
20 MAG, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Siciliano d’origine e milanese d’adozione, Luigi Di Martino dopo la laurea in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari presso l’Università Bocconi è entrato in quello che a breve sarebbe diventato il Gruppo UBI Banca, rimanendoci per circa un ventennio. Nel corso di quegli anni si è inizialmente occupato di Market Risk Management, per poi passare alla gestione di portafoglio all’interno del desk proprietario di Equity e Alternative Investments e, successivamente, alla ricerca sui mercati finanziari nell’ambito dell’Ufficio Studi. Nel 2017 l’approdo alla selezione di fondi tradizionali, con il coordinamento del team di asset selectors. In seguito all’acquisizione di UBI Banca da parte del Gruppo Intesa, dal 2021 fa parte dell’Area Investimenti di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, accentrando le attività di fund selection sugli oicr esterni per i Prodotti Multi-ramo, a supporto anche delle Gestioni Separate.
Conclusi gli studi universitari, lo sbocco naturale è stato il settore bancario, iniziando la mia carriera a fine 2001 nell’allora Banca Popolare Commercio e Industria, come junior market risk manager, ruolo che per me ha rappresentato una porta d’ingresso privilegiata al mondo finanziario. Nel 2003 il passaggio in Area Finanza al portafoglio di Proprietary Trading, dove ho mosso i primi passi nella gestione di portafoglio (equity nella fattispecie) e nell’analisi dei fondi, contribuendo allo sviluppo del portafoglio di Alternative Investments.
Dopo la crisi del 2008, sempre all’interno di quello che nel frattempo era diventato il Gruppo UBI Banca, il trasferimento all’Ufficio Studi per implementare la ricerca macro e micro economica a supporto della rete e dell’alta direzione. Nel 2017 l’approdo al Wealth Management e, post-acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo, l’arrivo nel 2021 in Intesa Sanpaolo Assicurazioni, all’interno dell’Area Investimenti, dove come fund selector expert attualmente accentro le attività di selezione oicr esterni legate al Ramo III, collaborando anche allo screening fondi per i portafogli di Ramo I. In quasi un quarto di secolo, la mia carriera mi ha portato a ricoprire ruoli differenti ed approfondire contenuti apparentemente diversi, ma legati da un comune denominatore: i mercati e gli strumenti finanziari.
Indubbiamente la personale attitudine per un approccio analitico alle cose trova ampia soddisfazione nel mio lavoro, dove la valutazione dei dettagli e l’interpretazione delle caratteristiche peculiari sono propedeutiche a selezioni ottimali. Detto questo, la dinamicità del processo di fund selection in generale è per me un fattore attrattivo, in quanto ti spinge a restare costantemente aggiornato per poter valutare nuovi trend e strumenti che si affacciano sul mercato, traducendo il tutto in un’attività di costante approfondimento e ricerca.
Non da ultimo, l’aspetto relazionale: avere a che fare in modo continuativo con i principali operatori del mercato finanziario, rappresentati da asset manager e gestori di portafoglio, è gratificante per chi ama il confronto ed è capace di cogliere da questo opportunità di crescita professionale e personale.
Il nostro processo di fund selection parte da una classica metodologia quantitativa incentrata sui principali indicatori di rischio-rendimento, a ciascuno dei quali vengono assegnati dei pesi in virtù anche della tipologia di asset class e delle caratteristiche dei sottostanti. Tale modello si basa su un preventivo lavoro di analisi per l’individuazione di peer group coerenti per obiettivi e focus d’investimento, al fine di ottenere delle metriche sintetiche di scoring e ranking.
L’approccio quantitativo, d’altra parte, rappresenta uno strumento di screening iniziale ed è utile in fase di successivo monitoraggio, ma non può prescindere dall’affiancamento di una dovuta analisi qualitativa. Quest’ultima ha un peso preponderante sulla scelta finale in quanto rappresenta la “sensibilità” del fund selector, che in base alla sua esperienza e conoscenza riesce ad andare oltre i numeri di performance e volatilità, per aggiungere un quid valutativo che può confermare come sovrascrivere le mere evidenze quantitative.
Ovviamente tale processo non può prescindere da un confronto continuo con le Fund House e i singoli gestori, fatto di meeting e incontri, nell’ottica di raccogliere e monitorare quanti più elementi informativi possibili. Nello stesso ambito abbiamo sviluppato anche un processo di assessment per le caratteristiche ESG il quale, partendo da un questionario proprietario, mira a valutare la consistenza degli aspetti legati alla sostenibilità, a livello sia societario sia di singola strategia/portafoglio. In sintesi, la due diligence qualitativa ci consente di valutare se il gestore ha un vantaggio competitivo sostenibile che gli permetterà di performare bene anche in scenari di mercato difficili, indipendentemente dalla eventuali performance positive realizzate in passato.
All’interno della struttura Investimenti Ramo III e VI di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, il team coinvolto nelle attività di fund selection è composto da 6 persone. Ognuno di noi, per la sua parte di competenza, si occupa di implementare le analisi su asset manager e singole strategie, basandosi sulle metodologie quanti/qualitative proprietarie, con il costante monitoraggio non solo delle selezioni già effettuate, ma anche delle nuove opportunità presenti sul mercato.
Dall’altro canto un elemento imprescindibile per il ruolo del fund selector è il consolidamento e la gestione delle relazioni con le diverse società di gestione. In questo senso abbiamo fatto la scelta di ripartirci una serie di fund house da seguire in modo più focalizzato, partendo da quelle rappresentate nelle nostre buy-list. Tale approccio, rispetto ad alternative di suddivisione per asset class, ci permette di avere un maggiore presidio sulle singole società di gestione e la loro gamma di offerta, nonché di gestire i rapporti di collaborazione in modo più organico. Ovviamente, qualsiasi valutazione e informazione è oggetto di condivisione e confronto con l’intero team, anche tramite meeting dedicati, nel rispetto di un’ottica di team working.
