
2 LUG, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Luca Evangelisti è Investment Manager e Head of Credit Research all’interno del team Fixed Income di Jupiter AM. Prima di entrare in Jupiter, ha lavorato presso Moody’s Investors Service come associate credit analyst. In precedenza, ha lavorato in Goldman Sachs come financial analyst nel team dedicato all’Europa meridionale. Ha iniziato la sua carriera negli investimenti nel 2008. Luca ha una laurea in business management presso l’università Luiss Guido Carli di Roma.
Ho iniziato la mia carriera nel 2007 con uno stage estivo presso Goldman Sachs a Londra. Era prima dell’ultimo anno della laurea specialistica in Italia e, durante quei tre mesi intensi, sono riuscito a ottenere un’offerta per una posizione da analista a tempo pieno, con inizio previsto dopo la laurea l’anno successivo.
A dire il vero, quando ero all’università non avevo pianificato di lavorare in una banca d’investimento, e non avevo mai preso in considerazione l’idea di lavorare nel buy-side. Prima dell’università ero già molto interessato all’economia e leggevo con entusiasmo giornali finanziari e letteratura economica. Tuttavia, la mia vera passione era la musica – in particolare il pianoforte classico. A 17 anni già suonavo in concerti pubblici come membro di una scuola di musica a Roma e insegnavo anche a studenti più giovani. Quando ho iniziato l’università alla Luiss Guido Carli, però, ho dovuto fare una scelta e ho deciso di abbandonare la preparazione agli esami del Conservatorio per concentrarmi completamente sugli studi di economia e management.
Durante il mio percorso alla Luiss mi sono molto appassionato al mondo della consulenza strategica, che era inizialmente la mia prima scelta professionale. Ironia della sorte, è stato proprio durante un evento organizzato da McKinsey, a cui ero stato selezionato per partecipare come potenziale candidato, che ho conosciuto meglio Goldman Sachs e il mondo della finanza. Un dirigente senior dell’azienda fu invitato come relatore e ricordo che mi colpì moltissimo, fu di grande ispirazione. Questo incontro inaspettato accese in me un forte interesse verso un mondo che forse fino a quel momento avevo trascurato.
Col senno di poi, lasciare la musica per intraprendere una carriera potenzialmente “noiosa” in finanza può sembrare una scelta dettata dalla ragione più che dal cuore, ma credo sia stata quella giusta. La mia passione per gli investimenti e per l’analisi delle aziende è cresciuta nel tempo e oggi apprezzo molto il mio lavoro, con tutte le sfide quotidiane che comporta… e quando posso, nel tempo libero, suono ancora il pianoforte!
La mia giornata tipo inizia con la lettura di tutte le notizie uscite durante la notte, sia a livello macroeconomico che specifiche sulle aziende. È molto importante comprendere eventuali sviluppi che coinvolgono le società in cui investiamo, ma anche analizzare i cambiamenti delle variabili macroeconomiche su cui si basano le nostre decisioni d’investimento.
Successivamente, analizzo il mercato primario e le valutazioni obbligazionarie sul secondario con l’obiettivo di individuare movimenti di valore relativo tra i titoli per creare valore per il mio fondo. Questo è particolarmente interessante perché mi occupo principalmente di credito finanziario (banche e assicurazioni), un settore che presenta strutture di capitale molto più articolate rispetto ad aziende non finanziarie, con obbligazioni di diversa seniority e caratteristiche. Questa complessità offre interessanti opportunità di generazione di alpha, che è in definitiva il fulcro del mio lavoro.
Una parte gratificante della mia giornata consiste anche negli incontri con i clienti, sia per raccogliere nuovi capitali che per dialogare con gli investitori già presenti. Questo riporta un elemento umano fondamentale all’interno del lavoro, fatto altrimenti di schermi Bloomberg, chat con trader e fogli Excel. Parlare direttamente con i clienti è molto importante per alimentare la motivazione, soprattutto quando sono soddisfatti, ma anche nei momenti più difficili, perché aiuta a puntare più in alto.
Infine, essendo responsabile del team di analisi del credito di Jupiter, una parte della mia giornata è anche dedicata ad attività di gestione interna come la selezione di nuovi analisti o il mentoring, che trovo molto appagante.
La parte più importante del mio processo d’investimento è comprendere a pieno i fondamentali delle aziende in cui investo. La valutazione è ovviamente importante, ma soprattutto nel reddito fisso, se si è investitori di lungo termine, è necessario avere basi solide sui fondamentali. Per generare rendimento nel lungo periodo, è essenziale comprendere i driver del business e valutarne la capacità di rimanere operativo anche in scenari di stress esterno.
Credo che la chiave per gestire con successo un fondo obbligazionario sia evitare i default, come sottolinea la famosa citazione di Howard Marks: “Se evitiamo i perdenti, i vincenti si prenderanno cura di sé stessi.” Un esempio concreto è stato durante la crisi di Credit Suisse, che ha rappresentato un momento chiave di differenziazione dei nostri fondi rispetto a quelli della concorrenza.
Un altro principio fondamentale per me è che investire dovrebbe essere considerato l’opposto del gioco d’azzardo. Gestire i soldi degli altri è una responsabilità enorme, e per questo do molta importanza all’analisi dei bilanci e agli incontri con il management per capire la strategia aziendale, piuttosto che inseguire il momentum sperando in un guadagno a breve termine. In altre parole, l’“intuizione” è spesso sopravvalutata e, a mio avviso, può essere fonte di problemi per quei gestori che vi si affidano troppo.
