
5 LUG, 2023
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro
Daniele Fontanili ricopre dal giugno 2021 il ruolo di Head of Generali Multi Manager Solutions nella business unit Generali Asset & Wealth Management. Daniele è responsabile dell’attività di selezione di Asset Managers interni ed esterni, in strategie liquide e alternative liquide, all’interno della funzione Insurance Investment Solutions che si occupa della definizione delle migliori soluzioni di investimento in asset class liquide ed illiquide per conto delle Compagnie del Gruppo Generali.
Prima di questo ruolo, Daniele ha ricoperto vari ruoli all’interno del Gruppo Generali: dal 2011 al 2013 è stato Responsabile Operations & Outsourcing Control di Generali Thalia Investments Italy, società del Gruppo specializzata nella gestione di Fondi di Fondi Hedge; dal 2013 al 2015 Portfolio Manager di Generali Investments Europe come responsabile della gestione di Fondi di Fondi Hedge e dal 2015 al 2021 quale Senior Investment Manager nelle funzioni di selezione di Asset Managers.
Prima del Gruppo Generali, Daniele ha iniziato la sua carriera all’interno del back office di Albertini Syz Investimenti Alternativi. Daniele ha una laurea magistrale in Finanza e Risk Management conseguita, con lode, all’Università di Parma.
La mia prima esperienza lavorativa è stata nel 2008 all’interno di Albertini Syz Investimenti Alternativi, dopo essermi laureato, e a seguito di un periodo sabbatico in Australia di 6 mesi. La società, parte del Gruppo Banca Albertini Syz, si occupava della gestione di Fondi di Fondi Hedge e io ero inserito nella funzione operations, attività che ha occupato la prima parte della mia carriera ed è stata estremamente importante quando sono passato ad un’attività di fund selection, perché il background operativo mi ha permesso di cogliere dinamiche e aspetti del funzionamento dei fondi che a persone con un background puramente di mercato solitamente manca.
Mi piace ricordare che il mio primo giorno di lavoro sia stato il 15 settembre del 2008, una data che ha segnato molti operatori del settore essendo stato il giorno del fallimento di Lehman Brothers. Sebbene sia stato come entrare in una lavatrice durante la centrifuga alla massima potenza, i miei primi sei mesi di lavoro mi hanno portato a conoscere e vedere situazioni che pochi della mia generazione o successiva possono dire di aver visto. È un bagaglio di esperienza che, ancora oggi, a distanza di anni, mi risulta ancora estremamente utile.
Ritengo che il mio lavoro abbia due grandi privilegi. Il primo è il fatto di poter lavorare in una società come Generali che ha radici italiane ma è fondamentalmente una multinazionale, forse l’unica davvero presente in Italia, nei servizi finanziari. Questo fa sì che la mia giornata e l’ambiente di lavoro siano estremamente dinamici e stimolanti, senza che un giorno sia mai uguale all’altro e avendo un perimetro di clienti di riferimento e strategie da selezionare estremamente variegato. Poter interloquire con clientela italiana, europea e fuori Europa da una parte, e poter analizzare strategie che vanno dalle più semplici a quelle più complesse come quelle alternative liquide sono un continuo stimolo di conoscenza.
Il secondo privilegio è che il mio lavoro non è solo quello di selezionatore, ma spazia dalla selezione alla strutturazione di soluzioni di investimento customizzate per i nostri clienti; la componente di strutturazione ha assunto un’importanza sempre maggiore negli ultimi anni in virtù dei cresciuti adempimenti e necessità dei clienti, basti pensare a quanto questo è importante in ambito ESG. Ritengo quindi che avere un ruolo a 360 gradi sia di estrema importanza per affrontare al meglio un mondo che cambia continuamente.
Il nostro processo di investimento parte da uno studio e comprensione delle peculiarità e necessità di un cliente assicurativo come le Compagnie del Gruppo Generali per le quali facciamo l’attività di selezione. In questo contesto, ancor prima di applicare il nostro processo di analisi e due diligence, andiamo a ricercare quei player con cui poter costruire una relazione di lungo periodo e che possono supportarci nell’attività al di là della semplice gestione degli asset. Il processo di selezione poi si esemplifica in tre fasi fondamentali: si parte da uno screening quantitativo sull’asset class o strategia identificata che permette di andare a scremare i candidati che verranno identificati per una due diligence approfondita.
