
15 OTT, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Gabriele Montalbetti lavora presso Consultinvest SGR, dove, dal 2010, si occupa di fund selection e gestione di portafogli. Parallelamente, è membro del Consiglio Direttivo di CFA Society Italy dal novembre 2021 e docente presso la POLIMI Graduate School of Management.
Prima dell’attuale incarico, Montalbetti è stato Partner e Managing Director di Independent Global Managers (1999–2010) e, precedentemente, Vice President presso JPMorgan Investment Management (1994–1999).
Da oltre vent’anni è attivo come volontario del CFA Institute, contribuendo allo sviluppo e alla revisione del CFA Program fin dal 2004. È attualmente membro dell’Education Advisory Committee.
Ho iniziato a lavorare in finanza dopo il master MBA del Politecnico di Milano a metà degli anni ’90 a JPMorgan, prima come gestore obbligazionario e successivamente multi-asset. In seguito, ho partecipato alla creazione di una società di gestione indipendente dove mi sono occupato di selezione di fondi e di gestione multi-asset, per poi passare nel 2010 a Consultinvest.
Nel corso degli anni ho dato un peso importante alla formazione e, a partire dalla certificazione CFA nel 2001, ho conseguito altre certificazioni in campo finanziario, come il Certificate in Investment Performance Measurement e il Sustainable Investment Certificate di CFA Institute, e altre nel campo del risk management.
Faccio parte da molti anni del consiglio direttivo di CFA Italy, la società italiana affiliata a CFA Institute, dove sono stato presidente per cinque anni. In parallelo ho fatto parte di vari comitati internazionali di CFA Institute, come l’executive committee dei GIPS (standard di presentazione della performance), lo Standard of Practice Council, mentre attualmente faccio parte dell’Education Advisory Committee a supporto di CFA Institute nello sviluppo dei curriculum per il CFA Program e gli altri certificati (https://www.cfainstitute.org/about/governance/committees/education-advisory).
La caratteristica che apprezzo di più nel mio lavoro è la possibilità di fare vari tipi di attività che richiedono competenze diverse.
La selezione di fondi è infatti un processo basato sia su elementi di analisi quantitativa, ma anche su una parte qualitativa, che per alcune strategie diventa molto importante. Analogo discorso vale per la costruzione di uno scenario macroeconomico da cui poter poi derivare le implicazioni di mercato per le varie strategie di cui mi occupo.
Un’altra caratteristica interessante che deriva dagli incontri con le società di gestione è la possibilità di seguire da vicino l’evoluzione dell’asset management e di essere in prima linea rispetto a tutte le tendenze in atto. Nei primi anni 2000 era infatti una novità utilizzare fondi di qualche società internazionale per costruire dei portafogli più diversificati rispetto a gestioni in titoli, magari con esposizione a aree geografiche, come gli emergenti, allora meno accessibili di oggi. Poi è stato il periodo delle offerte sempre più ampie di strategie da parte dei grandi asset manager, ma anche lo sviluppo di alcuni asset manager specializzati in una o poche classi di attività. C’è stata poi la fase delle strategie non tradizionali e/o non direzionali, dei fondi tematici e della sostenibilità. Tutto questo in parallelo con la impetuosa crescita degli ETF e delle strategie passive. Rispetto a venti anni fa oggi l’offerta di fondi è così ampia che è necessaria una attività di analisi più specializzata che in passato a supporto dei consulenti finanziari e degli investitori.
Il nostro processo di selezione ha una struttura tradizionale, basata su una analisi quantitativa e una successiva fase di approfondimento qualitativo, ma con delle caratteristiche distintive sviluppate nel corso degli anni.
La parte di analisi quantitativa si basa su una classificazione dei fondi in categorie il più possibile omogenee per strategia che includono sia fondi attivi che fondi passivi e ETF. Partiamo dalle classificazioni fornite dai data provider e, se necessario, suddividiamo in gruppi più piccoli per avere gruppi di fondi il più possibile omogenei che rendono il confronto significativo. Questo aspetto è spesso sottovalutato, ma è cruciale perchè le analisi quantitative possano fornire informazioni affidabili. Alcune strategie sono per loro natura molto diversificate (ad esempio quelle flessibili) e per questo è necessario dividere il campione in gruppi con livello di rischio simile. Discorso analogo per i fondi azionari, dove il rischio relativo (tracking error), può essere contenuto (ETF e fondi passivi), medio (fondi attivi) oppure molto elevato (fondi concentrati e senza riferimento a un benchmark). Infine, per alcune strategie, come ad esempio alcune non tradizionali, la diversificazione dei processi di investimento è tale che l’analisi quantitativa ha una valenza molto limitata e quindi assume un peso basso nella valutazione complessiva perché i fondi sono molto diversi fra loro.
Una volta definite le categorie, la valutazione quantitativa viene fatta utilizzando una serie di indicatori relativi al rischio/rendimento, alla costanza dei risultati nel periodo e, a parità di condizioni, alla gestione delle fasi di ribasso o di maggiore volatilità. Il risultato è un indicatore sintetico standardizzato su base 100 che pesa opportunamente i vari fattori e indica la qualità relativa di ogni fondo del campione.
Lo scopo principale della analisi quantitativa è soprattutto quello di verificare l’andamento di ogni fondo nel periodo di analisi, per verificarne la coerenza con il processo di investimento dichiarato dal gestore e per cercare di capire come si comporta nelle varie fasi di rialzo o di ribasso di un ciclo di mercato.
