
3 GIU, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Francesco Pighini è Portfolio Manager della strategia Pictet-Robotics di Pictet Asset Management, una strategia tematica focalizzata sulla robotica, sull’automazione e sull’intelligenza artificiale. È entrato in Pictet nel 2017, dove ha acquisito una prima esperienza lavorando ai desk azionari di Europa, Giappone e Stati Uniti, permettendogli di ottenere una visione globale e multisettoriale dei mercati finanziari. Successivamente ha ricoperto il ruolo di analista specializzato sui titoli del settore industriale, prima di entrare a far parte del team di Pictet-Robotics nel 2019.
Francesco ha conseguito una laurea in Finanza presso l’Università Bocconi di Milano ed la certificazione CFA.
Ho iniziato la mia carriera come investitore già in adolescenza, quando mio padre mi propose di investire i risparmi che tenevo sul mio libretto. Avevo 14 anni quando comprai le mie prime azioni Coca-Cola, un prodotto che conoscevo molto bene e che faceva parte della mia quotidianità. In quel periodo, tra il 2006 e il 2009, il titolo Coca-Cola ha sovraperformato l’S&P 500 di circa il 45%, rafforzando ulteriormente il mio interesse per i mercati finanziari e per gli investimenti azionari. Da quel momento non ho più smesso di studiare e investire.
La mia carriera istituzionale è iniziata nel 2018, quando sono entrato in Pictet Asset Management, inizialmente come analista focalizzato sui titoli del settore industriale. Successivamente, ho assunto il ruolo di gestore della strategia Robotics, una strategia tematica focalizzata su robotica, automazione e intelligenza artificiale lanciata da Pictet nel 2015.
La mia giornata si articola in tre momenti principali. La mattina è dedicata quasi interamente all’analisi delle informazioni: lettura, ricerca e studio approfondito delle aziende. Come team adottiamo un approccio molto orientato al prodotto, alle tecnologie e alle strategie industriali: se non si capisce il prodotto, non si può capire davvero un’azienda e, di conseguenza, non la si può valutare correttamente.
Durante la pausa pranzo condividiamo regolarmente con il team ciò su cui stiamo lavorando e ci confrontiamo sulle nostre idee. Da queste discussioni nascono spesso dibattiti che proseguono nel corso del pomeriggio.
Nel pomeriggio, con l’apertura dei mercati americani, ci concentriamo maggiormente sulle attività operative: trading, posizionamento del portafoglio, gestione della volatilità, della liquidità e del rischio. Il lavoro di ricerca e i confronti della mattina si traducono così in una gestione attiva del portafoglio, supportata da un elevato grado di convinzione, frutto di un’analisi rigorosa dei dati.
Il nostro processo d’investimento è guidato da alcuni principi fondamentali. In primo luogo, adottiamo un approccio bottom-up: partiamo da un’analisi approfondita delle singole aziende, piuttosto che da considerazioni macroeconomiche top-down. Ci concentriamo sull’identificazione di aziende realmente innovative che operano in mercati strutturalmente interessanti, cercando di capire in quale fase del ciclo produttivo e competitivo si trovino. Prestiamo particolare attenzione all’innovazione di prodotto e all’intensità degli investimenti in Ricerca e Sviluppo, perché riteniamo che sia l’innovazione a generare nel tempo una crescita sostenibile di ricavi, flussi di cassa e quote di mercato.
Innovando per prime, queste aziende creano nuove applicazioni e aprono nuovi mercati, conquistando posizioni di leadership e fidelizzando la clientela. Una crescita più solida dei ricavi, quando si traduce in una migliore redditività, genera maggiori flussi di cassa che l’azienda può reinvestire in R&S, consolidando nel tempo il proprio vantaggio competitivo e producendo ulteriori successi commerciali.
In secondo luogo, manteniamo un legame stretto sia con il management delle società in cui investiamo sia con i loro prodotti, per comprendere quali problemi concreti risolvono le loro tecnologie e quanto siano critiche per i clienti. Questo lavoro fondamentale è combinato con una disciplina valutativa rigorosa: confrontiamo sempre il potenziale di innovazione e la posizione competitiva con le aspettative già incorporate nei prezzi.
Infine, gestiamo il portafoglio con un approccio di lungo periodo e ad alta convinzione, intervenendo in modo graduale quando il profilo innovativo, la competitività o profilo di rischio.
