
23 APR, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Francesco Margonari, con alle spalle oltre 20 anni di esperienza sui mercati finanziari, lavora per Mediobanca SGR dal 2012 come Senior Director nella Funzione di Investment Advisory con focus sulla costruzione di portafogli e la selezione in fondi per le tre reti del Gruppo.
Precedentemente, dal 2006 al 2012, ha ricoperto il ruolo di Fund Manager presso Fideuram occupandosi della gestione di portafogli multi-asset e di fund selection prima nella sede di Dublino, per quattro anni, e poi a Milano. In precedenza, dal 2003 al 2006, ha svolto il ruolo di Analista finanziario presso EurizonVita dedicandosi alla costruzione ed al monitoraggio dei portafogli dei prodotti Unit/Index Linked della Compagnia. Si è laureato nel 2001 presso l’Università Bocconi dove ha poi conseguito un Master in Quantitave Finance e Risk Management (MAFINRISK). È Chartered Alternative Investment Analyst (CAIA) ed autore del libro “Manuale per la selezione dei fondi: una nuova metodologia” edito da AIPB nel 2019.
Lavoro nel Gruppo Mediobanca dal 2012 all’interno della Funzione di Advisory con focus sulla costruzione di portafogli e la selezione dei fondi e degli ETP per la clientela HNWI. In precedenza, dal 2006 al 2012, ho ricoperto il ruolo di Fund Manager presso Fideuram occupandomi della gestione di portafogli multi-asset e di fund selection dapprima nella sede di Dublino, per quattro anni, e poi a Milano.
Dal 2003 al 2006 ho svolto il ruolo di analista finanziario presso EurizonVita dedicandomi alla strutturazione ed al monitoraggio dei prodotti Unit Linked ed Index Linked della Compagnia di assicurazione. Mi sono laureato in Bocconi nel 2001 ed ho conseguito un master in financial risk management sempre in Bocconi, nel 2003.
Il mondo della finanza mi ha sempre affascinato e ha influenzato anche il mio percorso scolastico. Una delle cose che più mi appassiona del mio lavoro è avere l’opportunità di guardare contemporaneamente a differenti asset class e come le stesse interagiscano tra di loro. Allo stesso tempo, non da meno è anche la possibilità di comprendere come sono strutturati i prodotti, i processi al fine di capire nel concreto come gli stessi funzionano per stabilire quale sia la soluzione migliore da adottare. Infine, l’ultimo aspetto che ho sviluppato lavorando nel mondo dell’Advisory, concerne il piacere nel trovare risposte tangibili alle richieste che provengono dai clienti e dai colleghi, mettendo a disposizione le mie competenze e la mia creatività per la ricerca delle soluzioni migliori.
Ci sono due prerequisiti che devono essere contemporaneamente soddisfatti perché un fondo venga considerato all’interno delle nostre analisi quantitative e qualitative che costituiscono il nostro processo di selezione: masse in gestione di almeno 100 milioni di euro ed un track record di almeno un anno. L’output finale del processo, definito e costruito secondo logiche proprietarie, consiste in una sintesi espressa con un punteggio che varia da 0 a 10 e determina il ranking di ciascun fondo in ogni peer group. Partendo da un totale di 4.000 fondi ne identifichiamo circa 500 che sono oggetto di un’analisi qualitativa con lo scopo di scegliere le nostre “high convictions” per comporre la “recommended list” (contenente mediamente una trentina di OICR) che, come già anticipato, risulta necessaria per la costruzione dei portafogli modello in strumenti del Servizio di Advisory.
Nel dettaglio, l’analisi quantitativa è implementata mediante l’utilizzo di una funzione proprietaria lineare e multidimensionale denominata “funzione di Screening” articolata su tre livelli. Il primo esamina il rapporto tra rischio e rendimento e dunque gli indici di Sharpe e di Sortino, il secondo analizza la capacità di capital preservation attraverso la valutazione della convessità della distribuzione storica dei rendimenti e il terzo, infine, approfondisce l’abilità del gestore in relazione a due aspetti critici: l’andamento del drawdown e la capacità di recupero dello stesso, nonché l’alpha generato in rapporto al rischio di mercato assunto (utilizzando l’indice di Jensen).
Tale valutazione è sempre effettuata su tre differenti periodi temporali e rispetto ai competitor che sono inseriti nello stesso peer group al fine di valutare la persistenza dei risultati raggiunti ed isolare i casi fortuiti. Per quanto concerne invece l’analisi qualitativa è fondamentale il dialogo con il gestore e il suo team. In pratica, è importante che il Fund Manager sappia illustrare in maniera semplice e convincente quello che considera sia il proprio vantaggio competitivo, assieme alla strategia con cui vuole raggiungere gli obiettivi di performance prefissati. Questo ci permette non solo di avere un riscontro rispetto a quanto abbiamo delineato mediante l’analisi numerica ma, allo stesso tempo, di focalizzarci sui gestori che secondo noi hanno la capacità di ottenere i risultati migliori e, soprattutto, siano trasparenti nel motivare le ragioni di “underperformance”.
