
19 GIU, 2024
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Giovanni Radicella è Responsabile degli Investimenti Obbligazionari presso Arca Fondi SGR. Laureato nel 1995 in Economia Politica, indirizzo Economia Monetaria e Finanziaria presso l’Università Bocconi, ha conseguito un Master in Finance presso la London Business School nel 1999 e conseguito il Dottorato di ricerca in Economia presso l’Università di Napoli “Federico II”.
Prima di entrare in Arca , ha lavorato come intern presso Goldman Sachs e Jp Morgan e come teacher e research assistant all’Università Bocconi e “Federico II”. In Arca dal 1997, si è sempre occupato di investimenti obbligazionari: ha iniziato con l’obbligazionario governativo estero e continuato con l’obbligazionario corporate fino ad assumere la Responsabilità dell’Ufficio Investimenti Obbligazionari nel 2007.
Nei sei mesi tra il conseguimento della laurea (giugno 1995) e l’inizio dell’anno di servizio civile ho lavorato come intern presso Goldman Sachs a Milano e poiché tutte le principali funzioni erano in una grande sala (trading floor, operations, financial controlling, finanza di impresa) ho avuto la possibilità di avere uno sguardo abbastanza completo di cosa si fa nel settore finanziario. Lì ho capito che poteva essere la mia strada, in quanto all’esatto punto di incontro delle materie che avevo studiato, economia monetaria e mercato dei capitali in primis, e che mi sarebbe piaciuto di più essere dal lato dell’ offerta e allocazione del risparmio piuttosto che della domanda e ottimizzazione del capitale di impresa. Anche se non si può far bene in un campo senza conoscere bene anche l’altro.
Arrivo in ufficio verso le 8:15 e, anche se le principali notizie a quell’ora sono già note (via mail e alert vari), è comunque necessario leggere le versioni cartacee on line dei principali quotidiani finanziari nazionali e internazionali. Questo perché, alcune volte, ci sono eventi e notizie che potrebbero essere importanti e che non sono state catturate dalle fonti precedenti. Al tempo stesso, è importante immedesimarsi negli altri attori finanziari che leggono le stesse notizie per cercare di prevederne il comportamento.
Passo poi a controllare i rendimenti dei portafogli all’ultimo valore di quota ufficiale per rendermi conto se e come le esposizioni di portafoglio stanno effettivamente producendo il rendimento atteso nel contesto di mercato che si verifica.
Quindi comincia l’attività principale della mia professione: analizzare tutte le possibilità di investimento che si presentano nel contesto dei modelli disponibili e trovare costantemente modalità di miglioramento di tali modelli. Il tutto col giusto mix di attività individuale di studio e ricerca e occasioni di interscambio di opinioni e idee con i colleghi.
Sono molto legato alla filosofia del ‘value investing’: senza una bussola che mi indichi un valore ‘fair’ di uno strumento finanziario in funzioni di variabili fondamentali e di mercato e verso cui il valore di mercato dovrebbe essere attratto non effettuo una decisione di investimento. Questo implica due cose: la prima è che tutti gli altri modi di effettuare gli investimenti (p. es. guidati dal trend o dal sentiment) occupano un piano inferiore nella cassetta degli attrezzi, la seconda è che la maggior parte delle mie energie è rivolta alla ricerca della costruzione e miglioramento di modelli che mi forniscano i valori fair degli strumenti finanziari e lo facciano in modo non artificialmente complesso o incomprensibile ma soddisfino il KISS approach (Keep It Sophisticatedly Simple).
Da quanto detto sopra ne deriva che i fondi gestiti cercano di estrarre il più possibile extra rendimento dalle opportunità che si presentano sulla base dell’approccio orientato al ‘value investing’; ogni fondo poi lo declina in modo diverso in funzione delle asset class in cui investe e dei limiti di regolamento decisi in sede di design del prodotto.
Nel mondo obbligazionario è noto il detto che il miglior investimento (che quindi equivale a prestare soldi ad un debitore) è quello fatto nei confronti di chi non ha bisogno di soldi: tradotto in termini economico finanziari vuol dire che bisogna sempre tenere a mente il ritorno DELL’investimento insieme al ritorno SULL’investimento.
Si potrebbe rispondere ‘quella che ancora si deve presentare’ nel senso che sembravano la fine del mondo da un punto di vista finanziario (almeno per il trentennio che ho vissuto da vicino) e per rimanere agli eventi più famosi: la crisi degli emergenti e il default russo del ‘98, lo scoppio della bolla tecnologica del 2000, l’attacco alle torri gemelle, il declassamento a ‘junk’ di Ford e General Motors, gli eventi etichettati sotto l’ombrello del ‘risparmio tradito’ in Italia (con i default di nomi noti che tutti conosciamo), la ‘Great Financial Crisis ‘ del 2008-09 e il conseguente fallimento della Lehman, la crisi dei debiti sovrani, la Brexit, il Covid, il rialzo dei tassi in modo così rapido e ripido… Ma per dirla a la Vasco Rossi ‘siamo ancora qua’… e questo grazie alla coerenza, serietà e professionalità nell’approccio agli investimenti, qualità che sono importanti per superare gli errori (nessuno ne è esente) e che costituiscono antidoti ai momenti di panico e all’eccessiva drammatizzazione (in termini finanziari ovviamente) di eventi che sono assolutamente gestibili.
Essere proattivi è l’ingrediente principale: a differenza di altri lavori, le parti di routine sono limitate e le scadenze sono rare; pertanto, se non si è mossi da una forza autopropulsiva (si dice passione), che permette di fare anche cose non necessarie o richieste e che permette di spingersi ogni giorno un po’ più in là dei traguardi raggiunti fino al giorno precedente, si è destinati a rimanere indietro da un punto di vista professionale e questo si tradurrà anche nei risultati raggiunti.
Ho la fortuna di occuparmi per lavoro di argomenti che mi piacciono indipendentemente dal fatto che mi servono per lavoro quindi per me è assolutamente normale leggere di economia e finanza anche quando non sono fisicamente al lavoro; dall’altra mi piace anche occuparmi da vicino dell’istruzione dei miei figli e quindi mi appassiono ai loro programmi e mi sforzo di cercare di dare loro una visione di più ampio respiro e che permetta loro di mettere in collegamento ciò che studiano ora con quello che servirà nella loro vita professionale.