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Giuseppe La China, di Investierisparmia.it, è il nostro Advisor del Mese
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Giuseppe La China, di Investierisparmia.it, è il nostro Advisor del Mese

“Il wealth management, per come lo intendo io, non è rendere tutto più sofisticato. È rendere il patrimonio  più comprensibile, più ordinato e più coerente.”
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15 LUG, 2026

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

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Sono nato e vivo a Scicli, un comune della provincia di Ragusa a cui sono profondamente legato.  Dopo le superiori, nel 2008 mi sono trasferito a Parma, dove nel 2011 ho conseguito la laurea  triennale in Finanza. Ho poi proseguito il mio percorso accademico a Roma, presso la LUISS,  laureandomi nel 2015 in Banca e Mercati Finanziari. 

Rientrato a Scicli per le vacanze estive, ho trovato quasi per caso un tirocinio presso un Confidi della  mia città. Quella che sembrava un'esperienza temporanea è diventata il primo vero capitolo della  mia vita professionale: sono rimasto in quella realtà fino al 2021 come addetto finanza,  occupandomi di investimenti e gestione della liquidità, e con la stessa struttura collaboro ancora  oggi. 

Nel 2019 ho sentito parlare dell'Albo dei consulenti finanziari autonomi, istituito pochi mesi prima, e  ho iniziato a immaginare un percorso diverso, fondato su indipendenza, trasparenza e assenza di  conflitti di interesse. Durante il periodo del Covid ho preparato l'abilitazione e, proprio in quei mesi,  ha preso forma quello che per me è diventato non solo un progetto professionale, ma anche una  scelta di vita. 

Nel 2021, a 32 anni, ho fondato Investierisparmia.it, studio di consulenza finanziaria indipendente  con sede a Scicli. Nel 2024 ho ottenuto la certificazione CFP®, appena introdotta in Italia, diventando  tra i primi 50 consulenti italiani certificati.  

Il futuro, come mi piace pensare, è ancora tutto da scrivere.

Quando e perché ha iniziato la tua carriera nel settore finanziario? 

Il mio percorso nel settore finanziario è iniziato nel 2015, dopo gli studi in Finanza. Ho cominciato come  addetto finanza in una società finanziaria, occupandomi di investimenti e gestione della liquidità. 

È stata un’esperienza molto utile perché mi ha fatto capire subito una cosa: nella finanza reale non basta  conoscere gli strumenti. Bisogna saper decidere. E decidere significa gestire incertezza, rischio, tempi,  responsabilità e spesso anche pressioni esterne. 

Nel 2021 ho scelto poi la strada della consulenza finanziaria autonoma. Non è stata una scelta “di  mercato”, ma di identità professionale. 

Mi interessava costruire un modello in cui il cliente pagasse il consiglio, non la distribuzione di un prodotto.  Sembra una differenza tecnica, ma in realtà cambia tutto: cambia il rapporto con il cliente, cambia il modo  di lavorare, cambia anche il tipo di responsabilità che ti assumi. 

Per me la consulenza indipendente non è uno slogan. È la scelta di stare da una sola parte del tavolo. 

Come si svolge un giorno quotidiano di lavoro per te? Come organizzi il tuo tempo?

Il mio lavoro ha una parte visibile e una parte invisibile. 

La parte visibile sono gli incontri con clienti, professionisti, imprenditori, famiglie e aziende. La parte  invisibile è quella che spesso conta di più: studio, analisi, lettura dei portafogli, preparazione dei report,  confronto tra alternative, aggiornamento normativo e costruzione delle raccomandazioni. 

Cerco di concentrare le attività più analitiche nella prima parte della giornata, quando ho maggiore lucidità.  Gli incontri e le call li colloco preferibilmente nella seconda parte. 

Non organizzo il tempo solo in base all’urgenza. Lo organizzo in base al valore. Ci sono attività che  sembrano urgenti ma non spostano nulla, e attività silenziose, come studiare bene un portafoglio o  preparare una strategia, che fanno davvero la differenza. 

Uno degli errori del nostro settore è confondere il movimento con il lavoro. Fare più operazioni non significa  necessariamente fare meglio. A volte il lavoro migliore è evitare al cliente una decisione inutile. 

Qual è, secondo te, la parte più importante della gestione patrimoniale e del wealth  management? 

La parte più importante è dare una gerarchia alle decisioni. 

Molti patrimoni non sono disastrosi perché contengono strumenti sbagliati. Sono disordinati perché  nessuno ha mai stabilito cosa viene prima e cosa viene dopo. 

Prima viene la liquidità necessaria. Poi la protezione. Poi gli obiettivi familiari. Poi la previdenza. Poi la  crescita del capitale. Poi, eventualmente, la parte più dinamica o opportunistica. 

Se questa gerarchia manca, anche strumenti validi possono finire dentro una strategia sbagliata. 

Per questo non parto mai dal prodotto. Parto dalla funzione che quel denaro deve avere nella vita del  cliente. Una somma destinata alla serenità familiare non può essere trattata come una somma destinata  alla crescita di lungo periodo. E la liquidità di un’azienda non può essere gestita con la stessa logica del  patrimonio personale di un professionista.

Il wealth management, per come lo intendo io, non è rendere tutto più sofisticato. È rendere il patrimonio  più comprensibile, più ordinato e più coerente. 

Cosa cercano i clienti in questo momento? Cosa consiglieresti loro data l’attuale  situazione dei mercati? 

Secondo me oggi i clienti non cercano solo rendimento. Cercano orientamento. 