A questo punto utilizziamo dei questionari di due diligence proprietari che vanno a coprire vari aspetti come quello di investimento, operativo e ESG per avere una visione completa del funzionamento della strategia e dell’asset manager da tutti i punti di vista. Sulla base di questi e delle interviste con i principali owner decisionali, ogni asset manager viene valutato attraverso un modello di scoring quantitativo multidimensionale. In base all’orizzonte di investimento definito viene poi decisa la struttura di investimento prescelta che spazia dal fondo commingled, ossia dove siamo uno dei tanti investitori, oppure, più strategicamente, utilizziamo la nostra piattaforma lussemburghese per strutturare mandati dedicati e tailor-made in base alle prerogative dei nostri investitori.
Il mio team è composto da 3 persone ed essendo relativamente piccolo non ha un’organizzazione specifica, nel senso che mi piace pensare che tutti siano importanti ma nessuno sia indispensabile. Quindi tutti devono essere in grado di fare tutto, dall’attività routinaria – come il reporting - alla selezione della strategia più complessa. Da questo punto di vista, faccio dell’indipendenza e dell’empowerment i miei cavalli di battaglia lasciando loro ampio spazio di manovra e autonomia pur guidandoli nella loro continua crescita.
La gestione delle informazioni risulta cruciale in un mondo come quello attuale dove c’è sovrabbondanza di opinioni. Da questo punto di vista bisogna innanzitutto partire da un’attività preliminare ma importantissima di selezione delle proprie fonti, identificando quelle preferite e ritenute attendibili. Una volta fatto questo, ritengo che sia assolutamente cruciale l’attività di delega all’interno del team in modo da essere sempre più interconnessi e affrontare anche la gestione delle informazioni attraverso un processo coordinato ed organizzato.
In considerazione del fatto che l’orizzonte temporale dei nostri investimenti è solitamente di lungo periodo, la cosa fondamentale che ricerchiamo è la stabilità del team di gestione e la capacità di questo di generare performance in linea con le aspettative nel lungo termine.
Chiaramente è più facile a dirsi che a farsi, ma ci sono asset manager nel mercato che fanno della retention dei propri talenti un aspetto fondamentale. Anche negli approcci di investimento più sistematici, l’apporto umano di design del processo rimane cruciale e in questo senso ritengo che la visione di lungo periodo e la consistenza del processo di investimento adottato siano gli aspetti cruciali dell’attività di selezione.
Ogni difficoltà incontrata è la base per accrescere la propria conoscenza e da questo punto di vista mi piace pensare alla prossima sfida che dovrò affrontare piuttosto che guardarmi indietro. In questo contesto, in generale, trovandoci in un momento di mercato particolare penso sia utile spendere due parole su quello che io come tanti miei colleghi stiamo affrontando oggi. Un fund selector deve sempre cercare di coniugare gli obiettivi di lungo termine con le sfide di breve termine che il mercato presenta.
Da questo punto di vista penso che oggi ci troviamo di fronte a una delle maggiori sfide che ci siano state negli ultimi anni. Il ritorno dell’inflazione ha cambiato il paradigma della dinamica di correlazione tra le asset class mettendo in crisi i modelli che hanno funzionato negli ultimi 10 anni, penso ad esempio al classico portafoglio 60/40 che ha dominato il mercato nell’era post GFC. In questo contesto, la sfida del cercare rendimenti reali positivi si accompagna ad una di più lungo termine relativa, ad esempio, alla sostenibilità climatica e sociale.
Come fund selectors abbiamo un’enorme responsabilità nel cercare di guidare il cambiamento delle preferenze di sostenibilità dei nostri clienti per affrontare al meglio la sfida climatica che ci attende senza sacrificare i ritorni che possiamo generare. Il mondo per come siamo stati abituati a vederlo sta cambiando rapidamente ed è fondamentale avere un approccio flessibile e adattivo per permettere alle future generazioni di poterne godere tanto quanto abbiamo fatto noi.
Fuori dal lavoro c’è la mia famiglia, la mia compagna Sennait e mia figlia Emma di quasi 4 anni. Questi anni di pandemia e post pandemia mi hanno fatto vivere la paternità in modi che un padre di solito non vive, ossia con un’estrema presenza nella vita dei figli, e non intendo sacrificare questo aspetto nel futuro. Penso proprio ad Emma quando parlo delle sfide che mi trovo ad affrontare ogni giorno e quelle che il futuro mi riserva, conscio che ho la possibilità di incidere, con il mio lavoro e la mia professionalità, sul mondo in cui mia figlia vivrà nel futuro. Questo mi dà un forte senso di responsabilità e renderla orgogliosa è il primo obiettivo che mi pongo, dentro e fuori dal lavoro.