
23 LUG, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Dopo anni nel settore immobiliare prima e del commercio internazionale poi, ho scelto di crescere professionalmente entrando in Azimut Capital Management come Consulente Finanziario. Dal 2019, anno in cui ho superato l’esame OCF, affianco privati e aziende nella gestione del patrimonio e nella pianificazione previdenziale, con un approccio concreto e orientato all’ascolto.
Grazie al supporto del nostro team globale, attivo in 18 Paesi, costruisco soluzioni basate su fondi di Economia Reale, capaci di offrire rendimento e stabilità. Ho già coinvolto oltre 500 dipendenti in percorsi formativi dedicati a welfare e previdenza.
Seguo con passione le PMI italiane, integrando consulenza finanziaria e previdenziale, e mi sto specializzando nel settore degli investimenti non quotati.
Nel tempo libero coltivo le mie passioni: golf, nuoto, vela sportiva, teatro, opera, arte e Buona cucina.
La mia avventura nel mondo finanziario è iniziata nel 2019, con il superamento dell’esame OCF. Da subito, ho avuto la fortuna e l’onore di iniziare il mio percorso in Azimut, affiancato da mio zio Giuseppe Fusilli, socio fondatore del Gruppo. Ma in realtà, la finanza è nel mio DNA da generazioni: già dagli anni ’40 i miei prozii, Giuseppe e poi Giovanni Palladino (padre e figlio), furono figure di riferimento nel campo economico e finanziario, tra teoria, docenza e pratica. Anche mio padre ha proseguito questo cammino, trasformando ciò che per molti è un lavoro, in una vera vocazione familiare.
Per me, il motore è sempre stato la curiosità. Dopo anni trascorsi a viaggiare e lavorare nel commercio, sentivo l’urgenza di un salto qualitativo, qualcosa che avesse un impatto reale sulla vita delle persone. La gestione del risparmio e la protezione del patrimonio sono diventate la mia nuova frontiera: un terreno dove competenza, ascolto e responsabilità si fondono in una delle professioni più umane e complesse che esistano.
La mia settimana è scandita da ritmi ben precisi, ma mai ripetitivi. Più che il singolo giorno, è l’intera struttura settimanale a guidarmi. Ci sono giornate operative, dedicate alla gestione delle pratiche in corso, e altre più dinamiche, riservate alla ricerca di nuovi clienti o all’elaborazione di strategie personalizzate.
Tutto comincia presto: una sessione di mindfulness, una buona colazione e un aggiornamento puntuale sulle notizie di mercato, politica e attualità. A volte riesco persino a nuotare prima di iniziare la giornata lavorativa vera e propria. Le mattinate sono spesso dedicate alle attività di sviluppo: prospecting, contatti, promozione. In questo mestiere, nessuno ti regala nulla. Non esistono pacchetti preconfezionati di clienti né stipendi fissi: ogni relazione è costruita con tempo, fiducia e costanza.
A metà giornata mi occupo della parte comunicativa: newsletter settimanali, aggiornamenti social, contenuti che mi permettono di restare in contatto diretto con il pubblico retail e con una fascia media di investitori. Il pomeriggio è spesso dedicato alle strategie per clienti più consistenti, corporate o HNWI, con incontri strutturati, tavoli tecnici e momenti di consulenza avanzata. Immancabili poi le telefonate di aggiornamento e manutenzione, che chiudono la giornata.
Lo studio ha sempre un posto riservato nella mia agenda: il mercato corre veloce e aggiornarsi non è un’opzione, è un dovere.
Credo che il vero cuore del Wealth Management e della Gestione Patrimoniale sia il rispetto. Rispetto degli obiettivi del cliente, certo, ma anche della sua personalità, delle sue emozioni, delle sue fragilità. Troppo spesso si parla solo di performance, di innovazione, di prodotti “unici”. Tutti elementi importanti, ma che rischiano di nutrire più l’ego del consulente che il bisogno reale del cliente.
Dall’altra parte, c’è sempre una persona. Una persona che ci affida non solo il frutto dei suoi risparmi, ma anche un pezzo della sua fiducia, delle sue paure e delle sue speranze. È un gesto di vulnerabilità che richiede un’enorme responsabilità da parte nostra.