Negli ultimi anni molti risparmiatori hanno capito che anche ciò che sembrava “sicuro” poteva oscillare,  che la liquidità non è neutrale, che l’inflazione può erodere potere d’acquisto e che il portafoglio costruito  per abitudine magari non è più adatto. 

La domanda che ricevo spesso è: “Cosa conviene fare adesso?”. Ma io credo che la domanda corretta sia  un’altra: “Quale parte del mio patrimonio deve fare cosa?”. 

Non tutta la liquidità va investita. Non tutto il patrimonio deve cercare rendimento. Non tutto il rischio è  sbagliato. E non tutta la prudenza è intelligente. 

In questa fase consiglierei di evitare le scorciatoie: il titolo del momento, il fondo “difensivo” solo di nome,  l’obbligazione comprata guardando solo la cedola, la liquidità lasciata ferma per paura, il portafoglio  cambiato ogni tre mesi inseguendo le notizie. 

Serve meno rumore e più architettura. Un portafoglio dovrebbe essere costruito per reggere scenari diversi,  non per indovinare il prossimo trimestre. 

Quali settori ritieni particolarmente interessanti in questo momento? 

Rispondo in modo un po’ controcorrente: credo che la domanda sui settori interessanti sia spesso  sopravvalutata. 

Ogni fase di mercato ha il suo settore “inevitabile”. Prima sembrava impossibile non avere certi temi legati  alla sostenibilità, poi la difesa, poi l’energia, oggi l’intelligenza artificiale. Il problema è che quando un tema  diventa ovvio, spesso è già molto presente nei prezzi. 

Questo non significa ignorare i grandi trend. Tecnologia, intelligenza artificiale, cybersecurity, salute,  longevità, infrastrutture ed energia sono temi reali. Ma un tema reale non è automaticamente un buon  investimento. 

Mi interessano le aziende e gli strumenti che hanno tre caratteristiche: qualità, sostenibilità economica e  prezzo ragionevole. Senza queste tre condizioni, anche il settore più affascinante può diventare una  trappola narrativa. 

Oggi tutti parlano di intelligenza artificiale. È un tema enorme, probabilmente destinato a cambiare molti  settori. Ma proprio per questo va affrontato con lucidità. Bisogna distinguere chi crea valore, chi lo racconta  soltanto e chi magari lo sta già pagando troppo caro. 

Non mi interessa essere “alla moda” nei portafogli. Mi interessa che un investimento abbia un ruolo chiaro. 

Hai notato un cambiamento nel profilo dei tuoi clienti negli ultimi anni? Come  descriveresti il tuo cliente medio? 

Sì, il cambiamento principale è che i clienti arrivano più informati, ma non sempre più consapevoli.

Oggi molti hanno letto articoli, seguito video, confrontato ETF, ascoltato podcast, visto contenuti sui social.  Questo è positivo, ma crea anche un rischio: confondere l’accesso alle informazioni con la capacità di  prendere decisioni. 

Il mio cliente medio non è una figura unica. Lavoro con professionisti e imprenditori, famiglie e aziende. 

Il professionista spesso ha bisogno di trasformare reddito e risparmio in un progetto patrimoniale ordinato.  L’imprenditore deve tenere insieme patrimonio personale, azienda, liquidità, fiscalità, rischio e futuro  familiare. Le famiglie cercano metodo, protezione e chiarezza. Le aziende hanno esigenze più legate alla  gestione della liquidità, alla governance finanziaria e alla consapevolezza delle scelte. 

La cosa che li accomuna è che non cercano solo “dove investire”. Cercano qualcuno che li aiuti a leggere  meglio la propria situazione. 

Spesso il vero valore della consulenza non è aggiungere complessità. È togliere confusione. 

C’è qualche tema su cui gli investitori dovrebbero concentrarsi nel lungo periodo?

Sì: smettere di cercare continuamente la previsione giusta. 

Il lungo periodo non si costruisce indovinando ogni anno il mercato migliore, il settore migliore o il prodotto  migliore. Si costruisce con poche decisioni corrette mantenute abbastanza a lungo. 

Risparmiare con continuità. Investire con metodo. Controllare i costi. Diversificare davvero. Gestire il  rischio prima che diventi panico. Pianificare la previdenza prima che diventi un problema. Evitare di  cambiare strategia ogni volta che cambia l’umore dei mercati. 

Un tema su cui insisto molto è proprio la previdenza. In Italia viene spesso percepita come qualcosa di  noioso o lontano, mentre per molti sarà una delle decisioni finanziarie più importanti della vita. 

Poi certo, ci sono grandi trasformazioni da seguire: intelligenza artificiale, demografia, salute, energia,  sostenibilità, debito pubblico, evoluzione del lavoro. Ma il punto non è trasformare ogni tema in una  scommessa. 

Il punto è costruire un patrimonio che non dipenda da una sola previsione. 

Cosa ti piace fare quando non lavori? 

Quando non lavoro cerco di restare attivo e presente nella mia vita quotidiana. 

Mi piace fare sport, soprattutto calcio e fitness. Mi aiuta a scaricare, a mantenere equilibrio e a non vivere  solo dentro numeri, mercati e scadenze. 

Sono molto legato a Scicli e mi piace essere parte attiva del tessuto sociale della mia città. Non considero il  mio lavoro separato dal territorio in cui vivo: le relazioni, la fiducia e la reputazione si costruiscono anche  fuori dallo studio. 

Mi piace trascorrere tempo con amici e conoscenti, confrontarmi, partecipare alla vita della comunità e  vivere momenti semplici. 

Credo che per fare bene il consulente serva anche questo: non perdere il contatto con la vita reale delle  persone. Perché alla fine la finanza non parla davvero di mercati. Parla di scelte di vita.

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