Ogni azienda opera all’interno di un mercato specifico, caratterizzato da dinamiche e cicli propri. Il nostro primo passo consiste nell’identificare in quale fase del proprio mercato e del proprio ciclo si trovi ciascuna azienda. Questi cicli sono generalmente guidati dall’innovazione tecnologica – attraverso l’introduzione di nuovi prodotti e soluzioni – e dal grado di domanda e di interesse dei clienti verso tali innovazioni.
Il secondo passo consiste nello sviluppare una comprensione approfondita dei problemi specifici che queste innovazioni di prodotto intendono risolvere.
Facendo leva su questa conoscenza approfondita dei prodotti e delle aziende, valutiamo ogni investimento nel contesto del ciclo di mercato di riferimento, confrontandolo al contempo con il modo in cui il mercato nel suo complesso sta valutando l’azienda. Questa doppia prospettiva ci permette di capire se un titolo sia correttamente prezzato rispetto al suo potenziale di innovazione e alla sua posizione competitiva.
Qualora la nostra analisi indichi che un’azienda ha perso slancio innovativo, oppure che il mercato stia sopravvalutando il futuro impatto commerciale dei suoi prodotti, tendiamo a ridurre gradualmente o a chiudere la posizione. Al contrario, quando individuiamo aziende che sviluppano prodotti con un forte potenziale di successo commerciale – o quando il mercato sembra sottovalutarne il vantaggio tecnologico – cerchiamo di avviare o incrementare il nostro investimento.
Il nostro è un fondo tematico dedicato alla robotica e ai processi di automazione. Le aziende che ci interessano di più sono quelle ad alta capacità innovativa, disposte a destinare una quota significativa dei propri ricavi alla ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, con il potenziale di tradursi in concreti successi commerciali. Allo stesso tempo, per noi è fondamentale che queste società siano finanziariamente solide e autonome, ovvero che riescano a generare flussi di cassa positivi.
Siamo invece diffidenti nei confronti di aziende che si adagiano sui successi del passato, ma che non sono più in grado di innovare con nuovi prodotti. Nel settore tecnologico, infatti, la leadership può cambiare molto rapidamente, con conseguenze negative sulla redditività e sulla profittabilità di quelle stesse aziende.
La sfida più complessa per un fund manager risiede nella costanza e nella disciplina del proprio processo d’investimento. Il nostro portafoglio è molto concentrato e si fonda su un elevato livello di convinzione su un numero ristretto di titoli; questa convinzione viene spesso messa alla prova dalla volatilità dei mercati e dall’incertezza macroeconomica.
In questi momenti è essenziale mantenere la disciplina, evitare reazioni impulsive e rivedere con regolarità le tesi di investimento per capire se siano intervenuti veri cambiamenti fondamentali oppure no.
A chi vuole iniziare una carriera come investitore istituzionale consiglierei prima di tutto di coltivare una curiosità genuina. La curiosità ti spinge a capire davvero i prodotti, le aziende e i settori — non solo a leggere i numeri in superficie.
Da un punto di vista più pratico, consiglierei di partire dallo studio approfondito di un settore specifico, selezionando due o tre aziende per comprenderne le dinamiche all’interno di quel mercato. È indispensabile avere una chiara comprensione di come un bilancio e un conto economico siano correlati, e studiare i movimenti di quell’azienda in risposta ai cambiamenti macroeconomici.
Infine, un elemento che per me è assolutamente fondamentale: avere “Skin in the Game”. Investire il proprio capitale è il modo migliore per affinare il giudizio, mantenere l’umiltà e restare onesti con sé stessi. Chi non mette nulla in gioco fatica a capire davvero cosa significa prendere una decisione di investimento.
La mia più grande passione è viaggiare: ho visitato oltre 45 Paesi e amo imparare nuove lingue, ne parlo quattro/cinque. Viaggiare e parlare più lingue mi permette di entrare davvero in contatto con culture diverse e di sentirmi a casa in molti contesti internazionali.
Nella vita di tutti i giorni pratico calisthenics, e la sera mi piace cucinare piatti italiani. Facendo un lavoro molto intellettuale per la gran parte della mia giornata, riuscire a ritagliarmi dei momenti in cui posso smettere di pensare e concentrarmi su attività più fisiche per me è fondamentale per poter ristabilire equilibrio ed energia mentale.