
5 MAR, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Mario Baronci entra in Fidelity nel 2023 in qualità di Portfolio Manager nel Team Multi Asset. Prima di unirsi al team di Fidelity ha ricoperto il ruolo di Responsabile del Team Multi Asset, della selezione dei gestori terze parti per la piattaforma Multi-Manager e del Comitato ESG, presso Quaestio Capital. In precedenza, Baronci ha ricoperto ruoli di diversa natura presso il Gruppo Sella - gestione prodotti assicurativi di ramo I, III e V, prodotti di Tesoreria, prodotti strutturati, selezione dei gestori terzi e gestione di Fondi e Fondi di Fondi -, presso i desk di market making e proprietary trading di portafogli di derivati per Manufacturers Hanover Trust, Chemical Bank, e presso Imi Banque Luxembourg e Banca IMI.
Mario Baronci ha conseguito una laurea con lode presso l’Università Bocconi di Milano, un MSc in Risk & Investment Management presso Edhec Business School ed è CAIA charterholder.
Avrei voluto studiare Lettere Classiche, ma non mi vedevo ad insegnare così ho virato su Economia. Dopo due mesi volevo scappare: a Matematica la µ la pronunciavano “miù” e soprattutto mi trovavo più a mio agio con i voli pindarici che con gli schemi rigidi (leggi le famigerate equazioni di Economia Aziendale).
Poi d’un tratto è sbocciato l’amore con l’Economia Politica: trovavo Macro simile per molti versi alla filosofia. Sconsigliato dalla gran parte dei colleghi studenti “perché non avrei trovato lavoro” all’inizio del secondo anno prendo coraggio e vado a parlare con Monti in persona, non ancora Magnifico. Mi squadra, sorride beffardo e mi congeda subito: tanto mi bastava. Verso la fine il secondo colpo di fulmine: mi affascinava la possibilità di creare dal nulla in tempo zero dei cash flow arzigogolati usando i derivati, con un semplice tratto di penna su un foglio bianco, come col Lego. Nel 1989 c’erano ancora tre cose: il Muro di Berlino, la Lira e la possibilità di scegliere dove andare a lavorare da subito con contratto indeterminato. Ho quindi scelto una banca internazionale che mi desse la possibilità di studiare/utilizzare i derivati: Manufactures Hanover Trust Banking Corporation, Manny Hanny per i più intimi.
Inserito in un team internazionale con parecchi dei membri basati in Asia, responsabile compreso, la mattina è dedicata a fitte discussioni/sessioni interne mentre il pomeriggio è dedicato alla lettura di papers, al Mercato ed agli incontri con gli investitori: la varietà degli impegni e la passione per quello che faccio confermano la tesi di Sant’Agostino: esiste solo il Presente (e passa così in fretta…)
Ho sviluppato un processo molto personale, affinato nel corso degli anni, che si sostanzia in un processo duale. Quando si compra un’attività finanziaria, qualunque essa sia, si altera il portafoglio esistente in due modi: si modifica sia il rendimento atteso che il rischio atteso. In analogia con la Matematica, che insegna che in presenza di due incognite necessitano due equazioni per risolvere il sistema, il gestore ha bisogno di due componenti diverse di portafoglio per raggiungere i due obiettivi prefissi di rischio e rendimento. In termini di Politica Economica non è altro che la Legge di Tinbergen: tanti sono gli obiettivi quanti devono essere gli strumenti per perseguirli.
Fin qui è semplice logica, ma l’aspetto duale entra in gioco anche per via della Finanza/Economia Comportamentale: in generale l’investitore ha degli obiettivi di rendimento inconciliabili con le proprie attese di perdita massima. È come se il gestore dovesse idealmente predisporre, dati gli asset di investimento, due allocazioni diverse: una per i tempi bui ed una, differente solo per la diversa allocazione dei pesi, per i periodi Risk On. Passare dall’una all’altra allocazione ottimale equivale a comprare rischio quando il mercato sale e vendere rischio quando il mercato scende: per chi fosse avvezzo alla teoria delle opzioni questo equivale a “creare convessità” nel portafoglio.
Convessità tramite l’utilizzo di opzioni e mondo duale sono le due caratteristiche che contraddistinguono il mio particolare processo di investimento.
La stagione appena conclusa prevedeva la dominanza della Politica Monetaria ed il prevalere della gestione passiva: la sua cifra era la scarsa rilevanza del Tempo, dato che per circa 25 anni a carenze strutturali della Domanda si rispondeva in modo Pavloviano con manovre monetarie.
“Tempo presente e tempo passato sono entrambi presenti nel tempo futuro ed il tempo futuro è contenuto nel tempo passato” esordisce Eliot nei Quattro Quartetti. Questo era il mondo dell’Ottimizzazione: si guardava indietro per costruire il migliore portafoglio per il domani. Con l’avvento della predominanza della Politica Fiscale è cambiato tutto: scenario, correlazioni e instabilità o imperscrutabilità del futuro. Ottimizzare mi pare pericoloso: meglio predisporre il portafoglio “per strati” in modo tale da avere una allocazione flessibile per poter affrontare scenari futuri, anche antitetici, che si dovessero velocemente avvicendare. In termini artistici più Arcimboldo che la prospettiva del Perugino.
Per prassi e per scelta non parlo mai di singole società ma per non eludere la domanda rispondo così: non investo mai in qualcosa che non so prezzare. Due esempi. Ai tempi mi presentarono la strategia di Madoff: dopo 10 anni di market making e proprietary trading sulle opzioni ho capito all’istante che quello che mi stavano raccontando (una strategia di continui risk reversal sul mercato azionario) non poteva vantare quell’andamento. Il caveat, la postilla, che misi in calce al mio report negativo sull’investimento proposto fu che non riuscivo a capire come si ottenessero quelle performance, non già che non si potessero ottenere… ma questo fu sufficiente.
Il secondo esempio fu lo scempio del Credito Strutturato nel 2008. Non è che avessi capito che le Copule Gaussiane o il teorema di Sklar fossero stati utilizzati impropriamente: semplicemente non mi spiegavo, col buon senso, l’entità dell’extrarendimento di un credito strutturato rispetto al credito tradizionale (funded vs unfunded, lo possiamo vedere anche così) a parità di rating. Ex post ho capito che tale extrarendimento non è altro che la contropartita di una potenziale più veloce migrazione dei rating in caso di Risk Off. Ora che so cosa può succedere vi posso investire, come ho fatto all’inizio di quest’anno: è tutta questione di trade off fra rischio e rendimento, come sempre. Ma l’importante è sempre “saper prezzare” il rischio.
Per una serie di vicissitudini (…) ad un certo punto mi sono trovato a gestire soltanto un fondo con masse pari a 3 milioni: quale sfida più stimolante? Insieme alla mia valentissima collega l’abbiamo portato prima a 40 e poi, lei da sola, a 60 milioni attraverso una strategia che, in nuce, era già quella sopra delineata. Anche se quel fondo non esiste più sono soddisfazioni…
Se ti ritrovi nella massima del frammento 18 di Eraclito “chi non se lo aspetta non troverà l’inaspettato” è il mestiere che fa per te: sempre pronto a qualcosa di nuovo, sempre in dubbio sulle proprie convinzioni ed a fine serata conta solo il numerino della performance: no cheap talks!
Guardare il Milan ma solo quando vince, bere un ottimo Blanc de Noirs bello strutturato e la nera numero 8, ma anche la 25, quando vado a sciare a Zermatt.