
18 DIC, 2024
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Da oltre 25 anni opero nel settore. Attualmente, nella Divisione Finanza – U.O. Wealth Management & Prodotti Assicurativi della Banca del Fucino, mi occupo della selezione e dello sviluppo dei processi per l’analisi e la valutazione dei fondi di investimento.
Nel corso della mia carriera, ho ricoperto numerosi ruoli nell’ambito dell’asset management, tra cui Fund Analyst in Banca Finnat, Risk Manager in Optima SIM (Gruppo BPER) e Portfolio Manager presso Zenit SGR. Queste esperienze mi hanno permesso di sviluppare competenze trasversali nella gestione di portafogli, nella costruzione di modelli quantitativi e nell’analisi del rischio.
Parallelamente alla mia attività professionale, nutro una forte passione per la collaborazione con il mondo accademico e la ricerca. Ho avuto l’opportunità di collaborare con diverse università italiane, contribuendo a progetti di ricerca e formazione. Sono membro attivo di associazioni professionali, tra cui la Società Italiana di Analisi Tecnica (SIAT), dove attualmente faccio parte del Comitato Scientifico e del Collegio dei Probiviri, e l’AIAF, di cui sono socio.
La mia formazione accademica è iniziata con una laurea in Economia e Istituzioni dei Mercati Finanziari presso l’Università di Roma Tor Vergata, seguita da una specializzazione in Analisi Tecnica presso SIAT-IFTA e un Master in Finanza Avanzata. Ritengo che l’aggiornamento continuo sia essenziale in un contesto finanziario in costante evoluzione e considero l’innovazione non solo una sfida, ma anche una straordinaria opportunità.
Il metodo di selezione che ho sviluppato nel corso della mia esperienza è sempre più orientato verso l’adozione di processi strutturati e integrati, caratterizzati da disciplina e rigore metodologico. L’approccio alla selezione si fonda su due pilastri fondamentali, complementari e strettamente interconnessi: un primo pilastro di natura quantitativa e un secondo di natura qualitativa.
L’approccio quantitativo, basato su dati statistici oggettivi, offre una visione dettagliata del panorama dei fondi, consentendo di identificare quelli che si distinguono per comportamenti particolarmente interessanti rispetto al mercato di riferimento e ai competitor. Questo processo facilita lo scouting di strumenti caratterizzati da elementi distintivi che meritano attenzione. È fondamentale adottare una classificazione omogenea degli strumenti analizzati e criteri di valutazione che vadano oltre la semplice analisi della persistenza dei rendimenti. Ciò include l’esame della consistenza dei risultati, l’analisi delle capacità del gestore e la valutazione della solidità dei processi di gestione, per garantire un’analisi completa ed affidabile.
Negli ultimi anni, in Banca del Fucino è stato sviluppato un robusto metodo proprietario di valutazione quantitativa, che consente di attribuire un punteggio a ciascun strumento. Individuando i fondi più interessanti nelle diverse fasi di mercato e all’interno di specifiche categorie.
L’analisi qualitativa, che comprende la due diligence sul gestore/team di gestione e sulla casa d’investimento, integra i risultati dell’analisi quantitativa e consente di valutare in profondità alcune caratteristiche cruciali nella scelta dello strumento. Tra queste: l’esperienza e le competenze specifiche del team di gestione; la solidità del processo di gestione e la capacità di gestione dei rischi; la visione e l’approccio al mercato di riferimento.
Grazie all’accuratezza del processo quantitativo, il team è in grado di focalizzarsi su un numero ristretto di strumenti durante le analisi qualitative, ottimizzando le risorse impiegate e migliorando l’efficienza del processo di selezione.
Il team di selezione, parte della Divisione Finanza - U.O. Wealth Management, guidata da Pierluigi Benettin, si è rafforzato da oltre un anno con l’entrata di Alessandro Romeo, precedentemente asset manager presso una banca svizzera. Così come strutturato, il team ha una maggiore copertura contribuendo all’evoluzione ed al consolidamento del processo di selezione.
Con un approccio bottom-up, attraverso l’integrazione del processo quantitativo e qualitativo, la selezione si traduce nella definizione di liste con i migliori fondi per ciascuna tipologia o categoria. Nella costruzione di un portafoglio, definita l’asset allocation con approccio top-down espressione del sentiment definito dalla banca, gli asset vengono popolati generalmente utilizzando i fondi presenti in queste liste. Durante il processo di due diligence, vengono considerati anche fondi che, pur non risultando particolarmente performanti in determinate fasi di mercato, presentano caratteristiche distintive legate al processo o allo stile di gestione. In alcuni casi, questi fondi possono essere utilizzati per generare maggiore resilienza e ottimizzare la diversificazione del portafoglio nelle diverse fasi di mercato.
Come accade in molti processi e anticipato in precedenza, l'analisi della gestione attiva di un fondo si basa su metriche volte a evidenziare la qualità delle decisioni prese. Queste misure valutano il rendimento al netto dei costi aggiustato per il rischio, ottenuto nelle diverse fasi di mercato, confrontato con quello dei fondi appartenenti alla stessa categoria. Particolare attenzione è posta non solo sulla capacità di sovraperformare, ma anche sulla gestione efficace dei rischi, soprattutto durante le fasi di maggiore turbolenza. La sfida consiste nell’estrapolare dai dati due elementi chiave: l'abilità del gestore nel prendere decisioni accurate e la solidità dei processi attraverso cui tali decisioni vengono implementate nel portafoglio, valutandone l’efficienza, la correttezza e la capacità predittiva.
