
26 APR, 2023
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Chiara Mauri avvia la sua carriera professionale nel 2000 nell’asset management di Banca Profilo e nel 2007 inizia la sua esperienza in Fideuram Asset Management Sgr con responsabilità crescenti che la portano a diventare Head of Fund Research and Alternative Investments di Fideuram Asset Management Sgr.
Oltre al coordinamento del Team, si occupa anche della gestione di fondi di fondi azionari e di linee tematiche, mantenendo, come analista, un focus particolare sulle strategie azionarie e sulle tematiche ESG. Chiara si è laureata in Economia presso l’Università di Genova nel 2000 e si è di recente specializzata in ESG Analysis & Investing presso la MIP Management Accademy.
Chiara Mauri è la nostra Fund Selector del mese.
In Fideuram AM il processo di selezione dei fondi si basa su un approccio quali-quantitativo. La selezione dei fondi, infatti, è sia una scienza che un'arte.
Il primo passaggio è una valutazione di tipo quantitativa, svolta per ridurre l’universo investibile di partenza. Durante tale fase il Team di Fund Research classifica i fondi per asset class e peer group omogenei e li ordina in base a metriche quantitative come alfa, beta, Sharpe ratio ed information ratio. In un secondo momento ci concentriamo sulle soluzioni che da un punto di vista quantitativo risultano più meritevoli di essere approfondite.
Per ogni fondo di nostro interesse, eseguiamo una due diligence dettagliata che tiene conto sia di metriche quantitative sia di considerazioni qualitative. Nella parte qualitativa dell’analisi sono fondamentali tre step: il confronto con il gestore del fondo per comprendere la sua filosofia e il processo di investimento, dalla generazione delle idee all’implementazione del portafoglio, l’analisi del portafoglio e la discussione e condivisione dell’analisi con il team di Fund Research, dove la ricchezza di punti di vista costituisce un prezioso completamento dell’attività di analisi.
Il team Fund Research & Alternative Investments è composto da nove professionisti: sei, suddivisi per asset class e aree di competenza, sono dedicati all’analisi di Oicr e gestione di portafogli multi manager, tre sono, invece, specializzati nei mercati privati.
La sfida per me più impegnativa è quella di trovare il giusto equilibrio tra la ricerca e l’analisi dei fondi siano nuovi che esistenti, rimanendo allo stesso tempo aggiornata sulle modifiche legate all’evoluzione normativa. Sono, inoltre, chiamata a guidare un gruppo di professionisti nella realizzazione di obiettivi personali e di Team e coinvolta in progetti aziendali che richiedono tempo ed energia per coordinarsi sempre con i differenti team della SGR...pertanto, il lavoro non finisce mai!
La parte più interessante del mio lavoro è imparare il più possibile sui mercati finanziari studiando e facendo tesoro dell’esperienza dei vari colleghi e dei gestori di portafoglio che incontro quotidianamente; non è possibile selezionare un buon fondo se non si conosce approfonditamente la relativa asset class.
Preferiamo i gestori che mostrano un’implementazione del portafoglio coerente con il processo di investimento, dimostrano resilienza in differenti condizioni di mercato, un eccellente livello di trasparenza e un profilo di liquidità in linea con le nostre aspettative. Di contro, cerchiamo di evitare quei gestori che non hanno una disciplina chiara di acquisto e di vendita e tendono ad assumere dei rischi maggiori rispetto a quelli consentiti dal processo di investimento dichiarato.
Concentrazione e liquidità sono due aree di rischio che monitoriamo sempre con attenzione. Inoltre, negli ultimi due anni, c'è stata una crescente enfasi e attenzione sulla sostenibilità. Anche in relazione alla selezione dei fondi ci stiamo muovendo sempre più in linea con la politica ESG della nostra società con l'ambizione di raggiungere gli obiettivi di NZAMI di neutralità delle emissioni nette di gas serra dei patrimoni gestiti entro il 2050.
Il 2022 è stato un anno impegnativo per i mercati finanziari e per i fund selector e anche il 2023 si preannuncia un anno sfidante. Ci muoviamo in un contesto caratterizzato da un’inflazione elevata, rischi geopolitici e possibili recessioni delle economie più sviluppate. In questo nuovo scenario abbiamo adottato un approccio prudente e flessibile, diversificando i nostri portafogli; abbiamo combinato posizioni direzionali su asset class tradizionali con strategie alternative a rendimento assoluto che possono essere più resilienti e non strettamente correlate all’andamento dei mercati.
Le mie prospettive per l’inizio del 2023 sono positive. Anche se c’è ancora molta cautela da parte degli investitori a causa delle sfide che l'economia globale sta affrontando, ritengo vi siano numerosi segnali confortanti. Anche se le stime sugli utili sono diminuite, le aziende stanno gestendo molto bene il contesto economico e l’inflazione che, a discapito delle aspettative, si è rilevata elevata e persistente in Europa e negli Stati Uniti, sembra aver raggiunto un livello di raffreddamento; anche dalla Cina, inoltre, arrivano segnali confortanti a seguito dell’impegno del governo di allentare ulteriormente le politiche “zero Covid” con una conseguente riapertura dell’economia. Per quanto riguarda l'azionario, in particolare le piccole/medie imprese statunitensi potrebbero rappresentare un ambito di interesse, in quanto offrono un'esposizione al mercato domestico e solidi utili a valutazioni interessanti.
Riteniamo inoltre che il settore infrastrutturale, in quanto tema antinflazione, possa offrire delle opportunità nei prossimi mesi.
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