
30 APR, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Daniele Bivona è Portfolio Manager dei fondi AcomeA Total Return Breve Termine e AcomeA Performance presso AcomeA SGR, dove ha assunto la gestione delle strategie global macro obbligazionarie nel gennaio 2024. È un gestore specializzato in Emerging Markets Debt e strategie macro con oltre dieci anni di esperienza nella gestione di portafogli obbligazionari e multi-asset a rendimento assoluto, maturata presso istituzioni internazionali come APG Asset Management, Amundi Asset Management e Banca IMI.
Combina analisi fondamentale e modellistica quantitativa all’interno di un processo d’investimento disciplinato, volto a identificare opportunità di investimento con un profilo di rischio-rendimento asimmetrico, utilizzando strumenti cash e derivati. Da inizio 2024, sotto la sua gestione, i fondi AcomeA Performance A2 e AcomeA Breve Termine A2 hanno registrato rendimenti fra il +10% e il +12%, con una volatilità tra il 2% e il 5% (contro un rendimento medio di categoria del 4%). Queste performance hanno posizionato i fondi ai vertici delle classifiche dei fondi Obbligazionari Flessibili Globali. I suoi commenti e analisi di mercato sono regolarmente pubblicate su Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Il Giornale, La Repubblica, Forbes e altre testate di rilievo, consolidando il suo ruolo come voce autorevole e riconosciuta all'interno della comunità finanziaria italiana. È laureato con lode in Economia e Finanza Internazionale all’Università di Pavia, dove oggi collabora in ambito Finanza Quantitativa.
Ho iniziato la mia carriera nel 2012 in Pioneer Investments, all’interno della divisione multi-asset, mentre stavo concludendo il percorso magistrale all’Università di Pavia e lavoravo alla mia tesi in econometria finanziaria. Fin da allora ero attratto dalla possibilità di integrare analisi macroeconomica e strumenti quantitativi nei processi di investimento: la possibilità di passare da idee e interpretazioni del contesto macroeconomico globale a scelte di investimento misurabili, con un impatto tangibile e una chiara accountability sui risultati. Esperienze come la CFA Research Challenge e la CFA Fund Management Challenge mi hanno consentito un primo confronto concreto con il mondo della gestione, aiutandomi a comprendere a fondo quanto rigore e curiosità siano necessari in questo settore. Ciò che più mi attrae ancor oggi è la combinazione unica di continuo apprendimento, incertezza e responsabilità che caratterizza la gestione di portafoglio: ogni decisione è una sfida intellettuale in un contesto concorrenziale in condizioni di incertezza dove si incontra il meglio della professionalità finanziaria. In particolare, concentrarmi sui mercati obbligazionari emergenti impone uno sguardo a 360 gradi: i fattori economici, politici, valutari e psicologici si intrecciano in modo complesso, ma è proprio questa complessità a rendere il lavoro stimolante. Inoltre, sapere che, indirettamente o tramite obbligazioni sostenibili, contribuiamo a finanziare progetti pubblici cruciali rende ancora più forte il senso di responsabilità verso il nostro operato quotidiano.
Gestire un fondo obbligazionario global macro, con forte impronta sui mercati emergenti, significa affrontare giornate mai uguali fra loro, scandite da una continua analisi e interpretazione di dinamiche macroeconomiche, geopolitiche e finanziarie globali. La mia giornata inizia molto presto, con il monitoraggio degli eventi overnight e l’analisi dei principali movimenti nei mercati globali.
La prima parte della giornata è dedicata alla revisione degli scenari macro e geopolitici e all’aggiornamento dei modelli quantitativi proprietari. Il morning meeting e il confronto continuo con il mio team ci permettono di validare rapidamente idee e di gestire rischi e opportunità per i nostri portafogli. Integro regolarmente ricerche di mercato, studi accademici ultimamente anche tramite l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per massimizzare il lavoro di analisi e ricerca per assicurare che ogni decisione sia supportata da un’analisi approfondita.
Nel pomeriggio, mantengo un fitto calendario di incontri con economisti, analisti e/o investitori istituzionali, indispensabili per arricchire la prospettiva sul mondo. Parallelamente, collaboro con le altre funzioni interne per lo sviluppo di nuove iniziative strategiche. In sintesi, ogni mia giornata è improntata alla ricerca di opportunità di investimento asimmetriche, alla gestione attenta del rischio e a una visione globale dinamica, così da trarre vantaggio anche dai più piccoli segnali che il mercato offre.
Il mio processo di investimento si basa su una rigorosa gestione macro, orientata alla costante ricerca di opportunità sottovalutate in grado di generare rendimenti asimmetrici. Combino analisi quantitativa con una rigorosa analisi fondamentale, senza alcun vincolo di benchmark, concentrandomi esclusivamente su posizioni ad alta convinzione.
L’idea di fondo è identificare storie di investimento con elevato potenziale e un rapporto rischio-rendimento asimmetrico, puntando a una performance annualizzata stabilmente positiva con volatilità contenuta, mantenendo un forte focus sulla gestione del rischio e sul controllo dei drawdown attraverso diversi livelli di risk management delle posizioni. Il mio approccio prevede inoltre una diversificazione efficace del portafoglio, assicurando correlazioni basse o negative tra le varie strategie adottate e del portafoglio rispetto ai mercati tradizionali. Grazie a una prospettiva global macr libera e senza vincoli, mantengo un portafoglio flessibile e dinamico, anche con riferimento al market timing e ai fattori tecnici di mercato. Le principali strategie includono debito emergente, tassi e valute, credito finanziario, macro-hedging tramite posizionamenti sia direzionali sia di relative value tramite strumenti cash e derivati. Questa impostazione mi ha permesso, anche di recente, di conseguire risultati molto rilevanti: dall’inizio del 2024, i fondi AcomeA Performance A2 e AcomeA Breve Termine A2 hanno registrato rendimenti fra il +10% e il +12%, con una volatilità tra il 2% e il 5% (contro un rendimento medio di categoria del 4%). Queste performance hanno posizionato i fondi ai vertici delle classifiche di settore: secondo Morningstar, AcomeA Performance A2 è nel 3° percentile su 1.364 fondi (unico italiano nella top 10 del 2024) nella categoria Obbligazionari Flessibili Globali EUR Hedged.