Per organizzare la mole di dati utili all’attività di fund selection non si può prescindere dall’avere un database opportunamente organizzato. Nello specifico, a livello proprietario abbiamo implementato un “monitor” in cui vengono imputate tutte le informazioni di anagrafica e finanziarie relative all’universo di oicr di riferimento, che comprende sia gli strumenti presenti a vario titolo nei diversi wrapper assicurativi del Gruppo Intesa Sanpaolo, sia quelli presenti sul mercato che soddisfano i criteri minimi richiesti per un’eventuale selezione. Tutte le informazioni sono organizzate suddividendo gli oicr in gruppi coerenti per asset class e rappresentano la base dati per l’alimentazione dei nostri modelli di scoring/ranking.
D’altro canto, l’organizzazione delle informazioni non è sufficiente se limitata ad una fotografia del momento; il vero valore aggiunto sta nella capacità di storicizzazione che permette di analizzare la dinamicità di comportamento di una strategia nel tempo e in diversi contesti di mercato. Questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo cristallizzando i risultati dei nostri modelli quantitativi una volta al mese, col fine di creare degli indicatori sintetici di persistenza delle performance e di posizionamento all’interno del peer group, a supporto del monitoraggio delle posizioni e delle scelte future di selezioni o switch. Sul fronte della due diligence qualitativa, tutta l’informazione a corredo degli assessment è organizzata in appositi archivi digitali che vengono sistematicamente aggiornati in funzione di nuovi elementi disponibili. Stante quanto detto, il nostro prossimo obiettivo è tuttavia implementare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione di tali volumi di dati, in modo da rendere più funzionale e ottimizzata non solo la gestione ma altresì la fruibilità delle informazioni.
Come detto, mentre i dati quantitativi rappresentano una utile base di partenza, l'analisi qualitativa mira a valutare se il gestore ha le competenze per generare rendimenti in futuro. Da questo punto di vista, le informazioni più importanti risultano quelle legate alla chiarezza, la coerenza e la riproducibilità del processo di investimento. È cruciale capire come il gestore prende le decisioni e quanto il processo nel quale opera sia disciplinato, ripetibile e chiaramente definito; ciò facilita altresì la successiva attività di monitoraggio.
Al contempo non si può prescindere da valutazioni legate al team di gestione stesso, con riferimento alla sua stabilità, esperienza e credibilità sul mercato, identificando altresì le capacità dei singoli: per quanto ci riguarda, ad esempio, avere gestori che siano anche analisti rappresenta un plus. Il corretto assessment permette inoltre di verificare se nel corso del tempo il gestore rispetta effettivamente la strategia dichiarata, in coerenza alla value proposition per il quale è stato selezionato. Ragionando “on top”, le valutazioni qualitative devono riguardare anche la Società di Gestione, relativamente alla reputazione, la stabilità finanziaria e le risorse dedicate al supporto delle singole strategie. Nella stessa ottica, la consapevolezza di un solido processo di risk management aiuta a capire come il gestore limita le perdite, gestisce la liquidità e monitora i rischi.
Nel nostro caso, inoltre, ricopre un ruolo importante la due diligence sulla policy ESG che ci aiuta a determinare la corrispondenza con quanto implementato nello specifico portafoglio, per garantire una coerenza di approccio con le nostre linee guida interne. Infine, elementi più soggettivi sono quelli legati al rapporto di collaborazione, in termini di puntualità ed esaustività dei riscontri, competenza, trasparenza e supporto sia nel monitoraggio delle posizioni sia nell’esplorazione di nuove opportunità d’investimento.
Il ruolo del fund selector sta cambiando rapidamente, e le sfide che si devono affrontare sono molteplici. Non basta più conoscere i singoli prodotti, ma serve un mix molto più ampio di competenze tecniche, analitiche e strategiche. Il processo di selezione è sempre più data driven, per cui bisogna saper interagire con i dati, non solo leggerli, e capire da dove essi provengono, al fine di interpretarne al meglio la bontà ed utilità.
D’altro canto, i mercati sono ormai guidati da mega-trend strutturali, rendendo difficile per i gestori differenziarsi quando le performance sono concentrate in pochissimi nomi dominanti e ciò rende più complicato distinguere chi davvero sta generando alpha. Non solo: rispetto all’offerta tradizionale di fondi attivi, l’universo investibile si è ampliato a dismisura (ETF avanzati, fondi tematici, private markets, strumenti sostenibili, ecc..) e la conoscenza approfondita dei nuovi strumenti risulta imprescindibile per la costruzione ottimale di portafogli che soddisfino le esigenze dei clienti e confermino le loro aspettative con soluzioni resilienti nel tempo. L’effetto finale è paradossale, in quanto l'eccesso di opzioni disponibili sul mercato rende l'analisi comparativa più ardua e time-consuming.
Infine, alcune sfide giungono dall’esterno: il contesto nel quale si svolge l’attività di fund selection è, infatti, sempre più regolamentato e l’evoluzione del framework normativo ha un impatto non solo su chi gestisce i fondi, ma anche su chi li seleziona, il quale deve garantire coerenza dal punto di vista regolatorio.
Sono papà da circa due anni e quando non lavoro dedico quanto più tempo possibile al mio bambino, non trascurando alcune passioni che mi aiutano a conciliare l’equilibrio tra casa e lavoro. In questo senso, il richiamo del mare è sempre forte e appena possibile rispondo organizzando uscite in barca o immersioni. Per il resto, viaggi e gite fuori porta mi aiutano a staccare la spina.