
22 MAG, 2024
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Massimo Ricatti è un Portfolio Manager del team Multimanager di BCC Risparmio&Previdenza, società di gestione del risparmio del Gruppo BCC ICCREA, principale gruppo bancario cooperativo in Italia. La sua attività è incentrata sulla Fund Selection e Gestione di Portafogli, declinata sui Fondi di Fondi della casa e sull’Advisory per la rete di consulenza delle banche di credito cooperativo appartenenti al gruppo. Lavora in BCC Risparmio&Previdenza dal gennaio 2017, dopo una breve esperienza nella divisione Corporate&Investment Banking di Unicredit. Laureato presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove ha conseguito la laurea triennale in Banking e la laurea magistrale in Finance nel 2016.
La mia carriera nel settore finanziario ha avuto inizio nel 2016, subito dopo il conseguimento della laurea in Economia e Finanza presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca.
Questo importante traguardo accademico ha rappresentato l'avvio di un percorso professionale che si è concretizzato con un'esperienza formativa nell'ambito del Corporate Banking di Unicredit.
Tuttavia, è stato grazie all'opportunità offertami da BCC Risparmio&Previdenza che ho potuto immergermi appieno nel mondo dell'Asset Management, un ambito che fin dai tempi universitari ha esercitato un forte richiamo su di me, particolarmente grazie alla passione trasmessami dal professore che curava il corso di Asset Management.
Ciò che trovo estremamente stimolante nel contesto del mio lavoro è la varietà delle attività che affrontiamo quotidianamente. Nei primi anni della mia carriera, ho avuto il privilegio di acquisire una visione completa dei molteplici ruoli e dei potenziali percorsi professionali che il settore finanziario offre.
Tra queste attività, la Fund Selection riveste un ruolo cruciale, poiché influisce direttamente su diverse linee di business.
Una parte importante del mio lavoro è anche quella legata al confronto con i colleghi della nostra rete di consulenza, perché grazie al contatto frequente con chi colloca i prodotti che gestiamo o su cui facciamo advisory, riusciamo a capirne a pieno le esigenze.
Partecipare a conferenze ed eventi di settore è fondamentale, perché oltre ad essere un modo per accrescere le proprie conoscenze e arricchire il nostro bagaglio professionale tramite lo scambio di opinioni e idee, permette di fare la conoscenza di colleghi con cui condividere anche momenti al di fuori dell’attività lavorativa.
Il nostro processo di selezione dei fondi si articola in due fasi distintive, quantitativa e qualitativa, al fine di ottenere una valutazione completa delle strategie analizzate.
L'obiettivo principale è delineare una buylist diversificata, capace di soddisfare le esigenze di una vasta gamma di investitori e di adattarsi efficacemente ai differenti contesti di mercato.
Ci saranno dunque strategie più ad alta convinzione e con tilt stilistici più marcati, prevalentemente utilizzate nei portafogli gestiti, ed altre invece più diversificate, utilizzate per i portafogli modello dell’Advisory e idonee ad un orizzonte temporale di detenzione più lungo. Cerchiamo dunque, per ogni asset class, di definire una buylist che incorpori diversi stili di gestione, lasciando poi ad ogni portfolio manager la decisione su quale strumento può essere maggiormente indicato per il proprio portafoglio.
Negli ultimi anni, abbiamo integrato nel nostro processo di analisi una componente sostenibile, riconoscendo l'importanza crescente di criteri ambientali, sociali e di governance nella selezione degli strumenti finanziari.
Il nostro team di fund selectors si compone di un mix di professionisti esperti e giovani talenti che stanno apprendendo l’arte della Fund Selection.
La selezione fondi è un’attività core per la nostra organizzazione, in quanto coinvolge diverse linee di business, come la gestione dei portafogli e l’Advisory.
Ad ogni Fund Selector sono assegnati determinati peer group, di cui diventano responsabili per quanto concerne la selezione e il successivo monitoraggio dei fondi.
Una volta identificati, i fondi sono inseriti in buylist condivise dai team dei Fondi di Fondi e delle Gestioni Patrimoniali, che lavorano in modo sinergico sull’attività.
Nella nostra organizzazione il ruolo di fund selector è integrato con il ruolo di portfolio manager. Questo, se da una parte può costituire un fattore stimolante, in quanto permette di partecipare ad ogni fase del processo, dall’altra può portare a bias che cerchiamo di evitare tramite un processo di selezione robusto e con l’assegnazione di peer group diversi dal portafoglio di cui si è responsabili.
