si sono già viste bloccare l’operatività per attacchi mirati con richieste di riscatto. Sono trend strutturali, ma devono restare coerenti e proporzionati all’interno di un portafoglio ben diversificato, non un’ossessione tattica. Non si può e non si deve vagare nel mondo delle tendenze di mercato senza prima avere un portafoglio solido, diversificato e decorrelato.
Sì: oggi i clienti sono più attenti non tanto al rendimento quanto alla persona che hanno davanti. E questo è un bene, perché si può avere alle spalle la banca migliore del mondo, ma la differenza la fa sempre e solo la relazione con il consulente. Inoltre, sempre più spesso, vengono coinvolti anche i figli e qui emerge la sfida che tutti dobbiamo affrontare: linguaggio, modalità e priorità cambiano, ma non tutti i consulenti sono pronti a questo cambiamento, epocale e al tempo stesso stimolante.
Previdenza integrativa, per sé e per i figli. Il tempo è l’alleato più potente e la carriera lavorativa è l’orizzonte più lungo che abbiamo. Trascurare TFR e contributo datoriale è un errore costoso. Per i figli, aprire presto una posizione previdenziale e far maturare anzianità è un gesto semplice con effetti profondi. La mente umana, purtroppo, tende a concentrarsi sui vantaggi e sulle ricompense immediate e non sul domani. E poi: meno ansia da notizie, più focus sulla propria vita e sugli obiettivi che contano.
Ho la fortuna di essere molto appassionato dei temi che tratto sul lavoro, quindi studio e approfondimento non si fermano mai. Nel tempo libero mi dedico alla divulgazione finanziaria e alla diffusione della cultura assicurativo-previdenziale. A livello sportivo: corsa, nuoto ed escursionismo. Quando figli e lavoro lo permettono, sono attivo nel volontariato con la Protezione Civile.