
9 SET, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Renato Viero, CFA® Charterholder dal 2008, è consulente finanziario autonomo iscritto all’Albo unico dei Consulenti Finanziari, sezione autonomi (delibera OCF n. 1053 del 28/03/2019), e fondatore di RV Capital Partners, realtà di consulenza indipendente fee-only con sede in Veneto. Ha iniziato la carriera in Eurizon Capital SGR, la società di gestione del risparmio del Gruppo Intesa Sanpaolo, dove dal 2003 al 2010 si è occupato della gestione di prodotti strutturati e fondi d’investimento.
Ha poi proseguito il proprio percorso in Lussemburgo e a Vienna come responsabile di strategie multi-asset e amministratore delegato di società di gestione del risparmio, con reporting diretto alle autorità di vigilanza. Questa doppia esperienza, la gestione diretta di portafogli internazionali e oggi la consulenza fee-only, lo rende uno dei pochi consulenti indipendenti in Italia ad aver maturato competenze gestionali in contesti internazionali di primo piano. Ha scelto di lasciare il mondo delle banche e dei fondi per creare RV Capital Partners, dove ricopre il ruolo di Fondatore e Direttore Investimenti: un servizio costruito su gestione dinamica e soluzioni su misura, con particolare attenzione alla riduzione dell’impatto delle fasi negative di mercato.
Parallelamente all’attività di consulenza è professore a contratto all’Università LIUC Carlo Cattaneo, dove insegna Metodi quantitativi per la finanza, e collabora regolarmente con Il Sole 24 Ore e con altre testate nazionali e internazionali. Contribuisce inoltre al dibattito pubblico su investimenti e mercati attraverso conferenze e contenuti digitali.
Ho iniziato la mia carriera nei mercati finanziari nel 2003, entrando nel mondo dell’asset management come gestore di prodotti strutturati. Ciò che mi ha attratto dei mercati fin dai tempi degli studi universitari è il mix di competenze che richiedono per operarvi in modo efficace: solide doti matematiche e quantitative unite a resistenza allo stress, capacità di andare contro l’opinione della massa (di essere contrarian), intuito e buon senso.
In altre parole, i mercati sono un puzzle a tre dimensioni in costante movimento, dove servono competenza, determinazione ed etica del lavoro, oltre a una buona dose di fortuna: somigliano più al poker (skills & luck) che agli scacchi (only skills), ma come sappiamo anche nel poker, nel lungo periodo, i giocatori migliori emergono sugli altri.
Da quando sono consulente finanziario indipendente iscritto all’Albo unico OCF, ossia dal 2019, la gestione del mio tempo è molto cambiata rispetto a quando ero gestore. Oggi dedico gran parte della giornata alla relazione con i miei clienti, e questo mi appaga: dà al lavoro una dimensione umana che prima mancava, dato che mi relazionavo principalmente con i monitor, fatti salvi gli occasionali comitati di investimento o i team meeting.
Il mio tempo oggi è diviso circa a metà tra analisi e coordinamento interno con il mio team da un lato e gestione dei clienti dall’altro.
La gestione patrimoniale, così come è intesa nel contesto italiano, è più che altro un prodotto o un servizio specifico, la cui parte più importante sono le decisioni discrezionali del gestore, nei limiti del mandato, per generare performance rispetto al proprio benchmark. In sostanza, la capacità del gestore di fare meglio del mercato.
Se invece per wealth management intendiamo un mandato a più ampio spettro, coerente con una logica di family office o di servizio relazionale a tutto tondo sul patrimonio della persona o dell’azienda, allora la parte più importante è senza dubbio la capacità di interpretare i veri obiettivi delle persone e lo stato psicologico in cui si trovano in determinati punti di snodo dei mercati. Il nostro lavoro principale è accompagnarle verso l’asset allocation ottimale per loro: quella che sono in grado di sostenere nel lungo periodo, soprattutto sul piano psicologico.
Quello che cercano da sempre: protezione e rendimento. Sembra un ossimoro, ma non lo è. Fa parte del lavoro del consulente individuare il punto della curva rischio-rendimento adatto a ciascuna persona e a ciascuna situazione. Quello che suggerisco dipende quindi da chi ho di fronte, ma in generale l’errore che vedo commettere più spesso è quello di essere troppo pessimisti sul futuro e di farsi condizionare eccessivamente dal flusso di notizie negative.
Finanziari, energia, sanità e software. Sono i comparti verso cui si è spostato il denaro uscito dalle aree più affollate del mercato, e offrono utili solidi a valutazioni ancora ragionevoli.
Resto però costruttivo anche sui semiconduttori, dove la correzione ha riportato i multipli su livelli normali: la rotazione di questi mesi è avvenuta dentro il settore. Non siamo in una bolla: nel 2000 si pagavano multipli impossibili per società senza utili, oggi si discute di quanto dureranno utili che esistono e continuano a crescere oltre le attese. L'elemento di fragilità non sono le valutazioni, ma la concentrazione: le prime dieci società americane per capitalizzazione pesano circa il 43% dell'S&P 500, il livello più alto mai registrato. Per questo oggi conta più la selettività dentro i settori che la scelta del settore in sé.
Il cliente tipo di RV Capital Partners è una persona molto informata su ciò che accade nei mercati finanziari: si tiene aggiornata, ha esperienza ed è competente. Sono clienti che cercano un partner con cui confrontarsi a un certo livello di approfondimento, non persone che si lasciano attrarre da promesse di rendimento facile o che inseguono le mode finanziarie del momento. È coerente con la nostra proposta di valore: gestione dinamica e soluzioni su misura, mettendo metodi e strumenti professionali al servizio di clienti privati e aziende.
Il profilo del nostro cliente è rimasto sostanzialmente stabile negli anni; quello che è cambiato, semmai, è il contesto attorno a noi. La consulenza indipendente in Italia è oggi molto più conosciuta di cinque anni fa: chi ci contatta arriva sapendo già che cos’è un consulente indipendente e come viene remunerato. Cinque anni fa quella conversazione andava fatta quasi da zero.
Assolutamente sì. Il tema si è aperto nel 2022 ed è il paradigma di mercato in cui ci troviamo tuttora: un mondo in de-globalizzazione, in cui l’inflazione è tornata a essere una variabile viva e in cui si è chiuso il ciclo quarantennale di discesa dei tassi. Non significa che i tassi debbano salire in linea retta, le banche centrali si muovono per fasi e in questo momento la BCE è in una posizione di attesa, ma che il vento strutturale alle spalle delle attività a lunga duration, quello che ha accompagnato l’intera vita finanziaria dei nostri genitori, non c’è più.
Un segnale da tenere d’occhio in questo senso è il rendimento del trentennale americano, tornato sui livelli più alti dal 2007. Per chi investe oggi cambia tutto: la costruzione del portafoglio, il ruolo della componente obbligazionaria, il modo stesso di pensare alla diversificazione.
Credo molto nel fatto che per performare ad alto livello e nel lungo periodo, che è poi ciò che conta, chi lavora sui mercati debba avere equilibrio e uno stile di vita sano. Pratico sport quotidianamente: mi serve a scaricare le tensioni dei mercati e mi offre un contesto diverso in cui pensare e riflettere. Per il resto gioco a poker, che considero un ottimo allenamento mentale: ti ricorda continuamente che una buona decisione può produrre un cattivo risultato nel breve periodo, e viceversa. È esattamente ciò che accade sui mercati. E poi passo molto tempo in famiglia.