Per ottenere risultati ottimali è necessario avere un team composto da persone affiatate e di valore, qualità che fortunatamente sono presenti nel nostro gruppo.
Il nostro processo è strutturato in ogni sua fase, rendendo più semplice la ricerca e l’organizzazione delle informazioni necessarie per svolgere le nostre attività.
Nel corso degli anni abbiamo costruito un database proprietario attraverso il quale organizziamo le principali informazioni, sia quantitative che qualitative (es. dati anagrafici). È in questo database che ad esempio possiamo ricavare lo storico dei rating quantitativi assegnati alle varie strategie, oppure lo storico dei giudizi post-due diligence che ogni Fund Selector ha salvato nel corso del tempo.
Se il nostro database è la fonte primaria di informazioni, chiaramente è necessario integrare il tutto con le informazioni che derivano dai contatti con le società di gestione, il cui supporto è fondamentale in tutte le fasi della due diligence, e con le informazioni derivanti dall’accesso a info provider esterni.
Avere accesso ad informazioni aggiornate e ad un database proprietario ci permette di avere pieno controllo dei dati a nostra disposizione, e di svolgere meglio il nostro lavoro.
Nella fase di due diligence qualitativa cerchiamo di coprire ogni aspetto che non è catturabile da un modello quantitativo. Ci focalizziamo principalmente sul team di gestione, sul processo e sulla filosofia d’investimento, ed infine sulla gestione dei rischi, principalmente su quali sono le strategie messe in atto per gestire le posizioni critiche.
Un aspetto su cui però ritengo che sia importante focalizzarsi è la coerenza tra quello che emerge dalle presentazioni e dai confronti con i gestori, con l’andamento e il posizionamento nel tempo del fondo.
Dal punto di vista di un fund selector è fondamentale comprendere a pieno la strategia che si sta analizzando e selezionando, e solo se il processo è coerente con quanto dichiarato possiamo avere piena consapevolezza di cosa aspettarsi da un gestore.
È importante anche capire se un processo è ripetibile o meno, per comprendere se i risultati ottenuti in passato siano frutto di fortuna oppure hanno la possibilità di realizzarsi nel prossimo futuro.
Per ultimo, le sensazioni che un gestore trasmette durante un incontro o call possono fare la differenza, ma bisogna stare attenti a non cadere nel tranello di selezionare strategie esclusivamente sulla base delle abilità di public speaking del fund manager.
La principale sfida come fund selector consiste nel mantenere l'obiettività nella valutazione delle strategie d'investimento, specialmente in periodi di performance inferiore al mercato, evitando di innamorarsi di un gestore.
La parte più difficile del nostro lavoro è comprendere non solo se un processo è valido, ma anche quali sono le fasi di mercato in cui potrebbe funzionare meglio.
Qualora ci siano fondi che in alcune fasi di mercato non riescono ad apportare valore, bisogna essere pronti ad essere dinamici all’interno dei portafogli per eventualmente modificarne l’allocazione.
Un esempio pratico lo ha fornito la prima fase pandemica nel mese di marzo del 2020, in cui alcune strategie con andamento storicamente poco volatile, hanno subìto perdite consistenti legate alla mancanza di liquidità nel mercato e ai timori degli investitori causati dall’incertezza di una situazione mai verificatasi nell’era moderna.
Solo un’attenta analisi, sperabilmente ex-ante, permette di comprendere se in casi come questo il gestore avrebbe potuto evitare il verificarsi di drawdown rilevanti, oppure se l’evento esogeno non potesse essere prevedibile qualora ci fosse stata la necessità di essere investiti in una particolare asset class.
Sono un amante dello sport, in particolare del calcio e della mia squadra del cuore, il Taranto, che spero emerga dalle categorie in cui alberga da alcuni anni. A livello caratteriale, l’aver praticato karate nel corso della mia adolescenza mi ha formato in primis a livello mentale, oltre che sportivo.
Mi piace esplorare il mondo, e quando organizzo i miei viaggi investo tempo nella ricerca autonoma delle attività, dei luoghi e delle usanze dei luoghi che visito.
Amo le serie tv, e credo di aver coperto gran parte del catalogo presente sulle principali piattaforme.