La analisi qualitativa ha lo scopo di analizzare tutti i fattori utilizzati dall’asset manager che hanno contribuito a realizzare i risultati, ovvero di capire cosa ha determinato i risultati della analisi quantitativa. Pur basandosi sugli aspetti consolidati della due diligence, è una analisi che si basa molto sulla esperienza e che cerca di identificare quali sono i fattori di vantaggio competitivo di un processo di investimento e quali gli aspetti che potrebbero renderlo ripetitivo nel tempo. Un altro aspetto molto importante è cercare di identificare quali sono le condizioni di mercato più (o meno) favorevoli per i vari processi di investimento. Infatti, la cosa che preoccupa di più ogni fund selector è il rischio di vanificare una corretta scelta di investimento (es. incremento di azionario) con la selezione di un fondo che poi delude le aspettative.
La selezione fondi e gestione delle strategie in fondi di terzi si colloca all’interno del gruppo più ampio di gestione e di analisi dei mercati. Il team è composto da un mix di persone con una consolidata esperienza sui mercati finanziari e di qualche figura più giovane, oltre al team di supporto per l’implementazione delle scelte di investimento e per l’operatività in generale. Il team di selezione in senso stretto è snello, ma è composto da due persone con esperienza specifica ultra-ventennale che condividono il processo di analisi e che poi gestiscono le strategie loro assegnate.
Questa è una delle principali sfide che caratterizzano l’attività di gestione perché la disponibilità di informazioni è elevatissima ed è quindi fondamentale la capacità di selezionare e sintetizzare le analisi disponibili. Il ruolo di gestore e di fund selector richiede infatti sia la capacità di avere una visione di mercato sulle varie classi di attività, sia la capacità di selezionare i fondi e di costruire un portafoglio adeguato al contesto. Per questo i due fattori indispensabili sono la tecnologia e l’esperienza specialistica. Nel primo caso, una volta impostato il processo, è possibile avere ogni mese analisi quantitative aggiornate sulle varie strategie, nel secondo l’esperienza consente di cogliere gli aspetti fondamentali del contesto macroeconomico oppure quelli peculiari e distintivi dei processi di investimento, nascosti tra il rumore di fondo di tutte le informazioni disponibili.
Come anticipato in precedenza l’analisi qualitativa è più un’arte che una scienza e per questo credo che non esista un singolo aspetto determinante.
In generale però direi che un aspetto molto importante è la coerenza tra filosofia, processo di investimento, risorse e organizzazione dell’asset manager. Ad esempio, se il processo è basato sulla analisi fondamentale, è logico aspettarsi un buon numero di analisti a supporto del gruppo di gestione, un elevato numero di incontri con le aziende e un percorso di crescita professionale che porti i migliori analisti a diventare gestori di fondi. Se invece il processo è di tipo quantitativo è naturale attendersi importanti investimenti in tecnologia, basi di dati e in figure professionali esperte in data science e big data, oltre che un sofisticato sistema di risk management e di performance attribution.
Un altro fattore a cui do molto valore è una chiara spiegazione di quale è il vantaggio competitivo che rende un processo di investimento capace di generare rendimenti nel tempo. Sembra una cosa ovvia, ma a volte le spiegazioni sono così generiche da far sorgere dei dubbi sulla validità di quanto esposto. Tutto questo deve poi anche essere supportato da un andamento del fondo che dimostri come sono state affrontate le varie fasi di crisi sui mercati.
Infine, è fondamentale capire quali sono le condizioni perché la strategia possa esprimersi al meglio e, viceversa, quali sono le situazioni in cui si potrebbero incontrare le maggiori difficoltà. Come sappiamo, purtroppo, non esiste la strategia migliore in assoluto e in tutti i periodi temporali, ma ci sono strategie che possono essere le più (o meno) indicate in una determinata fase di mercato.
Le sfide più importanti sono state le varie fasi di crisi che si sono verificate sui mercati a partire dalla bolla dei titoli tecnologici, per passare alla grande crisi globale partita con i mutui subprime, poi alla crisi della Grecia e di alcuni paesi dell’area Euro, al Covid, alla forte crescita dell’inflazione e dei tassi, per finire con la guerra in Ucraina e il Liberation day di quest’anno. Ognuna è arrivata per motivi diversi e ha avuto durata e intensità differenti, ma tutte hanno messo a dura prova i mercati finanziari e gli investitori. Tutte le crisi sono state una occasione per una revisione completa, non solo delle scelte di asset allocation, ma anche dei singoli fondi selezionati, per verificare che potessero essere adatti a quanto si stava verificando. In queste situazioni di forte tensione sui mercati, di rapidi e ampi movimenti dei prezzi e di minore liquidità, ogni crisi ha richiesto un supplemento di analisi per limitare la possibilità di sorprese negative legate ai titoli presenti nei fondi che si sarebbero aggiunte ai cali dei mercati.
L’Italia è uno dei paesi con il più grande e ricco patrimonio agroalimentare al mondo oltre ad una tradizione culinaria con pochi uguali. E’ stato quindi facile appassionarsi a tutto ciò che ha a che fare con le produzioni agricole, casearie, vinicole e alimentari che rappresentano una eccellenza assoluta del nostro paese. Ho così seguito vari corsi per conoscere i metodi di produzione, le zone di provenienza e le tecniche di degustazione, diventando sommelier e assaggiatore di formaggi e di salumi. Ogni viaggio in Italia o all’estero è una occasione anche per informarsi sui prodotti di quel territorio, visitare qualche produttore locale o negozio specializzato, e portare a casa qualcosa di tipico.