La mia filosofia d’investimento è costruire un fondo che possa performare anche in contesti di mercato volatili, lasciando sempre un certo margine per aggiungere posizioni qualora le valutazioni diventino più interessanti. Come detto, evitare i perdenti è fondamentale, ma nella gestione di un fondo long-only i modi per coprirsi dalle perdite quando il mercato nel suo complesso è negativo sono comunque limitati.
L’attuale contesto è particolarmente complesso, soprattutto dopo la rielezione di Trump, poiché le valutazioni, sia azionarie che obbligazionarie, sono fortemente influenzate da titoli di giornale e notizie imprevedibili, spesso scollegate dai fondamentali. Il nostro posizionamento cerca di tagliare il rumore e si basa su una componente core di banche che riteniamo in grado di sopportare shock importanti, simili a quelli vissuti durante la crisi finanziaria globale. Per noi, quindi, la volatilità è un’opportunità per aumentare l’esposizione su nomi in cui abbiamo forte convinzione, ma a prezzi più convenienti.
Considerando il settore relativamente specifico su cui si concentra il mio fondo (cioè le istituzioni finanziarie), costruisco l’allocazione prestando molta attenzione all’esposizione geografica e cercando un mix tra banche e assicurazioni. Evito, ad esempio, di concentrarmi troppo su banche attive nella stessa regione e che servono la stessa tipologia di clientela. Trovo particolarmente interessanti istituzioni come le building societies nel Regno Unito, che – a differenza delle società quotate – non possono distribuire dividendi agli azionisti. Questo è un vantaggio per un investitore obbligazionario, perché consente una crescita più robusta del capitale, grazie alla capitalizzazione degli utili, e riduce gli incentivi alla presa di rischio eccessiva da parte del management.
Non investirei mai in un’azienda che dipende esclusivamente da uno specifico contesto economico, sperando che tale contesto duri per sempre. Non succede mai. La fiducia nel management aziendale è altrettanto cruciale, perché va oltre i numeri riportati nei bilanci e rappresenta il vero motore del successo strategico. Evito le aziende con strategie poco convincenti o team di gestione inesperti, anche se le valutazioni delle obbligazioni possono sembrare interessanti. In altre parole, è vero che tutto ha un prezzo, ma se un’azienda fallisce, quel prezzo si rivelerà sempre troppo alto.
La pandemia di Covid è stato il mio “battesimo del fuoco” come gestore di fondi, avendo iniziato a gestire il fondo Financial Contingent Capital esattamente cinque anni fa. Tuttavia, ho iniziato la mia carriera durante la crisi finanziaria globale, e l’ambiente di allora era ben più complesso di qualsiasi cosa io abbia affrontato successivamente.
Quando ho iniziato a gestire il fondo Jupiter Financials Capital nell’estate 2020, c’era un’enorme incertezza sul rischio default in quasi tutti i settori. Inoltre, non vi era consenso sul fatto che il supporto fornito dai governi sarebbe stato sufficiente ad evitare un crollo generalizzato delle valutazioni degli strumenti finanziari.
Essendo un gestore focalizzato sul settore finanziario e avendo analizzato banche per tutta la mia carriera, sapevo bene che stavolta gli istituti erano in una posizione strutturalmente molto diversa rispetto al 2008/2009. Stavolta, invece di essere la “causa” dei problemi, le banche potevano rappresentare la “soluzione”, cioè lo strumento tramite il quale i governi supportavano l’economia. Per questo motivo adottai una visione relativamente positiva, senza ridurre il rischio del fondo, ma anzi aumentando l’esposizione verso le obbligazioni più subordinate emesse dalle banche più solide.
Un consiglio che darei è quello di mettere sempre in discussione le proprie ipotesi. Gestire un fondo o analizzare aziende non è una scienza esatta, è in realtà qualcosa di relativamente semplice, ma richiede una buona combinazione di competenze analitiche e giudizio. Credo che per avere successo come investitore sia fondamentale sfidare continuamente le proprie convinzioni, essere aperti a scenari alternativi e avere l’umiltà di riconoscere i propri errori.
In questo settore ci sono molte persone intelligenti che possono sembrare più brillanti e sicure di te, ma la bellezza dell’asset management è che l’“intelligenza” qui è quantificabile – e di solito si riassume in un numero. È un settore guidato dai risultati. Le performance di un fondo tagliano tutto il rumore fatto di marketing, presentazioni accattivanti, grafici e tabelle: rappresentano in modo chiaro il valore aggiunto di un gestore. Ad esempio, si può gestire un fondo relativamente piccolo con un team ristretto e comunque ottenere performance superiori rispetto a grandi fondi gestiti da nomi noti. Questo è raro in altri settori, dove spesso si è solo un “ingranaggio” senza reale impatto sul risultato finale.
D’altro canto, ciò comporta anche maggiori responsabilità e, potenzialmente, più stress. Quindi un altro consiglio che darei è: intraprendete questa carriera solo se siete in grado di gestire le emozioni e lo stress – altrimenti potrebbe diventare insostenibile.
Mi piace passare il tempo con i miei due figli piccoli e mia moglie. Tuttavia, quando ho un po’ di tempo libero, mi dedico a sport come il golf e la vela (soprattutto in primavera ed estate), e allo snowboard (in inverno), che pratico da quasi tutta la vita. Anche se non sono un golfista particolarmente dotato (ho un handicap di 18), mi applico molto a snowboard e vela. Tutte queste attività sono importanti per mantenere un equilibrio nella mia vita, soprattutto dopo periodi di forte stress lavorativo.
E ovviamente, continuo a suonare il pianoforte ogni tanto – sto cercando di trasmettere questa passione anche a mio figlio maggiore… anche se per ora sembra molto più interessato al calcio!