
10 DIC, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Fabrizio Salcedo è Business Developer per l’Europa del Sud presso UTI Investments, ramo internazionale di UTI AMC, asset manager indiano specializzato in strategie equity e fixed income sull’India con più di $250 miliardi di AUM.
La mia carriera nel settore finanziario non è nata da una vocazione immediata; la passione è arrivata con il tempo. All’inizio pensavo semplicemente che fosse un settore adatto alle mie caratteristiche (me la sono sempre cavata con i numeri) e che potesse offrire opportunità internazionali e stabilità professionale. Mi sono quindi laureato in economia e finanza e poi in finanza quantitativa a Bologna. Nel 2014 ho preso la valigia e sono partito: prima Madrid con Allfunds Bank, poi Londra con GSAM, e successivamente UTI Investments tra Londra, Parigi e, infine, Madrid, dove vivo tuttora.
Quando non sono on the road, la giornata inizia sempre con B&B (Bloomberg & Breakfast), seguito dalla lettura di magazines/reports economici e delle principali testate del Sud Europa: per fare bene questo lavoro è fondamentale essere informati e poter sostenere conversazioni di qualità con gli investitori.
Il resto della giornata si divide tra molteplici attività: in UTI Investments seguiamo un modello abbastanza snello che ci permette di toccare diversi punti come business developers, dalla creazione di un prodotto, e quindi sessioni insieme agli analisti e portfolio managers che lavorano a Mumbai, alla sua commercializzazione, organizzando roadshows, eventi, webinars e curando tutto ciò che riguarda PR. Coprendo anche diversi paesi, ho la fortuna di interagire con tantissimi investitori. Continuo a credere molto nel valore del rapporto diretto, motivo per cui viaggio spesso: rende ogni incontro più significativo.
Direi abbastanza. L’importanza della liquidità è aumentata perché viviamo in un mondo caratterizzato da cicli più brevi, valutazioni elevate e incertezza su tutti i fronti. La liquidità oggi non è più un costo, ma una forma di opzionalità: permette di proteggersi e allo stesso tempo di cogliere opportunità (vedi Warren Buffett e i suoi $300+ miliardi di “munizioni”).
Il fatto che anche il private equity, che è per definizione un’asset class illiquida, stia lanciando prodotti più liquidi e accessibili è un segnale molto chiaro. Gli investitori vogliono più flessibilità, e i gestori stessi riconoscono che la liquidità oggi può essere anche una componente strategica, non solo tattica.
Dipende dagli obiettivi, ma vedo tre caratteristiche chiave per il contesto attuale: fondi con esposizione a crescita strutturale, strategie obbligazionarie con duration moderata e buona qualità del credito, e soluzioni diversificanti che riducano la correlazione con i mercati sviluppati. Nel nostro caso, fondi come UTI India Dynamic Equity Fund, UTI India Innovation Fund o UTI India Sovereign Bond ETF possono offrire un profilo rischio/rendimento interessante nel lungo periodo, a nostro avviso.
Il primo, l’UTI India Dynamic Equity Fund, segue una strategia con 15 anni di track record concentrandosi proprio su quella crescita strutturale che tanto caratterizza l’India, investendo in aziende indiane quotate di alta qualità, fortemente collegate direttamente o indirettamente al consumo della classe media indiana, bassa ciclicità, e lungo l’intero spettro di capitalizzazione di mercato. Si tratta di un portafoglio concentrato, con 50-60 titoli, scelti in maniera meticolosa dal PM Ajay Tyagi e il suo equity team, basato interamente a Mumbai.
Il secondo, l’UTI India Innovation Fund, ha un portafoglio ancora più concentrato (circa 25 titoli) e ha la missione di scovare le aziende più innovative nel contesto indiano, alcune di queste potenzialmente capaci di crescere 3-4 volte nei prossimi 7-10 anni. L’India si trova in un punto di inflessione tecnologica senza precedenti, e invito i lettori ad approfondire il tema per rimanere sorpresi.
Infine, l’UTI India Sovereign Bond ETF, è quotato ad Amsterdam e Milano (in USD e EUR) e offre un’alternativa semplice per ottenere esposizione ai titoli di stato indiani, difficilmente accessibili per via diretta. Attualmente la duration è intorno ai 6 anni e lo YTD è pari a 6.57% a fine ottobre 2025, con un TER di 30bps. Le attese di una politica monetaria stabile, un comportamento migliore della rupia indiana vs il dollaro (rispetto al suo storico) e l’inclusione dell’India in diversi indici EM govies danno supporto a questa strategia.
Penso che ormai sia innegabile o, quanto meno, intuitivo che vedremo un’integrazione avanzata dell’AI, dal portfolio construction al servizio clienti. Vedo probabile anche una tokenizzazione degli assets, che renderà la liquidità e la frazionabilità degli investimenti molto più accessibili. Assieme a queste forze penso che ci sarà anche un forte spostamento verso mercati emergenti di qualità, con l’India in prima linea, perché i drivers di crescita globali stanno si stanno, appunto, spostando lì.
Assolutamente: il lungo periodo è dominato dai trend strutturali. Le tre aree chiave sono:
L’India, ad esempio, incarna molti di questi trend: crescita demografica, produttività crescente, riforme strutturali, e politiche fiscali e monetarie prudenti.
Vivendo nella terra del padel, non potevo sottrarmi: ogni volta che posso organizzo una partita con gli amici, magari seguita da un bbq se il tempo lo permette (e il tempo in Spagna lo permette spesso). Inoltre, chiunque sia stato a Madrid sa bene quante tentazioni gastronomiche offra la città, e a queste tentazioni cedo spesso e volentieri.