La chiarezza, la scelta delle parole giuste, l’ascolto attento, fanno la differenza. Ed è lì che un consulente si distingue da un semplice venditore
Il cliente medio oggi è sospeso tra nostalgia e aspettative: cerca ancora rendimenti importanti, ma pretende volatilità bassa. La classica "botte piena e moglie ubriaca". I ricordi dei BTP al 14% degli anni ’90 sono ancora vivi, ma il mondo è cambiato radicalmente. Dopo la fase favorevole dei tassi alti e dei mercati in salita, stiamo entrando in una nuova complessità, segnata da tensioni geopolitiche, instabilità globale e cicli economici poco lineari.
In questo contesto, più che “convincere”, dobbiamo aiutare il cliente ad analizzare la realtà. Il mercato non può esprimersi al meglio sotto scosse continue, incertezze belliche e scompensi macroeconomici. È qui che emerge la figura del professionista: non colui che rincorre i rendimenti, ma chi costruisce portafogli coerenti, bilanciati e orientati al lungo periodo, magari con un’esposizione intelligente ai Mercati Privati, sempre più rilevanti nel ridurre la volatilità e gestire l’emotività.
I settori da tenere d’occhio oggi spaziano tra breve, medio e lungo termine. Nel breve, senza dubbio, il comparto difesa (soprattutto con l’incremento al 5% del PIL dei paesi NATO) e quello della microcomponentistica elettronica. Sul medio-lungo termine, continuo a credere in trend solidi come le energie rinnovabili – in particolare l’idrogeno – l’Asia “emergente” che ormai ha superato quella definizione, e il settore I-Tech.
Anche le Small Cap, americane ed europee, hanno ancora molto da offrire. L’Healthcare, pur colpito recentemente, è destinato a rinascere grazie a driver come la telemedicina, la silver economy e le biotecnologie. E poi i beni rifugio, da monitorare con attenzione in un’epoca di incertezza. Naturalmente, i Mercati Privati restano un caposaldo, ma solo se affidati a gestori solidi e con track record affidabili.
Il profilo del cliente varia molto in base alla generazione: B-Boomers, GenX, Millennials, GenZ… ognuno porta con sé bias cognitivi e convinzioni radicate, difficili da scardinare. Spesso servono eventi concreti, anche traumatici, per provocare uno “shock” che spinga al cambiamento di visione. Ma anche in quel caso, nulla è garantito.
Il mio cliente tipo arriva spesso spaesato, confuso, impaziente. Con il tempo, grazie a un percorso costruito insieme, si trasforma in una persona più consapevole, paziente, e orientata al medio-lungo termine.
L’interesse che ho maturato per la psicologia cognitivo-comportamentale mi ha insegnato quanto le euristiche, che generano bias, siano strumenti di difesa del cervello umano. Il nostro compito non è combatterle, ma riconoscerle e accompagnare il cliente verso un pensiero più lento, riflessivo, (vd. D. Kahneman). In fondo, noi consulenti siamo un po’ scultori della mente: non cambiamo le persone, ma possiamo aiutarle a vedere meglio.
Come accennato, ritengo i Mercati Privati una delle leve più preziose per affrontare l’epoca che stiamo vivendo. La velocità dell’informazione – spesso distorta – rende i Mercati Pubblici sempre più volatili. I Private Markets, invece, sono “protetti” da queste dinamiche: il valore di una partecipazione in Private Equity non cambia da un giorno all’altro per un tweet o una notizia dubbiosa.
Inoltre, i rendimenti sono ancora molto interessanti: un delta di oltre il 6% per il comparto Equity e di oltre il 4% per il Debito, rispetto ai mercati tradizionali. Certo, la liquidabilità è bassa, ed è fondamentale conoscere il profilo del cliente e rispettare le soglie previste. Ma se ben costruiti, questi strumenti offrono un’eccellente opportunità per dare solidità e visione di lungo periodo.
Quando riesco davvero a staccare la spina, viaggio. Senza troppi piani, lasciandomi sorprendere. Amo il golf, la vela, l’opera, il teatro e l’arte in tutte le sue forme. Ma la passione più grande resta la tavola: cucinare per i miei amici, condividere buon cibo e grandi vini, esplorare il mondo dei sapori con chi ama tutto questo come me. È un rituale che celebra la vita e la convivialità.
Ultimamente ho scoperto anche l’insegnamento: sono docente con dei corsi ad hoc in un liceo nella periferia Est di Roma. Un’esperienza potente, autentica, che mi ha regalato emozioni profonde. Vedere accendersi negli occhi dei ragazzi la scintilla della curiosità è qualcosa che non ha prezzo.