Il team di Advisory di Mediobanca SGR è composto da 5 persone. Il nostro Servizio di Consulenza si fonda sulla definizione di “buy list” di strumenti (come fondi, ETPs, Azioni ed Obbligazioni) che vengono utilizzate, sia per rispondere alle richieste più veloci provenienti dalle varie reti del Gruppo, così come per la costruzione di portafogli modello. Allo stesso tempo, su base mensile, sviluppiamo anche pubblicazioni a supporto delle esigenze di investimento più specifiche della clientela HNW con particolare attenzione agli investimenti tematici e sostenibili.
Inoltre, in funzione delle condizioni di mercato e delle opportunità che si possono manifestare, occasionalmente effettuiamo pubblicazioni “ad hoc” per approfondire temi e/o strumenti di investimento che consideriamo interessanti. Tutti questi output sono realizzati in stretta collaborazione con i vari desk che compongono l’area investimenti di Mediobanca SGR, al fine di massimizzare sempre le sinergie e offrire il miglior risultato possibile.
Mi ritengo una persona metodica e, per questo, cerco sempre di strutturare la mia attività lavorativa impostando regole e processi ben definiti. Per questo, nel tempo, ho sviluppato files che mi consentono di ottenere tutte le informazioni “numeriche” di cui necessito: dalla selezione dei fondi alla selezione degli ETP passando per una serie di indicatori di mercato che mi supportano nel comprendere quali strumenti è meglio utilizzare nei diversi contesti.
Per quanto concerne invece le informazioni “non numeriche”, solitamente ricorro ad incontri regolari con le controparti che ritengo più competenti avendo come obiettivo prioritario lo scambio di idee ed opinioni utili a definire le evoluzioni ed i trend che si stanno sviluppando, ovvero, chiedere conferma delle evidenze che emergono dalle mie analisi “numeriche”. In altre parole, mi piace avere sempre un approccio rigoroso, ma allo stesso tempo “equilibrato”, in cui vi sia la combinazione di informazioni quantitative e qualitative per giungere a conclusioni il più possibile ponderate sotto differenti punti di vista.
Partiamo dal presupposto che non esistono regole predefinite su come svolgere l’analisi qualitativa: la letteratura scientifica disponibile per svolgere correttamente questa attività è infatti pressoché inesistente. Quello che è per me fondamentale capire durante le analisi qualitative, come anticipato sopra, riguarda il vantaggio competitivo che il gestore ritiene di possedere nei confronti dei suoi competitors. Potrebbe sembrare un concetto forse banale, ma spesso non lo è. Mi sono trovato di fronte a situazioni in cui il mio interlocutore non era in grado di fare quanto appena indicato, lasciando ovviamente adito alla nascita di dubbi sul suo operato. In termini pratici, ritengo che in questa fase del processo non valga la pena porre un numero eccessivo di domande, ma piuttosto concentrarsi sul comprendere lo stile di gestione/strategia che si sta analizzando, applicando il concetto del “less is more”.
L’obiettivo finale di questa fase del processo deve essere quello di avere ben chiaro, in logica prospettica, quali possano essere le possibili reazioni ed i comportamenti messi in atto nelle differenti condizioni di mercato, eventualmente incrociando le risposte ottenute con l’output delle analisi numeriche e, se possibile, anche attraverso attività di networking.
Avendo un passato da gestore di fondi comuni e fund selector non è stato facile modificare l’approccio con cui svolgere le mie attività su base quotidiana nel ruolo di Advisor. Credo che questa sia stata la sfida più importante che ho dovuto affrontare.
Più nello specifico, in primis è stato molto impegnativo capire come presentare le mie idee in maniera convincente e trovare il modo giusto per farsi ascoltare dai differenti interlocutori, sia private bankers che clienti.
In secondo luogo, alcuni aspetti tecnici che per una gestione “in monte” possono essere trascurati come, ad esempio, la gestione dei flussi di cassa piuttosto che la differente tassazione degli strumenti, nel servizio di Advisory assumono al contrario una rilevanza notevole. Sono però proprio queste le caratteristiche che rendono affascinante il lavoro di fund selection nel mondo dell’Advisory: per implementare un’idea e mantenerla viva è necessaria l’approvazione continua di tutti i soggetti coinvolti nel processo decisionale. Questo permette di sviluppare continuamente ed in maniera trasversale competenze di natura tecnica nonché competenza di natura relazionale.
Dedico il mio tempo libero alla famiglia, principalmente cercando di seguire i miei figli nelle loro attività sportive. Mi piace farlo in quanto credo fermamente che questo sia uno dei migliori investimenti per il loro futuro. Lo sport è secondo me uno dei modi migliori per arrivare a comprendere, divertendosi, come funziona il mondo che ci circonda imparando a gestire al meglio le proprie emozioni e raggiungere gli obiettivi prefissati.