Le analisi qualitative, condotte in collaborazione con il team, in particolare con Alessandro, con cui condivido l’esperienza pregressa nella gestione, sono animate da uno spirito di curiosità volto a comprendere a fondo il "come" e il "cosa" viene fatto nella gestione del portafoglio analizzato. Durante gli incontri con le case di investimento e i gestori, ci impegniamo a esaminare appropriatamente i dati, cercando di scoprire il “dietro le quinte” delle loro strategie operative.
Generalmente l’analisi si concentra su diversi aspetti chiave, per valutare la sostenibilità prospettica dei risultati ottenuti in passato: esperienza del gestore e del team, con la valutazione delle competenze e della stabilità del gruppo; la filosofia e processo di investimento, in particolare la comprensione della formulazione delle idee di investimento e della loro coerenza nell’implementazione nel portafoglio; la linearità dei ruoli e identificazione delle inefficienze interne, con attenzione alla struttura organizzativa; la gestione del rischio ed in particolare la valutazione delle politiche di controllo nelle fasi più complesse; le fees, con l’attenzione al rapporto tra costi e benefici per gli investitori; ESG e analisi dell’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance nelle decisioni di investimento.
Nella selezione dei fondi, ritengo che l’attenzione ai fattori di sostenibilità rappresenti un elemento fondamentale, non solo per il loro valore intrinseco, ma anche per il ruolo cruciale che svolgono nel contenimento dei rischi. Integrare criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nel processo di selezione consente di individuare potenziali vulnerabilità, migliorando così la solidità complessiva delle decisioni di investimento. Questa attenzione contribuisce inoltre a promuovere pratiche di investimento che generano valore a lungo termine, in linea con le esigenze di un’economia globale sempre più orientata verso una transizione ecologica e sociale.
Negli ultimi tempi, tuttavia, sta crescendo un certo scetticismo sul tema, alimentato dai costi associati all’attuazione di politiche virtuose di riconversione energetica e tutela ambientale. Questo scetticismo si concentra principalmente sugli impatti economici per l’industria e sulle ripercussioni sul mondo del lavoro. Ritengo, però, che tale dibattito stia trascurando un aspetto fondamentale: gli effetti, i rischi e gli ingenti costi derivanti dal non perseverare lungo la strada intrapresa.
Le politiche monetarie restrittive adottate dalle principali banche centrali hanno contribuito a ridurre l'inflazione, senza limitare significativamente la crescita economica né innescare una recessione. Questo approccio ha creato un contesto economico caratterizzato da una fase di stabilizzazione, tassi di interesse normalizzati e un’attenzione crescente alla gestione del rischio di credito. In tale scenario, il mercato ha mostrato – e continua a mostrare – un forte interesse per i fondi obbligazionari, con una particolare predilezione per i titoli sovrani e le obbligazioni societarie di alta qualità. Tuttavia, un’eventuale riduzione dei tassi di interesse potrebbe rapidamente spostare l’attenzione del mercato verso altre opportunità.
Nel comparto azionario, il mercato sta mostrando interesse per settori come la tecnologia sostenuta dall’innovazione e da politiche favorevoli alla crescita, come l’intelligenza artificiale. Quest’ultima continua ad avere un ruolo centrale e sta portando ad una grande rivoluzione in numerosi settori. Allo stesso tempo, non va sottovalutato il potenziale dei settori infrastrutturale e delle energie rinnovabili, che si confermano pilastri strategici per una crescita sostenibile nel lungo termine.
La crescente complessità dei mercati richiede un sempre più intenso scambio di informazioni, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà e quando l’incertezza aumenta. Una comunicazione trasparente, chiara e regolare si rivela fondamentale per favorire la comprensione dei fenomeni in atto e giungere a decisioni consapevoli.
In questo contesto, tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e i big data stanno non solo rivoluzionando il panorama finanziario, ma anche accelerando significativamente i processi decisionali. La loro capacità di elaborare grandi volumi di dati in tempo reale e di identificare pattern complessi consente di ottimizzare le strategie, mitigare i rischi e cogliere opportunità con maggiore tempestività ed efficienza. Questi strumenti, integrati in un framework di comunicazione efficace, rappresentano un vantaggio competitivo essenziale.
Non esiste una singola sfida: ogni giorno porta con sé una serie di piccole prove da affrontare in una professione che, dopo tanti anni, continua a suscitare passione e soddisfazione. Dopo quasi 30 anni trascorsi nel mondo dell’asset management, ricoprendo diverse funzioni, posso dire di appartenere a una generazione che ha vissuto momenti epocali e affrontato situazioni che sembravano inimmaginabili: dal crash della bolla delle dot-com, all’11 settembre 2001, al collasso di Lehman Brothers, passando per la globalizzazione, fino alla pandemia di Covid-19 e alle sue conseguenze economiche.
Rispetto al passato, stiamo vivendo un’accelerazione senza precedenti in molti aspetti della vita: dal ritmo quotidiano al lavoro, dalla velocità di circolazione delle informazioni all’aumento della complessità e della volatilità dei mercati finanziari. Oggi, la sfida più grande è restare al passo con le nuove tecnologie e non farsi sorprendere dall’innovazione. Tuttavia, più che un problema, considero questa una straordinaria opportunità. Mantenere viva la curiosità, imparare continuamente e accogliere il cambiamento con apertura e determinazione sono strumenti essenziali per affrontare questo nuovo scenario. È così che le sfide si trasformano in occasioni di crescita personale e professionale, rendendo il percorso lavorativo non solo un lavoro, ma una vera e propria passione quotidiana.