Oggi il fondo mantiene un posizionamento bilanciato tra opportunità di rendimento e protezione del capitale, con un’esposizione selettiva ai mercati emergenti, privilegiando bond in valuta locale con tassi reali eccessivamente elevati rispetto ai fondamentali (Brasile, Messico, Colombia, Sudafrica). Nello spazio EM hard currency, vediamo ancora valore sia su bond sovereign che corporate, dove gli spread restano interessanti. Nei mercati sviluppati, vediamo opportunità nel credito finanziario e nelle obbligazioni convertibili, mentre sui titoli di Stato adottiamo un approccio tattico sulla duration, favorendo relative value e posizioni lunghe su inflation-linked USA e sulle parti lunghe dei paesi core. Sul fronte valutario, restiamo tatticamente corti su EUR, lunghi su USD e valute emergenti, ma pronti ad adattarci a eventuali inversioni. Infine, manteniamo delle strategie di macro-hedging su volatilità e spread europei per proteggere il portafoglio in un contesto di valutazioni tirate e mercati vulnerabili.
Nella costruzione del portafoglio, prediligo temi di investimento macro caratterizzati da un forte disallineamento tra percezione del mercato e valore intrinseco, cercando sempre asimmetrie di rischio-rendimento senza provare a prevedere scenari specifici. Negli ultimi mesi, abbiamo ottenuto performance significative puntando in modo contrarian su paesi emergenti come Argentina, Ecuador ed Egitto, che lo scorso anno hanno generato ritorni tra il 50% e l'80%. Analogamente, abbiamo sfruttato opportunità in settori molto sottovalutati, come l'equity cinese tech o sui subordinati finanziari, anch'essi capaci di generare performance eccezionali in contesti di eccessivo pessimismo. Al contrario, tendo a evitare sistematicamente temi di investimento con profili di rischio rendimento o simmetrici o poco chiari o eccessivamente popolari, dove il rischio non è adeguatamente compensato e manca un'effettiva asimmetria.
La sfida maggiore credo sia stata la gestione di un portafoglio dedicato al debito emergente nel periodo dell’esplosione della crisi Covid nel 2020. Ricordo ancora la prontezza con cui, tra il 20 e il 21 febbraio, siamo riusciti ad azzerare i rischi in portafoglio una volta emersa la gravità della situazione in Italia (il famoso “paziente uno” di Codogno), anticipando di fatto il crollo generalizzato dei mercati. La sfida vera è stata anche quella di saper riaprire gradualmente le posizioni nel momento più critico, a partire dalla seconda metà di marzo 2020, quando il mercato era dominato dal panico e dalla scarsa liquidità. Come gestore di fondi, la capacità di mantenere lucidità e disciplina in condizioni estreme di stress e volatilità rappresenta una delle prove più dure ma anche più gratificanti. Affrontare un evento così estremo richiede infatti non solo solide competenze tecniche e analitiche, ma anche una grande capacità di gestione psicologica. È stato fondamentale mantenere una visione strategica e guardare oltre l'emotività del breve termine, ricordando costantemente che proprio in quei momenti si creano le migliori opportunità di investimento. In questo senso quel periodo ha confermato ancora una volta l’importanza di avere un processo di investimento ben definito e rigoroso, capace di guidare le scelte in maniera oggettiva anche nei momenti di maggiore incertezza.
A chi vuole intraprendere una carriera nell’asset management, soprattutto nell’ambito Emerging Markets e Macro, consiglierei prima di tutto di sviluppare una comprensione profonda delle dinamiche che governano i sistemi economici, politici e sociali. I mercati non si muovono nel vuoto: riflettono comportamenti umani, incentivi, squilibri e cicli. La capacità di osservarli con distacco, di cogliere le connessioni prima che diventino evidenti e di costruire una visione coerente è ciò che distingue un investitore marginale da uno rilevante. Bisogna allenarsi a pensare in termini di probabilità e di valore atteso, accettare l’incertezza come condizione permanente e costruire processi decisionali robusti, sempre con una chiara “way-out”. Serve rigore intellettuale, ma anche apertura mentale: le migliori intuizioni spesso nascono da un’integrazione non convenzionale di idee. Infine, bisogna imparare a convivere con l’errore: chi gestisce rischi deve saper fallire in modo controllato e reagire velocemente, senza perdere lucidità o disciplina.
Fuori dal lavoro coltivo passioni che considero complementari alla mia attività professionale. La musica e il cinema d’autore sono per me spazi di riflessione e ispirazione, mentre sport, meditazione, i viaggi e il contatto con la natura rappresentano occasioni per riconnettermi con il corpo, con il mondo e con un equilibrio più profondo. Trovo stimolante partecipare a presentazioni di libri e documentari, che arricchiscono il confronto e l’orizzonte culturale, e dedico volentieri parte del mio tempo ad attività di volontariato, come forma concreta di impegno e responsabilità sociale.