
7 GIU, 2023
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Mauro Ratto vanta un’esperienza ultratrentennale nel settore finanziario e nella gestione di fondi. Prima di co-fondare Plenisfer nel 2019, è stato Head of Emerging Markets di Pioneer Investments (oggi Amundi), membro del Global Investment Committee e consigliere di Pioneer Investment Management Limited.
È stato inoltre Portfolio Manager del fondo Euro Strategic Bond e ha guidato le componenti macro overlay e valuta estera del processo di investimento.
Prima di creare il desk di Emerging Markets, è stato Head of Investment Management Europe and Asia, responsabile della gestione del portafoglio e dei team di trading di tutte le asset class.
Mauro lavora dagli uffici di Plenisfer di Londra dove vive con la sua famiglia, e oggi è il nostro Fund Manager del Mese di giugno.
Ho sempre avuto una grande passione per lo studio e mi sono laureato in economia con l’idea di intraprendere la carriera accademica. Tuttavia, mi sono presto reso conto che la sola teoria non mi bastava, volevo vederla applicata alla realtà. Ho intravisto nel settore finanziario la possibilità di farlo e così nell’89, ho iniziato il mio percorso in questo settore. E’ stata la scelta giusta perché ancora oggi questa professione mi consente di collegare l’analisi e la comprensione di diverse dinamiche allo sviluppo di idee da trasformare in opportunità di investimento.
Inizio la giornata ascoltando la radio, in particolare le notizie di BBC World Service e quelle dei notiziari italiani. Dopo aver preparato la colazione per mia figlia, la giornata si divide in incontri con i clienti e con il team con cui esaminiamo ogni mattina il portafoglio riuniti “tutti insieme allo stesso tavolo”. Questa è un tratto fondamentale dell’approccio di Plenisfer: mettiamo a fattore comune le competenze dei diversi specialisti per un’analisi macro e micro che ci consente una quotidiana verifica delle nostre idee di portafoglio. E’ poi per me fondamentale poter dedicare ogni giorno molto tempo allo studio e all’analisi dei trend macroeconomici e studiare l’evoluzione degli scenari politici e geopolitici: solo comprendendo i fenomeni in atto si può ipotizzare l’impatto che potrebbero avere su diversi settori e sulle singole società a cui guardiamo.
Abbiamo fondato Plenisfer per promuovere un nuovo e diverso approccio alla gestione attiva. Gestiamo per obiettivi di rischio e rendimento, liberi dai benchmark che, imponendo scelte di allocazione, riteniamo siano diventati un vincolo.
Noi invece vogliamo investire a livello globale selezionando singole opportunità a fronte di una profonda analisi e comprensione delle dinamiche e prospettive, sia macro che micro. Di fatto è un processo di “reverse engineering”: partiamo dagli obiettivi che ci siamo dati e ci chiediamo come possiamo raggiungerli. Ci caratterizza quindi il costante sforzo di andare oltre la tradizionale analisi fondamentale per ricollegarla alla comprensione dei potenziali di rendimento del sottostante cui guardiamo. Nel valutarle consideriamo naturalmente anche parametri ESG, su cui abbiamo però un approccio molto pragmatico. Non ragioniamo per liste di esclusione, anche se in alcuni settori non investiremo mai, ma piuttosto puntiamo ad attivare un engagement reale con la società.
Per esempio, nel caso di una oil company ci interessa capire come sta affrontando la transizione energetica, se sta investendo su questo fronte e se possa quindi contribuire al cambiamento. Abbiamo quindi una reale strategia di stewarship, in cui la governance è il punto di partenza essenziale a cui guardiamo: siamo convinti che senza una buona governance il rischio di danneggiare gli stakeholder, non solo a livello economico, ma anche a livello sociale e ambientale, cresca esponenzialmente.
Abbiamo un turnover di portafoglio piuttosto ridotto perchè le idee di investimento riflettono la nostra visione del mondo e quella che ci aspettiamo possa essere la sua evoluzione nel medio e lungo periodo. I portafogli sono stati, infatti, pensati per affrontare quella che ci aspettavamo sarebbe stata una nuova era per i mercati, dopo decenni di disinflazione e calo dei tassi oltre che globalizzazione.
Naturalmente facciamo gli aggiustamenti necessari a riflettere l’evoluzione di questo scenario e per farlo procediamo con una sorta di “data point check” che ci consente periodicamente di confermare o aggiustare progressivamente il portafoglio, senza strappi o cambiamenti radicali. Oggi, per esempio, si deve tener presente che ci sono rischi latenti di recessione e che le banche centrali hanno probabilmente raggiunto il picco del rialzo dei tassi e abbiamo quindi aggiunto nei nostri portafogli esposizioni a rischio tasso duration concentrandoci sulla parte a medio breve della curva, quindi la parte a due o tre anni.
Abbiamo inoltre aumentato la qualità del rischio di credito che si focalizza oggi prevalentemente su società di qualità sfruttandone l’intera capital structure per decidere se esporci per esempio sul fronte dell’equity o del credito senior.
Sicuramente la grande crisi finanziaria partita dai mutui subprime negli USA nel 2007 che ha generato un credit crunch globale e ha avuto effetti devastanti sui mercati finanziari e sulle economie dei paesi emergenti. Sono seguiti, non solo per i gestori, anni molto complessi in cui abbiamo dovuto rimettere in discussione molte delle nostre convinzioni e diversi prodotti trovando nuove soluzioni.
Gli direi di chiedersi perché vuole fare il gestore, quali sono le reali motivazioni e quali sono le sue attitudini. E’ un lavoro appassionante, ma anche totalizzante, che richiede grande curiosità e la capacità di sapersi mettere ogni giorno in discussione. pur restando fedeli alle proprie idee di fondo e, a volte, soffrendo con esse.
Do per scontata naturalmente, la necessità di avere totale padronanza degli strumenti del mestiere oltre che una profonda conoscenza dell’economia e dei mercati che può derivare solo dallo studio costante per il quale si deve avere grande passione. Non mi riferisco però solo a studi economici: sono convinto che per comprendere determinate realtà occorra conoscerne la cultura, la storia. La Russia è un buon esempio: la lettura di Tolstoj e Dostoevskij credo aiuti più di un manuale di finanza.
Sono un grande appassionato di musica che ascolto spaziando dal rock al jazz passando dalla classica. Anche la musica mi offre uno spaccato e una chiave per interpretare un certo periodo storico che ricollego anche con le letture di diverso genere, cui dedico molto tempo. Fa tutto parte del mio processo di analisi che mi porta a “ricollegare i puntini” tra diversi fenomeni. Ma trovo anche il tempo per fare sport, indispensabile per scaricare la tensione che, specie in questi anni complessi, non è mai poca.